Successo al cinema per il film ‘Come saltano i pesci’

“Mangiate i sogni come fossero caramelle, perché quello è un pacchetto magico e vi lascerà ogni volta un sapore diverso in bocca, e la voglia di mangiarne ancora. Non c’è niente che non possiate fare, se lo volete veramente. Respirate amore ogni istante della vostra vita, e ricordatevi di restituirlo, come fanno gli alberi con l’ossigeno. Perché qualcuno avrà bisogno di quel respiro per sentirsi meno solo. Siate curiosi, inventivi, annusate le nuove idee, ascoltate le opinioni degli altri eppoi mescolate le carte e fatele vostre. Non abbattetevi mai e se pensate che tutto stia andando a rotoli, fate una capriola e vedrete che il mondo alla fine gira sempre insieme a voi”.

Con questa lettera della maestra Anna ai bambini, che hanno sostenuto gli esami della quinta elementare nel 1999, e un meraviglioso scorcio di paesaggio marchigiano si chiude il film indipendente dei marchigiani Alessandro Valori e Simone Riccioni, ‘Come saltano i pesci’ (ed il libro con postfazione del vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole), che nel box office hanno riscosso successo come miglior film di incasso per copie distribuite, surclassando addirittura ‘Batman vs Superman’.

Il cast è composto da Simone Riccioni, Brenno Placido, Marianna Di Martino, Biagio Izzo per la prima volta in un ruolo drammatico, Giorgio Colangeli, Maria Amelia Monti e Maria Paola Rosini (Giulia, la sorellina di Matteo), di cui il vicepresidente dell’Anffas di Macerata, Marco Scarponi, così la descrive:

“Maria Paola si è formata anche con noi e nel momento in cui Simone mi ha chiesto di fargli conoscere una persona speciale ho pensato di presentargliela, in seguito abbiamo deciso di patrocinare il film, perché volevamo prima capire se il messaggio rientrava nella nostra filosofia e ci siamo resi conto che ha la delicatezza e il realismo di trattare la famiglia così com’è”.

Il film, patrocinato dall’Anffas di Macerata, prodotto e girato interamente nelle Marche e sostenuto da molte diocesi della regione, parla di famiglia, non in maniera convenzionale una famiglia come tante altre ma che nasconde un segreto… un film coinvolgente, emozionante e pieno di sorprese. Una storia che racconta il confronto tra generazioni e ‘scalda il cuore’, perché contemporaneamente fa ridere, fa piangere e fa riflettere: amore, famiglia, accoglienza, disabilità, perdono, fede e confronto generazionale sono questi alcuni dei temi al centro del film.

In tutto il film i personaggi vengono presentati separatamente, senza che si conoscano i loro legami, come in un puzzle che pian piano lo spettatore ricompone e che assume un senso diverso alla fine, quando è completo di tutti gli elementi. Infatti la scommessa fatta dal regista Alessandro Valori e dal protagonista e coproduttore Simone Riccioni (entrambi maceratesi) è quella di raccontare, coi toni realistici della vita, in cui si alternano naturalmente dramma e commedia, la storia di due famiglie e del segreto che custodiscono da 20 anni, all’improvviso portato alla luce da un tragico avvenimento.

Nel tour de force delle presentazioni marchigiane il regista, Alessandro Valori, ha spiegato così il film ai ragazzi delle scuole: “Il film è una sintesi in cui gli stili si mescolano, dove momenti di gioia ed ilarità si alternano a momenti drammatici e riflessivi, seguendo il ritmo naturale della vita e delle emozioni.

La camera è ‘attaccata’ ai personaggi, li osserva e li segue nel loro viaggio fisico e interiore, senza volersi sovrapporre con uno sguardo invadente, senza preconcetti e senza una tesi da dimostrare che li ingabbia. Semplicemente sono e agiscono secondo la loro coscienza e le loro convinzioni, man mano che nascono e si chiariscono nel loro animo.

Si parla di amore, di famiglia, di fede e di confronto generazionale cercando di declinare questi grandi temi con gli occhi e il sentire di chi li vive e li subisce. E infine li fa propri, vivendoli a modo suo. Il nostro intento era di umanizzarli, raccontando questi personaggi che alla fine ricostruiscono un’altra famiglia in cui si sentono amati”.

Perché un film sulla famiglia non stereotipata?
“Non mi sono mai chiesto se è giusto fare un film o no, anche se è chiaro che il cinema è un’industria quindi ci vogliono finanziamenti e distribuzione, ma poi la storia diventa l’aspetto dominante. Per me i film dovrebbero essere controcorrente, anche le commedie dovrebbero cercare di stimolare il pubblico, non di riproporgli una serie di cose già viste, ma uno spunto di riflessione all’interno di una narrativa, con all’interno una serie di personaggi in cui il pubblico può più o meno riconoscersi. Spero che il nostro offra anche uno spunto di riflessione per interrogarsi sui nostri sogni e le nostre famiglie”.

Protagonista nel ruolo di Matteo è Simone Riccioni, che ci racconta ‘come saltano i pesci’: “Al cinema i pesci saltano molto bene! A parte la battuta, il film è nato da un sogno, letteralmente, dove c’era un gruppo di 4 persone, una famiglia, che andava verso una strada, arrivava a un cancello e si fermava, io inciampavo e poi mi sono svegliato.

Ho telefonato ad Alessandro per raccontarglielo e visto che erano le 3 di notte mi ha detto di richiamarlo il giorno dopo. Questa famiglia un pò strampalata, con una bambina ‘speciale’ ha, come succede in genere nelle famiglie, degli scheletri nell’armadio, delle bugie e delle omissioni; si viene a scoprire che le famiglie non sono così perfette come appaiono, perché ci sono un po’ di problematiche, che si possono affrontare tranquillamente”.

Il fulcro centrale del film per me è la lettura durante la cerimonia funebre dell’elogio della carità di san Paolo: perché questa scelta?
“Sono convinto che bisognerebbe parlare delle cose belle, perché un sorriso riesce a riportare la serenità”.
Da dove deriva questa tua creatività?
“Sarà un dono! Ci ho provato e l’esperimento è riuscito. Agli spettatori piace il film e si è creato un forte ‘passaparola’: diciamo che è uno scambiarsi qualcosa. Qualcuno mi aiuta in qualcosa ed io li aiuto facendoli sorridere al cinema”.

Anche tu hai una storia speciale: ce la racconti?
“Sono nato da genitori missionari per conto dell’Avsi, quando in Rwanda c’era la guerra tra Hutu e Tutsi. Sono stato lì 7 anni ed è stata la più bella esperienza della vita mia; lì le mie doti erano a disposizione di tutti mentre qui ‘quel che è mio, è mio e quel che è tuo, è tuo’, non esiste un’energia comune; ma questo non significa che l’Africa sia meglio dell’Italia perché ha tantissimi lati negativi però io, vedevo tutto in positivo, con gli occhi da bambino.

Io ho sempre guardato solo gli aspetti positivi perché se noi osserviamo solo gli aspetti negativi non ci sposteremo mai di un millimetro”.

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