Il Papa ai vescovi messicani: faticare senza paura per evangelizzare e approfondire la fede

Il 12° viaggio apostolico internazionale di Papa Francesco inizia con un particolare proposito che il pontefice stesso sottolinea in un tweet: «In Messico guarderò gli occhi della Vergine Maria, la supplicherò di continuare a guardarci con misericordia». Prima di entrare nel vivo della visita pastorale, gli occhi del mondo si fermano però a Cuba, per assistere allo storico incontro tra il Patriarca di Mosca Kirill e Papa Francesco. Un abbraccio e una dichiarazione congiunta che sciolgono il gelo delle incomprensioni iniziate nel lontano 1054 con lo scisma d’Oriente e d’Occidente, sotto lo sguardo compiaciuto di Raúl Castro, Presidente di Cuba, da oggi – «se continua così», ha detto Papa Francesco – capitale dell’unità. Adesso – si potrebbe dire – la festa può iniziare! E così è, quando il Papa atterra in Messico, salutato e accolto dal calore messicano, dentro un vero e proprio bagno di folla.

Tra i primi appuntamenti del Pontefice, l’incontro con l’episcopato messicano nella maestosa cattedrale metropolitana della Città, posta al centro di una delle piazze più grandi al mondo (capace di contenere 80 mila persone), considerata il centro dell’identità nazionale messicana e chiamata popolarmente “el Zócalo”. All’ingresso della Cattedrale il Sindaco di Città del Messico consegna al Papa le chiavi della Città.

Il discorso che Papa Francesco rivolge ai vescovi messicani è, probabilmente, uno dei più lunghi dettati fino ad oggi; Egli non nasconde la specificità e l’impronta mariologica che ha voluto dare non solo al suo discorso, ma – come accennavamo prima – a tutto il suo viaggio apostolico. «Non potevo non venire! – dice – Potrebbe il Successore di Pietro, chiamato dal lontano sud latinoamericano, fare a meno di posare lo sguardo sulla Vergine “Morenita”? […] Sapendo che qui si trova il cuore segreto di ogni messicano, entro con passo delicato, come bisogna entrare nella casa e nell’anima di questo popolo, e vi sono profondamente grato di aprirmi la porta. So che guardando gli occhi della Vergine raggiungo lo sguardo della sua gente che, in Lei, ha imparato a manifestarsi. So che nessun’altra voce può parlare tanto profondamente del cuore messicano come può parlarmene la Vergine; Ella custodisce i suoi desideri più alti e le sue più recondite speranze; Ella raccoglie le sue gioie e le sue lacrime; Ella comprende i suoi numerosi idiomi e risponde loro con tenerezza di Madre perché sono i suoi figli».

Il Pontefice parla all’episcopato messicano attraverso la caratteristica devozione alla Vergine di Guadalupe, «come vorrei – dice, infatti – che fosse Lei stessa a recarvi, fino al profondo delle vostre anime di Pastori, e, per mezzo di voi, a ciascuna delle vostre Chiese particolari presenti in questo vasto Messico, tutto ciò che fluisce intensamente dal cuore del Papa». Come san Juan Diego e i figli della Guadalupana «anche il Papa da tempo nutriva il desiderio di vederla. Più ancora, vorrei io stesso essere raggiunto dal suo sguardo materno». La Vergine Morenita – precisa Francesco – «ci insegna che l’unica forza capace di conquistare il cuore degli uomini è la tenerezza di Dio. Ciò che incanta e attrae, ciò che piega e vince, ciò che apre e scioglie dalle catene non è la forza degli strumenti o la durezza della legge, bensì la debolezza onnipotente dell’amore divino, che è la forza irresistibile della sua dolcezza e la promessa irreversibile della sua misericordia».

A Guadalupe – come si ricorda nella tradizione messicana ripresa dal Pontefice – non si chiede l’abbondanza dei raccolti o la fertilità della terra, ma un grembo che possa essere abitato dagli uomini che cercano protezione. Oggi – chiede Francesco – «è stata forse dimenticata la necessità di un grembo a cui anela il cuore del popolo che vi è stato affidato?». «Perciò, vi invito a partire nuovamente da questa necessità di un grembo che promana dall’anima del vostro popolo. Il grembo della fede cristiana è capace di riconciliare il passato spesso segnato da solitudine, isolamento ed emarginazione, con il futuro continuamente relegato ad un domani che sfugge». Il presente – afferma il Pontefice –, «spesso dissolto in dispersione e festa, non è propedeutico a Dio che è l’unico e pieno presente? La familiarità con il dolore e la morte non sono forme di coraggio e vie verso la speranza? La percezione che il mondo sia sempre e solamente da redimere non è antidoto all’autosufficienza prepotente di quanti credono di poter prescindere da Dio?».

Ai Vescovi, Papa Francesco chiede la capacità di uno sguardo limpido, trasparente e luminoso. «Non abbiate paura della trasparenza. La Chiesa non ha bisogno dell’oscurità per lavorare. Vigilate affinché i vostri sguardi non si coprano con le penombre della nebbia della mondanità; non lasciatevi corrompere dal volgare materialismo né dalle illusioni seduttrici degli accordi sottobanco; non riponete la vostra fiducia nei “carri e cavalli” dei faraoni attuali, perché la nostra forza è la “colonna di fuoco” che rompe dividendole in due le acque del mare, senza fare grande rumore (cfr Es 14,24-25)». «Il mondo – sottolinea Francesco – nel quale il Signore ci chiama a svolgere la nostra missione è diventato molto complesso», domina una concezione di vita vacillante e mutevole, priva di solidità e aperte alle novità del mondo, «in cui la forza di alcuni non può più sopravvivere senza la vulnerabilità di altri». È in questo mondo – ricorda il Papa ai vescovi – che «Dio vi chiede di avere uno sguardo che sappia intercettare la domanda che grida nel cuore della vostra gente»; e ancora: «Nei vostri sguardi, il Popolo messicano ha il diritto di trovare le tracce di quelli che “hanno visto il Signore” (cfr Gv 20,25), di quelli che sono stati con Dio. Questo è l’essenziale. Non perdete, dunque, tempo ed energie nelle cose secondarie, nelle chiacchiere e negli intrighi, nei vani progetti di carriera, nei vuoti piani di egemonia, negli sterili club di interessi o di consorterie. Non lasciatevi fermare dalle mormorazioni e dalle maldicenze. Introducete i vostri sacerdoti in questa comprensione del ministero sacro. A noi ministri di Dio basta la grazia di “bere il calice del Signore”, il dono di custodire la parte della sua eredità che ci è affidata, benché siamo amministratori inesperti».

Papa Francesco chiede all’episcopato messicano uno sguardo che testimoni di aver visto Gesù, e una particolare attenzione verso i giovani, per offrire loro un grembo materno; «Che i vostri sguardi siano capaci di incrociarsi con i loro sguardi, di amarli e di cogliere ciò che essi cercano con quella forza con cui molti come loro hanno lasciato barche e reti sull’altra riva del mare (cfr Mc 1,17-18), hanno abbandonato banchi delle imposte pur di seguire il Signore della vera ricchezza (cfr Mt 9,9)». «Vi prego – precisa ancora – di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per l’intera società messicana, compresa la Chiesa». Bisogna scommettere sulle famiglie, coinvolgendo tutte le realtà educative (parrocchie, scuole, istituzioni), «solo così si potrà liberare totalmente dalle acque in cui purtroppo annegano tante vite, sia quella di chi muore come vittima, sia quella di chi davanti a Dio avrà sempre le mani macchiate di sangue, per quanto abbia il portafoglio pieno di denaro sporco e la coscienza anestetizzata». Per operare un vero cambiamento è importante imitare la libertà di Dio e la sua pazienza, «non lasciatevi prendere dalla vana ricerca di cambiare popolo, come se l’amore di Dio non avesse abbastanza forza per cambiarlo».

Il Pontefice non dimentica le popolazioni indigene e le loro affascinanti culture, e invita a custodire le origini e le antiche radici della tradizione messicana. «Il vostro passato è un pozzo di ricchezze da scavare, che può ispirare il presente e illuminare il futuro. Guai a voi se dormite sugli allori! […] Vi invito a faticare senza paura nel compito di evangelizzare e di approfondire la fede, mediante una catechesi mistagogica che sappia far tesoro della religiosità popolare della vostra gente». Papa Francesco ricorda, poi, l’importanza di saper custodire i sacerdoti e i vescovi, «non lasciateli esposti alla solitudine e all’abbandono, preda della mondanità che divora il cuore. […] Incoraggiate la comunione tra di loro; fate sì che possano perfezionare i loro doni; inseriteli nelle grandi cause perché il cuore dell’apostolo non è stato fatto per piccole cose».

Ancora una volta Papa Francesco invita a guardare e a lasciarsi guardare dalla Vergine Maria, perché la missione che ci affida la Chiesa «richiede questo sguardo che abbracci la totalità»; «La Guadalupana è cinta di una cintura che annuncia la sua fecondità. È la Vergine che porta in grembo il Figlio atteso dagli uomini. È la Madre che sta generando l’umanità del nuovo mondo nascente. È la Sposa che prefigura la maternità feconda della Chiesa di Cristo. Voi avete la missione di cingere l’intera Nazione messicana con la fecondità di Dio. Nessun pezzo di questa cinta può essere disprezzato».

Il Pontefice invita l’episcopato messicano a non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, e a non risparmiare ogni possibile sforzo per promuovere lo zelo missionario, soprattutto nei confronti di chi è bisognoso. Papa Francesco chiede anche una cura particolare per la formazione e la preparazione dei laici, «superando ogni forma di clericalismo e coinvolgendoli attivamente nella missione della Chiesa, soprattutto rendendo presente, con la testimonianza della propria vita, il vangelo di Cristo nel mondo». Infine – sottolinea il Pontefice – «vi esorto a conservare la comunione e l’unità tra di voi. La comunione è la forma vitale della Chiesa e l’unità dei suoi Pastori dà prova della sua veracità. Il Messico e la sua vasta e multiforme Chiesa hanno bisogno di Vescovi servitori e custodi dell’unità edificata sulla Parola del Signore, alimentata con il suo Corpo e guidata dal suo Spirito che è il respiro vitale della Chiesa. Non c’è bisogno di “prìncipi”, bensì di una comunità di testimoni del Signore».

Papa Francesco al termine dell’incontro – accompagnato dall’entusiasmo dei fedeli, presenti in piazza – si reca nella Basilica di Guadalupe per celebrare la Santa Messa, e concludere così questa prima giornata di festa messicana.

Foto: Centro Televisivo Vaticano

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