La stella e la stalla

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L’Epifania non è soltanto un giorno di festa all’interno delle feste di Natale. L’Epifania è l’esperienza quotidiana di fede che concede ai credenti la volontà e la grazia di apprendere le verità rivelate, uscendo così dall’ignoranza che pesa sulla massima parte dei fedeli che credono di credere ma, in verità, vivono in una superficiale e dannosa religiosità esteriore.

La vicenda dei Magi è una sorta di parabola che ci rivela ogni giorno l’amore misericordioso salvifico di Dio e inoltre la necessità, da parte dell’uomo, di avere un cuore capace di accogliere la salvezza donata. Tutta la storia della salvezza, dall’inizio sino al trionfo finale, è ritmata sul mistero dell’epifania di Cristo.

Sopra la grotta della povertà di Dio, sopra la stalla della nostra umanità, brilla una stella. Intanto, la stella non sorge mai sull’orizzonte del potere, del sacerdozio e della scienza quando questi sono piegati e soddisfatti in se stessi. Dio e il suo mistero sono percepibili non dalla prossimità fisica, ma dal cuore libero e aperto alla luce. Per i Magi, Dio ha fatto spuntare in Oriente una stella, segnale che ha guidato i coraggiosi pellegrini verso la grotta dell’incarnazione dove c’è il Figlio di Dio apparso nella nostra cane mortale. A loro è offerta la felicità di incontrare e adorare il re dei Giudei.

Il mistero di luce non è rivelato al potere regale, sospettoso e ostile di Erode, turbato perché un altro re si affaccia all’orizzonte. Per chi vive realmente il vangelo, queste paure non possono esistere perché, per il re della stella, il potere equivale a servizio. Il re nato a Betlemme non strapperà mai la regalità terrena a Erode, perché quello del Messia è un altro Regno!

La rivelazione del mistero non è concessa neanche all’indifferenza e all’ignoranza degli scribi e al potere religioso dei sommi sacerdoti, perché quel sacerdozio si era esteriorizzato e viveva soddisfatto nei segni dei ruoli e nei vantaggi singolari concessi alle cariche. Il sacerdozio di Cristo è secondo lo Spirito e la vittima coincide con lo stesso sacerdote. Erode e i sommi sacerdoti, per difendere il loro potere, diventano assassini. La storia è piena di questi strani personaggi che, rivestiti di regalità, pur sembrando “religiosi”, seminano terrore e morte.

Sacerdoti e scribi, e soprattutto Erode, sapevano e potevano informarsi con certezza sul luogo in cui sarebbe nato il Re Messia, ma si sarebbe trattato di una conoscenza astratta che non toccava la vita. Il puro sapere non è gesto salvifico. La presenza di Cristo si avverte quando il cuore in attesa è disponibile ad accoglierlo.

I Magi vennero, dunque, dall’Oriente per cercare il Messia e lo trovarono. Ricolmi di grandissima gioia, entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Mt 2,11). Ogni cammino di fede ha questo itinerario di luce e di vita. Gli altri percorsi portano alla tenebra e alla morte. La luce che fa luminosa la nuova Gerusalemme è Gesù Cristo. Il prefazio dell’Epifania canta: «Oggi in Cristo, luce del mondo, tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza». La stella è simbolo del Verbo-Luce fatto carne della nostra umana natura che rivela la Gloria divina. Con il simbolo luce, i Magi cercano la Luce-Persona e arrivano a essa come noi, nella celebrazione della divina Liturgia arriviamo a Dio e con Lui ci incontriamo.

La luce di Gerusalemme e la stella dei Magi dicono il tempo in cui si rivela il grande mistero nascosto nei secoli (cf Ef 3,2-3). Mai Dio si era rivelato in modo così integrale come quando il Verbo, assunta l’umana natura, piantò la sua tenda fra gli uomini (cf Gv 1,14). L’umanità del Verbo incarnato diventa sacramento della presenza di Dio tra tutti gli uomini. La nuova Gerusalemme è la Chiesa di Cristo formata, almeno in potenza, da tutti i popoli della terra.

L’Epifania è rivelazione alle genti e insieme esaltazione della regalità di Cristo. In mezzo alle tenebre che ricoprono la terra e alla nebbia fitta che avvolge le nazioni, la Chiesa, edificata da tutte le nazioni, è, e non può essere altro, il luogo dove brilla lo splendore della regalità di Cristo Via, Verità, Vita. Al contrario di Erode, simbolo del rifiuto incredulo ed empio, l’adorazione dei Magi è simbolo della risposta dell’uomo che riceve il Mistero di Dio, lo accoglie con la luce della fede, ne fa il fondamento della speranza e vi aderisce con l’entusiasmo dell’amore, trasformando tutta la vita in offerta.

Siamo salvati non perché ne abbiamo noi stessi le capacità, ma soltanto perché la misericordia di Dio che è apparsa ci è stata donata in Gesù che si è offerto in sacrificio per noi.

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