Il Meeting di Rimini non abbandona la famiglia e l’educazione

Mercoledì scorso si è conclusa la 36^ edizione del Meeting dell’Amicizia tra i popoli e, come di consuetudine, è stato rivelato il titolo della prossima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli che si terrà a Rimini dal 22 al 28 agosto 2016: ‘Tu sei un bene per me’.

Un tema interessante, che il Meeting ha sempre sviluppato, soprattutto in questa edizione appena conclusa ha approfondito dall’inizio al termine, anzi l’ultimo incontro ha messo al centro della vita sociale proprio la famiglia, grazie alla partecipazione della prof.ssa Chiara Giaccardi, sociologa dell’Università Cattolica di Milano:

“Diventa sempre più difficile oggi parlare della famiglia, per chi vuole parlarne bene. Occorre imparare la leggerezza di muoversi tra luoghi comuni, retoriche edificanti, purezze dottrinali, visioni apocalittiche, crociate difensive per le quali il presunto stato di emergenza giustifica ogni mezzo e ogni linguaggio, cercando di non restare impantanati.

In un mondo sempre più liquido, dove l’ultima trovata sono le ‘identità fluide’, la sfida è non cedere alla corrente senza pretendere di affermare una solidità che non esiste, o cercare di imporre idee chiare e distinte, senza la macchia del dubbio, che non ci appartengono”.

Con tenacia la sociologa ha ribadito che la famiglia non è nè liquida nè solida, ma è resiliente: “Chiede di saper rimanere sul posto, ma sempre in dialogo con un altrove che ci precede e ci segue; di essere aperti, ospitando movimento e cambiamento, dubbi ed errori, fallimenti e miracoli, nella pazienza della cura e nella fedeltà del durare, che sempre richiede la capacità di cambiamento. Non è un ‘difendere’ e nemmeno un puro preservare: è un ‘restare’ molto avventuroso, se sappiamo viverlo nella sua pienezza”.

La famiglia, pur nella sua imperfezione e fragilità, è una comunità che crea legami: “La famiglia è una comunità narrativa: in un mondo che vive solo nel presente, che accumula frammenti e che misura la libertà e il valore in quantità (di scelte, di like, di contatti, di retweet…), in un mondo che ormai sa solo contare, la famiglia insegna a rac-contare: a non vivere solo nel presente, a ricevere e a trasmettere, a sentirsi parte di una storia comune, a tenere viva la memoria di chi ci ha consentito di essere quello che siamo. Senza un’architettura del tempo, le vite crollano”.

Infine la sociologa ha lanciato la sua sfida, chiarendo che la famiglia deve essere un ‘nodo’ e non un ‘nido’ e quindi deve essere ospitale: “Il nodo di una rete più ampia, cui contribuisce e che a sua volta la sostiene. Senza comunità e un respiro oltre se stessa la famiglia non sta in piedi, implode, si snatura. Praticare l’ospitalità è un modo di testimoniare la bellezza generativa della famiglia.

Per educarsi a non lasciar spegnere il fuoco della vita che è abbraccio, condivisione, fare spazio, dare futuro. Immaginiamo per esempio altre forme, meno individualistiche e difensive, dell’abitare. Poiché ‘tutto è connesso’, come ricorda Papa Francesco nella ‘Laudato Sì’, anche in questo senso la famiglia, se si riconosce parte di un tutto, può farsi straordinario laboratorio e potentissima fonte di energia per affrontare in modo integrale le sfide del presente. Perché la realtà non è una minaccia, ma una promessa di salvezza”.

Quindi la famiglia riesce a rinnovare la società, solo se riesce a cambiare il linguaggio quale forma di comprensione, come ha affermato Noam Chomsky, il linguista definito dal New York Times il più importante intellettuale americano degli ultimi 100 anni. Secondo Chomsky la caratteristica dell’agire umano, e del linguaggio in particolare, è sottrarsi ai meccanismi di associazione stimolo/risposta, alla base delle interpretazioni della psicologia comportamentistica.

Usiamo una frase e la capiamo non perché l’abbiamo giù utilizzata o memorizzata ma perché ne possediamo internamente la regola generativa, ossia la grammatica. L’approccio di Chomsky della grammatica generativa ha preso origine dall’intuizione dell’infinita creatività della lingua e si stacca sostanzialmente dalle nozioni e dagli strumenti della linguistica strutturale che hanno caratterizzato primo e secondo dopoguerra:

“Il compito primario della ricerca in linguistica è riempire i grossi vuoti che ancora il quadro presenta, in modo ancora più entusiasmante per i misteri che il quadro nasconde, forse per sempre”. Il tema del linguaggio non può prescindere dall’idea di scuola e di educazione, come ha affermato Luigi Berlinguer, presidente del Comitato per lo sviluppo della Cultura scientifica e tecnologica e presidente del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica nella scuola:

“La scuola non si deve incentrare su una lezione, ma iniziare processi senza occupare spazi. Gli alunni devono scoprire con la propria testa i problemi che stanno dentro ciascuna disciplina… L’insegnante ha un orario e va rispettato, ma in una società evoluta ci sono figure complementari.

La scuola è un grande servizio di vita; la scuola con un solo docente non è più la scuola di cui abbiamo bisogno. Serve una comunità educante attraverso l’autonomia”.

Insomma anche questo anno il Meeting ha proposto nuovi tavoli di confronto, soprattutto grazie ai volontari, che per una settimana hanno accompagnato con la loro allegria e disponibilità i visitatori e, nonostante la fatica giornaliera, li trovavi nelle serate a divertirsi comunitariamente alle ‘Piscine’ della Fiera o sui bus che li riportavano, dopo la chiusura degli stand, agli alberghi.

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