Il Papa, il terrorismo delle chiacchiere e l’umiliazione via per l’umiltà

La profezia dell’ obbedienza la vicinanza il prossimo, e il più prossimo è nella comunità e infine la speranza che fa sperare che nascano figli e figlie nelle congregazioni. Di questo parla Papa Francesco ai partecipanti al Giubileo della Vita Consacrata ricevuti questa mattina in udienza.

Il Pontefice ricorda che la vera obbedienza è solo quella completa di Gesù: “c’è chi vive una obbedienza forte che è donazione del cuore e questa è profezia contro il seme dell’ anarchia che semina il diavolo”. Il Figlio di Dio non è uno stato anarchico, dice il Papa e questa è la profezia, una obbedienza che sia saper chiedere allo Spirito Santo. E poi la prossimità, alla gente nella missione certo, per capire la vita della gente, e vale anche per a clausura, dice il Papa ricordando l’esempio di Santa Teresa di Lisieux. Diventare consacrati non è salire gradini nella scala sociale, e che la prima vicinanza è per gli anziani e i malati della comunità.

Francesco ribadisce un punto centrale della sua predicazione: no al terrorismo delle chiacchiere che crea distanze ed anarchia, mentre l’unico modo della correzione fraterna, il parlare diretto magari in capitolo. Se in questo anno- dice il Papa-ognuno riuscisse a non fare mai il terrorista delle chiacchiere sarebbe un successo per la Chiesa di santità grande. Infine il Papa parla della speranza, quella che sembra venir meno quando si vede il calo delle vocazioni. Ma anche qui il Papa mette in guardia dalla tentazione di ripiegare sui soldi che chiamo “sterco del diavolo” piuttosto che concentrarsi sulla preghiera. E ancora il rischio dell’esperimento della “inseminazione artificiale” accoglier facilmente senza una vera vocazione, cosa che procura grossi problemi. Concludendo ecco il grazie del Papa che ricorda una suora conosciuta in Africa e i missionari morti in giovane età per aver “bruciato” la loro vita. “Sono santi, sono semi“, a loro dobbiamo chiedere le vocazioni di cui abbiamo bisogno.

In precedenza la consueta messa mattutina a Santa Marta.

Nell’omelia Francesco spiega che “l’umiltà soltanto può arrivare a un cuore tramite le umiliazioni. Non c’è umiltà senza umiliazioni, e se tu non sei capace di portare alcune umiliazioni nella tua vita, non sei umile”. E quindi “l’unica strada per l’umiltà è l’umiliazione. Il fine di Davide, che è la santità, viene tramite l’umiliazione. Il fine della santità che Dio regala ai suoi figli, regala alla Chiesa, viene tramite l’umiliazione del suo Figlio, che si lascia insultare, che si lascia portare sulla Croce – ingiustamente … E questo Figlio di Dio che si umilia, è la strada della santità. E Davide, con il suo atteggiamento, profetizza questa umiliazione di Gesù. Chiediamo al Signore la grazia, per ognuno di noi, per tutta la Chiesa, la grazia dell’umiltà, ma anche la grazia di capire che non è possibile essere umili senza umiliazione”.

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