Ritratti di teologi: Jean Daniélou

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Jean Guenolé Marie Daniélou nacque a Neuilly-sur-Seine il 14 maggio 1905. Egli era figlio di Charles Daniélou, un uomo politico francese che fu più volte ministro e una personalità anticlericale, e di Madeleine Clamorgan, fondatrice dell’Istituto Santa Maria e di una università gratuita femminile. Dopo gli studi presso la Facoltà di Lettere e filosofia alla Sorbona di Parigi, nel 1927 divenne professore associato di grammatica.

Due anni più tardi, nel 1929, entrò nella Compagnia di Gesù e si dedicò all’insegnamento, inizialmente in un collegio maschile a Poitiers. Proseguì gli studi di teologia a Lione, dove ebbe modo di conoscere il suo confratello gesuita Henri de Lubac con il quale instaurò un’amicizia molto solida. Fu ordinato presbitero nel 1938.

Durante la seconda guerra mondiale prestò il suo servizio presso le forze aeree e completò il dottorato in teologia nel 1942. In quello stesso anno divenne cappellano di un collegio femminile di Sèvres e fondò la prestigiosa collana ‘Sources Chrétiennes’, di testi dei Padri della Chiesa, in collaborazione con Henri de Lubac, favorendone così la riscoperta. Nel 1944 ottenne la cattedra di Storia antica del cristianesimo all’Institut catholique di Paris, del quale sarebbe successivamente diventato il decano.

Benché la sua teologia, insieme a quella di de Lubac, di Chenu, di Congar fu etichettata con la qualifica, allora negativa, di ‘Nouvelle théologie’ su ‘L’Osservatore Romano’ da Pietro Parente, e anche se l’enciclica ‘Humani generis’ di papa Pio XII non lo abbia privato della cattedra, il suo pensiero fu sempre guardato con sospetto dai custodi romani dell’ortodossia. Un suo libro del 1948, ‘Dialoghi con i marxisti, gli esistenzialisti, i protestanti, i giudei, l’induismo’, fu ritirato dal commercio.

Daniélou fu un pensatore curioso e vivace, sensibile ai molteplici stimoli della cultura moderna, desideroso di integrarne alcuni elementi nella sintesi cattolica, ma fu tutt’altro che sovversivo. A posteriori dichiarò di essersi interessato al dialogo con gli spiriti religiosi più che con l’ateismo. Egli, infatti, profondo conoscitore ed estimatore delle religioni, si impegnò a far emergere quegli elementi comuni su cui far leva per convivere meglio insieme.

Questa apertura di spirito, che lo caratterizzava, si dimostrò anche nei confronti del fratello Alain, grande studioso di induismo e di musicologia etnica, che aveva rinunciato alla patria, alla famiglia, alla fede, dichiarandosi omosessuale e partendo per l’Oriente. Jean non interruppe mai la comunicazione con il fratello; anzi, le sue scelte così diverse dalle sue costituirono per lui un pungolo. Grande professore, Jean amava discutere con gli studenti. Da cappellano universitario diede vita ad un movimento ecclesiale per studentesse, denominato ‘Circolo San Giovanni’.

In quanto storico ha elaborato una ‘Storia delle dottrine cristiane prima di Nicea’, in tre volumi, che ad oggi rimane imprescindibile per la conoscenza della teologia dei primi tre secoli. Su richiesta di papa Giovanni XXIII prese parte al Concilio Vaticano II come perito e in quella assise portò il suo profondo amore per i Padri della Chiesa, offrendo un prezioso contributo.

Per volere di papa Paolo VI fu creato cardinale. Tuttavia prima fu eletto arcivescovo titolare di Taormina l’11 aprile 1969 e consacrato vescovo in Parigi il 19 aprile dello stesso anno. Quindi fu creato cardinale nel concistoro del 28 aprile del 1969. Partecipò alla I Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi dopo il Concilio Vaticano II, celebrata in Vaticano nell’ottobre di quello stesso anno. Fu eletto membro dell’Accademia di Francia il 9 novembre 1972 e, inoltre, fu insignito della Legion d’Onore.

La sua morte, avvenuta il 20 maggio 1974, improvvisa, a causa di un infarto, fece all’epoca molto scandalo. Il gesuita trovò la morte, infatti, sulle scale della casa di Mimi Santoni, una spogliarellista di 24 anni in possesso di una cospicua somma di denaro. Circolarono molte voci tanto che si affermò che il cardinale si fosse recato lì per usufruire dei servizi della ragazza e che potesse essere un suo cliente abituale; la Santoni, durante l’interrogatorio, ha affermato invece che il prelato si trovava in casa sua per donarle una somma di denaro con cui essa avrebbe pagato l’avvocato del suo amante, allora in carcere.

Dopo lunghe indagini si scoprì che il cardinale non era nuovo ad aiutare persone bisognose di ogni classe sociale e che, nel corso della sua vita, lo aveva fatto nel silenzio e con discrezione. Riposa al cimitero di Vaugirard in una tomba della Compagnia di Gesù, vicino a suoi confratelli Michel de Certeau e ad Henri de Lubac. Jean Daniélou, oltre ad essere stato un uomo di grande cultura, è stato un sacerdote, un testimone del Vangelo, infiammato dal desiderio di insegnare agli uomini e alle donne la bellezza della vita cristiana.

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