Mons. Napolioni nuovo vescovo di Cremona

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Sabato 30 gennaio nella cattedrale di Cremona avverrà l’ordinazione episcopale di mons. Antonio Napolioni, a conclusione dell’incontro avvenuto a San Severino Marche, dove risiede il vescovo eletto, tra lo stesso, il vescovo di Camerino-San Severino, mons. Francesco Giovanni Brugnaro, ed il vescovo emerito e amministratore apostolico mons. Dante Lafranconi.

Mons. Napolioni ha chiarito di non avere programmi già prestabiliti in vista del nuovo ministero, ma di essere pronto ad andare a Cremona desideroso di vivere insieme alla comunità diocesana il cammino sul quale il Signore l’ha indirizzato. E nel messaggio ai fedeli della diocesi cremonese ha scritto una lettera in cui ha affermato che desidera ricevere l’ordinazione episcopale nella Cattedrale di Cremona dal vescovo Lafranconi:

“Credo che tutti voi siate stupiti quanto me! Papa Francesco, il successore di Pietro, ha chiamato un parroco dall’antica Chiesa di Camerino-San Severino Marche per guidare nella carità la bella diocesi di Cremona. Sembra incredibile! Veramente la realtà è sempre superiore alle nostre idee, ai nostri schemi.

Specie quando si lascia fecondare dalla fantasia dello Spirito, che sempre ama e guida la sua Chiesa, anche in questo tempo. Allora lo sconcerto umano può scomparire, e il dono della fede apre all’obbedienza, in un abbandono cordiale a quella che, per me e per voi, oggi è certamente la volontà di Dio”.

Ha ribadito la volontà di tenere gli occhi fissi su Gesù: “Lui, il Risorto, ci chiama alla gioia del Vangelo, e siamo grati al Santo Padre Francesco per come la comunica con la parola, con la vita, con le sue scelte pastorali, con questa missione che mi affida: ‘servire il Signore nella gioia’.

Dietro questo motto, ripenso a quando, giovane educatore scout, scoprii che la gioia del servizio traeva il suo fascino proprio dal Signore Gesù, indicandomi un percorso di vita che poi ho condiviso con tanti. E che ora si ripropone, esigente e attraente, anche con voi.,. Ammiro già la fede con cui mi vorrete accogliere. Annunceremo in ogni modo che la vita è dono, vocazione e missione. Con voi ci impegneremo ancora a sviluppare il seminario.

Un abbraccio colmo di venerazione dedico ai sacerdoti anziani e infermi, che più attualizzano il sacrificio di Cristo. Chiedo scusa da subito al popolo di Dio se dedicherò tanto del mio tempo ai preti, ai diaconi, ai seminaristi: la loro vitalità interiore e la loro fraterna comunione sono decisive per il bene di tutto il popolo di Dio”.

Rimpiangendo l’esperienza parrocchiale svolta a San Severino Marche, si rivolge anche ai giovani della nuova diocesi, invitandoli all’appuntamento della GMG di Cracovia: “Grande speranza ci daranno i bambini, se sapremo offrire loro contesti educativi armonici e positivi…

Nello scoutismo ho imparato a servire i ragazzi, ma perché cercavo una gioia e una felicità. Finché non ho trovato nel Signore Gesù il senso di quel servizio non ho trovato neppure la gioia vera… Ai giovani dò l’appuntamento a Cracovia, per la GMG 2016, e a tutte le occasioni in cui vorranno dialogare con me e con gli adulti della comunità cristiana. Saluto con stima le comunità di vita consacrata, maschili e femminili, grato per i carismi di contemplazione e servizio che sanno mettere in comunione con tutti”.

Ammettendo di non aver mai visitato la città ha affermato di aver amato don Primo Mazzolari: “Seguirò con passione l’iter della sua auspicata beatificazione. Profeticamente egli affermava che ‘niente è fuori della paternità di Dio, niente è fuori della Chiesa’: con grande rispetto per il pluralismo contemporaneo, sarà questa la ragione di un dialogo schietto con gli uomini e le donne del territorio, della cultura, delle Istituzioni”.

Ha concluso la lettera con un richiamo al patrono sant’Omobono: “Il Vescovo non è certo un’autorità mondana, ma un umile segno della passione cristiana per tutto ciò che è umano. La figura di Sant’Omobono continui ad ispirare la formazione di un laicato che sappia spendersi anche nella cura della casa comune, in quell’alta forma di carità che è il servizio della politica, senza il quale si perdono il senso della democrazia e della giustizia sociale.

Sono stato chiamato all’Episcopato non per un onore alla mia persona, ma per un servizio sponsale alla Chiesa cremonese. Sento davvero che la mia vita ora vi appartiene, anche con le sue fragilità. Ho sempre pregato con le parole del Beato Charles de Foucauld, che ora si compiono ulteriormente: ‘mi abbandono a Te, rimetto la mia anima nelle Tue mani’. Lo dico al Signore vivente in voi, suo corpo”.

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