La domenica del Papa, il dolore per Parigi e la fratellanza con i luterani

“Utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia”. Papa Francesco due giorni dopo gli attentati di Parigi all’ Angelus domenicale lo dice ai fedeli in piazza che per arrivare hanno dovuto essere controllati uno ad uno. Francesco esprime prima di tutto “dolore” per gli attacchi di Parigi, e inviando “al Presidente della Repubblica Francese e a tutti cittadini” il suo “fraterno cordoglio”, dicendosi “vicino in particolare ai familiari di quanti hanno perso la vita e ai feriti.”

Nel suo commento al Vangelo del giorno il Papa ricorda che “la nostra meta finale è l’incontro con il Signore risorto. Noi non attendiamo un tempo o un luogo, ma andiamo incontro a una persona, perchè Gesù “non è solo il punto d’arrivo,” ma “una presenza costante nella nostra vita,” e dunque “quando parla del future”, Gesù vuole “ricondurci al presente,” si pone “contro i falsi profeti, contro i veggenti che prevedono vicina la fine del mondo, e contro il fatalism,” e vuole “sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, gli oroscopi, e concentra la nostra attenzione sull’oggi della storia.”

Nel pomeriggio il Papa ha visitato la Christus Kirche, chiesa luterana tedesca di Roma che sta per celebrare i suoi 200 anni di presenza nella Capitale. Il Pastore Kruse dice che “l’unità non è un futuro lontano. Se seguiamo la volontà di Gesù, allora è possibile conoscere l’unità già adesso.”

Il Papa risponde alle domande di un bambino che gli chiede se gli piace fare il Papa. “La cosa che mi piace è sinceramente fare il parroco- risponde-fare il pastore… non mi piace fare lavori di bureau, non mi piacciono questi lavori… non mi piace fare interviste protocollari… questa non è protocollare, eh… è famigliare! Ma devo farlo! Però cosa mi piace di più: è fare il parroco.” Poi è la volta di una donna sposata con un italiano, cattolico, e vorrebbe partecipare con il marito alla cena del Signore: “Non so come rispondere… condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme? Lascio la domanda ai teologi e a quelli che capiscono. È vero che in certo senso condividere e dire che non ci sono differenze tra noi, che abbiamo la stessa dottrina (sottolineo la parola dottrina, parola difficile da capire)… ma io mi domando: ma non abbiamo lo stesso Battesimo? E se abbiamo lo stesso Battesimo, dobbiamo camminare insieme.”

Infine una domanda sulla accoglienza: “Servizio. Fate l’ultimo. Lava i piedi. Lui ti ha dato esempio. Servizio agli altri. Servizio ai fratelli, alle sorelle. Servizio ai più bisognosi.”

Nella omelia, improvvisata, il Papa rilegge un passo di Matteo che ama molto e ripropone una riflessione sul momento del Giudizio: “Quali saranno le domande che il Signore ci farà quel giorno? Sei andato a Messa? Hai fatto una buona catechesi? No. Le domande sono sui poveri. Perché la povertà è al centro del Vangelo. Lui essendo ricco si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Lui non ritiene privilegio di essere come Dio, ma si è annientato fino alla fine, fino alla morte di croce. È la scelta del servizio. La scelta la farà su quello: tu la tua vita l’hai usata per te o per servire? Per difenderti dagli altri con i muri o per accoglierti con amore? E questa sarà l’ultima scelta di Gesù.”

Si chiede il Papa: “Ma noi, luterani e cattolici, da quale parte saremo? A destra o a sinistra? Ma ci sono stati tempi brutti fra noi… pensate alle persecuzioni fra noi, con lo stesso Battesimo… pensate a tanti bruciati vivi… dobbiamo chiederci perdono di questo, dello scandalo della divisione. Perché tutti, luterani e cattolici, siamo in questa scelta. Non altra scelta. In questa scelta. La scelta del servizio come lui ci ha indicato essendo il servo del Signore.” Quindi, il momento dei regali: una corona d’Avvento, fatta di rami di abete, e un cartellone disegnato dai bambini della comunità, con tutte le loro impronte. 

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