Commento al Vangelo Festivo della XV domenica del T.O.

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“A due a due” Gesù invia i suoi discepoli. Non da soli, ma a due a due. Perché? Noi crediamo che la missione va svolta in coppia. Forse Gesù vuole che i suoi discepoli si sostengano a vicenda che ciascuno sia la spalla dell’altro. Nemmeno Lui va da solo. I vangeli ci raccontano che va sempre con i suoi discepoli, sempre insieme, sempre uniti. Più ancora ci sembra che questo andare “a due a due” si addica molto anche agli sposi cristiani che insieme sono inviati nel mondo come missionari, testimoni credibili dell’amore di Dio.

Insieme si è più forti, si è più capaci di affrontare le prove, di superare i pericoli, di spingere i propri passi su strade e sentieri sconosciuti. Se uno cade l’altro lo può sollevare, se uno è preso dallo sconforto l’altro lo può rincuorare e incoraggiare. “A due a due” è quasi uno slogan per la coppia e per chi decide di essere evangelizzatore. Un compito che, in verità, è affidato a tutti i battezzati.

Gesù è molto chiaro nell’inviare i Dodici e affida loro il “potere sugli spiriti impuri”. I Dodici vanno e proclamano alla gente di convertirsi, “scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. I

Tutti siamo chiamati a fare la stessa identica cosa. Invitare chi incontriamo sulla nostra strada a convertirsi, a cambiare strada. Siamo chiamati a scacciare il male a sollevare gli infermi dal loro dolore ungendoli con l’olio degli infermi. Possiamo farlo con i gesti di chi, come il samaritano, si china sulle ferite dei fratelli e guarisce il loro dolore portando il peso delle loro sofferenze.
Forse, molti, lo fanno giornalmente e la loro azione è capace di donare un po’ di serenità a chi l’ha perduta o è nella prova. Sentire che questo è possibile per tutti ci fa camminare sulle vie della santità, ci fa percorrere strade e sentieri nei quali possiamo diventare punti luci e diffondere pace e gioia.
Se non siamo accolti, se non siamo ascoltati, se siamo rifiutati il Signore ci invita ad andare oltre per incontrare altri fratelli ai quali comunicare il bello della nostra fede.
Questo passo del Vangelo, perciò non si rivolge solo a chi è chiamato al sacerdozio ministeriale ma a tutti a tutti noi e alle coppie di sposi che con la loro vita semplice e quotidiana possono testimoniare la fede con la vita e le opere ogni giorno. “A due a due” … non soli.