30 gennaio: le famiglie difendono i figli

“La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al ‘sogno’ di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità”: così ha detto papa Francesco all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale della Rota romana.

Parole chiare e precise soprattutto per i movimenti cattolici che si apprestano a scendere nel Circo Massimo, sabato 30 gennaio, in difesa dei diritti della famiglia e dei bambini. Il nodo da sciogliere del ddl Cirinnà sulle unioni civili riguarda la ‘stepchild adoption’, cioè la possibilità di adottare il figlio biologico del partner, con l’incognita, ancora non chiarita, sulla maternità surrogata.

Comunque l’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983 contempla l’adozione anche per le coppie non sposate, “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore sociale, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo”.

In questo dibattito molto chiaro è stato il presidente del Forum delle Famiglie, Gianluigi De Palo, appellandosi al senso civico dei parlamentari per non spaccare il Paese per questa legge: “Questo ddl non piace a nessuna delle nostre associazioni e a milioni di famiglie italiane. E’ scritto male, apre chiaramente alla pratica dell’utero in affitto, smentisce la Costituzione italiana riguardo il matrimonio e non tutela mai la parte più debole…

Se tantissime famiglie in rappresentanza di milioni di persone anche provenienti da molte delle nostre associazioni, decideranno di scendere in piazza il prossimo 30 gennaio, lo faranno perché sono seriamente preoccupate da quanto potrà accadere nel nostro Paese approvando questa legge. Se gruppi, associazioni e singole persone in questi mesi hanno organizzato eventi e dibattiti facendo sentire la loro voce, lo hanno fatto perché hanno a cuore la famiglia, cellula primaria della società.

Quando i bambini da beneficiari di diritti diventano un diritto per chi non riesce a farne e il matrimonio diventa un’istituzione messa in secondo piano, c’è qualcosa che non va e stiamo smentendo nei fatti la Carta costituzionale”. Infatti Cristina Nespoli, presidente dell’associazione ‘ENZO B’ ha chiarito:

“La stepchild adoption fa riferimento alla norma esistente e le proposte in campo non modificano in nulla la legge sulle adozioni. Certo sarebbe un richiamo ai tribunali, che hanno una grossa discrezionalità, nel senso che si espliciterebbe il riferimento all’accesso all’adozione in casi speciali per persone dello stesso sesso, non unite da matrimonio.

Ma da lì in poi non vedo una clamorosa innovazione e ribadisco, non si tratterebbe comunque di una opzione automatica, la richiesta di adozione di per sé non fa scattare alcun automatismo, anche in questo caso il tribunale adotterà tutte le attenzioni a tutela del bambino.

E’ già una mediazione, perché il tribunale ha gli strumenti per decidere se l’adozione è nel rispetto supremo interesse del minore. Questo è quello che a me interessa, non gli adulti”. Anche il Movimento dei Focolari segue il dibattito delle unioni civili:

“I grandi cambiamenti in atto, certamente, pongono nuove domande al Paese e richiedono una legge che regolamenti le nuove forme di convivenza, anche tra persone dello stesso sesso. Tuttavia l’attuale proposta di legge così come viene formulata non è condivisibile e andrebbe senz’altro migliorata.

In particolare in quello che appare il suo nodo critico, e cioè la definizione di unione civile che, nella sua ambiguità, evoca, di fatto, l’equiparazione con il matrimonio e la conseguente discutibile ipotesi della stepchild adoption.

Questa infatti, oltre a non proteggere i soggetti più deboli, i figli, apre la strada alla pratica dell’utero in affitto e alle adozioni da parte delle coppie omosessuali… Molti membri dei Focolari, tramite i Forum regionali e provinciali e in accordo con quanto fa il Movimento politico per l’unità, stanno contattando parlamentari di diverso schieramento e sollecitando che il loro voto sia dato secondo coscienza, affinché la legge sia il risultato di uno sforzo maggiore di ponderatezza e non prevalgano le motivazioni ideologiche o l’affermazione dei diritti individuali sul buon senso e sul bene comune…

I Focolari in Italia non ritengono di promuovere formalmente il Family Day indetto per il 30 gennaio prossimo. Considerano infatti che, in questo caso e in questo preciso momento storico, manifestare ‘contro’ non porti ai risultati sperati. Tuttavia i singoli aderenti ai Focolari, agiranno secondo le personali convinzioni e coinvolgendosi nell’agire come meglio ritengono per promuovere i valori da tutti condivisi”.

Mentre Rinnovamento nello Spirito Santo ha espresso contrarietà al testo, perché “di fatto svilisce l’istituto della famiglia naturale nella sua unicità spirituale e sociale e altera la visione antropologica secondo natura già nella negazione dei diritti del bambino…

Pertanto, il Rinnovamento nello Spirito Santo, pur non assumendo l’iniziativa sul piano organizzativo tra i soggetti che compongono il Comitato promotore, valuta necessario che ci siano uomini e donne che in virtù della propria cittadinanza attiva manifestino a Roma il 30 gennaio contro un disegno di legge ritenuto ingiusto, fuorviante rispetto alle reali richieste del Paese e dunque non condivisibile. I singoli aderenti al nostro Movimento parteciperanno secondo le proprie possibilità e si coinvolgeranno come meglio ritengono nella preparazione in atto a livello locale”.

Santino Scirè, responsabile Famiglia e vicepresidente delle Acli nazionali, punta a promuovere la famiglia: “Sul tema della famiglia, fatta di mariti e di mogli, di papà, di mamme e di figli, le Acli non sono mai state in difesa, piuttosto sono da sempre impegnate con servizi, attività, iniziative, progetti per promuoverne il protagonismo…

Le Acli non condividono la strumentalizzazione delle piazze e, rispetto al processo legislativo in atto, hanno a cuore la tutela dei soggetti più deboli. Per questo le Acli ritengono che l’ipotesi della stepchild adoption possa essere rischiosa perché può aprire la strada alla aberrante pratica dell’utero in affitto.

Tuttavia affermiamo l’importanza di riconoscere le unioni civili, anche omosessuali, sottolineando la necessità che vengano tutelati i diritti individuali fuori da ogni possibile equiparazione al matrimonio.

Pertanto, chiediamo che il Parlamento continui a concentrarsi su argomenti concreti come il fattore famiglia, la promozione di politiche di conciliazione e la definizione di misure di welfare nuove e affidabili. Questo sì che sarebbe un segnale di modernità per un Paese che sa investire sul proprio futuro”.

Molto chiara è la presa di posizione dell’Azione Cattolica Italiana: “Le questioni al centro del Disegno di legge sulle Unioni civili sono di grandissima importanza. E sono questioni di una delicatezza estrema, perché coinvolgono direttamente gli aspetti più fondanti e decisivi dell’umano, le sue aspirazioni più profonde:

il bisogno di amare e di essere amati, il desiderio di vedere riconosciuta la propria identità e la propria capacità di intessere relazioni profonde, l’aspirazione ad avere dei figli. Dimensioni dell’umano che chiedono, innanzitutto, di essere trattate con cura, prudenza, rispetto, non solo nelle cose che si dicono, ma anche nei toni, nelle parole e nei gesti con cui ci si esprime…

Tuttavia la legge, così com’è stata proposta in Parlamento, non ci piace. Non la condividiamo. Innanzitutto perché è piena di rimandi al diritto matrimoniale: in questo modo, le unioni civili finiscono per essere assimilate nei fatti al matrimonio, malgrado a parole il Disegno di legge dica una cosa diversa quando afferma che si tratta di ‘una specifica formazione sociale’…

C’è un’altra importante ragione per cui questa legge non ci piace, ed è ben nota: l’idea di introdurre la stepchild adoption. Perché siamo convinti che anche questa legge, come ogni legge, deve proteggere innanzitutto i soggetti più deboli, più indifesi, più esposti ai rischi che possono nascere dall’intervenire su una materia così delicata. E questi soggetti sono i figli, i piccoli.

Invece, ci sembra che la proposta avanzata sia pensata innanzitutto non per garantire i diritti dei figli, quanto piuttosto per permettere di soddisfare l’aspirazione di genitorialità degli adulti, trasformando così un desiderio in un diritto. Ma questo è un campo in cui non ci può essere spazio per interessi di parte”.

Infine dalla parte dei più piccoli è scesa anche l’Aibi (Amici dei bambini), associazione di riferimento per le adozioni: “Questo esercito di coppie sposate senza figli non viene presa in considerazione. Anzi, viene sempre più ostacolato nella sua strada per accogliere un minore abbandonato.

E tutto ciò perché si preferisce porre maggiore attenzione su poche centinaia di coppie omosessuali che cercano un figlio soltanto per soddisfare il loro egoismo. In questo modo si calpestano non solo i diritti dei bambini, ma anche quelli di tante povere donne rese schiave perché costrette a vendere il proprio corpo, ‘affittando’ il proprio utero”.

89.31.72.207