Papa Francesco benedice i pallii. “Insegnate la preghiera pregando; annunciate la fede credendo; date testimonianza vivendo!”

La testimonianza della preghiera, la testimonianza della fede, la testimonianza della vita: sono queste le tre chiavi di lettura che Papa Francesco dà ai 46 nuovi arcivescovi metropoliti nominati in quest’anno. Sono a Roma nella festa dei Santi Pietro e Paolo come segno dell’unità con Roma. Papa Francesco però ha voluto rendere la cerimonia diversa, perché anche le loro comunità locali partecipassero. Così i nuovi metropoliti partecipano alla Messa e alla benedizione dei pallii, ma questi saranno poi loro imposti dal nunzio apostolico in rappresentanza del Papa nella loro arcidiocesi e nazione di origine, in un secondo momento.

Di certo, a leggere le biografie e i nomi dei 46 si può scoprire un po’ della Chiesa di Papa Francesco. Da una parte, la necessità di completare la tradizione verso un nuovo modello di vescovo operata da Benedetto XVI, che ha portato alle scelte del Cardinal Rainer Maria Woelki come arcivescovo di Colonia e dell’arcivescovo Osoro Sierra a Madrid; dall’altra, una spinta progressista, data dalla scelta di Blaise Cupich come arcivescovo di Chicago, che ha dato prova di non essere un vescovo “cultural warrior” come invece sono etichettati molti vescovi americani mostrandosi molto più soft nei toni dei suoi confratelli vescovi riguardo la recente sentenza della Corte Suprema USA che rende il matrimonio omosessuale un diritto costituzionale; e poi, il bilanciamento della Chiesa di Germania, che ha portato Heiner Koch a diventare arcivescovo di Berlino al posto di Woelki: sarà delegato al sinodo, sicuramente sulle posizioni del Cardinal Reinhard Marx, ovvero sulle posizioni di chi vuole una rivoluzione pastorale che può cambiare la dottrina.

Non mancano le scelte a sorpresa, fuori dal mazzo dei vescovi. Julian Loew Beng Kim, 50 anni, sino-malese, è stato nominato arcivescovo di Kuala Lumpur improvvisamente, senza alcun passaggio intermedio, in una mossa particolarmente inusuale, perché in genere chi arriva ad una arcidiocesi ha già avuto una esperienza episcopale. E cosè è stato Erio Castellucci, arcivescovo eletto di Modena-Nonantola, che ancora non è vescovo: lui riceverà consacrazione episcopale e pallio nello stesso giorno, il 12 settembre.

C’è tutto questo mondo – che include la difficile situazione cinese, tanto che non riceve il pallio l’arcivescovo di Gundayiong, oggetto di una contesa con il governo cinese; la situazione sudamericana, molto ben conosciuta dal Papa; e l’Africa – davanti a Papa Francesco nella Basilica di San Pietro. A loro, Papa Francesco, prendendo spunto della prima comunità cristiana sotto assedio, sottolinea di non volersi soffermare “sulle atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni, purtroppo ancora oggi presenti in tante parti del mondo, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti,” ma sottolineare “il coraggio” degli apostoli “di portare avanti l’opera di evangelizzazione, senza timore della morte e del martirio, nel contesto sociale di un impero pagano; venerare la loro vita cristiana che per noi credenti di oggi è un forte richiamo alla preghiera, alla fede e alla testimonianza.”

E chiede loro preghiera, fede e testimonianza. “Tutto passa, solo Dio resta. Infatti, sono passati regni, popoli, culture, nazioni, ideologie, potenze, ma la Chiesa, fondata su Cristo, nonostante le tante tempeste e i molti peccati nostri, rimane fedele al deposito della fede nel servizio, perché la Chiesa non è dei Papi, dei vescovi, dei preti e neppure dei fedeli, è solo e soltanto di Cristo. Solo chi vive in Cristo promuove e difende la Chiesa con la santità della vita, sull’esempio di Pietro e di Paolo.”  Per questo – continua il Pontefice – “i credenti nel nome di Cristo hanno risuscitato i morti; hanno guarito gli infermi; hanno amato i loro persecutori; hanno dimostrato che non esiste una forza in grado di sconfiggere chi possiede la forza della fede!”

Da qui viene il richiamo alla testimonianza. Perché “una Chiesa o un cristiano senza testimonianza è sterile; un morto che pensa di essere vivo; un albero secco che non dà frutto; un pozzo arido che non dà acqua! La Chiesa ha vinto il male grazie alla testimonianza coraggiosa, concreta e umile dei suoi figli.”

Per questo, con il pallio, il Papa affida ai vescovi il “richiamo alla preghiera, alla fede e alla testimonianza.”  “Oggi – afferma il Papa – non c’è tanto bisogno di maestri, ma di testimoni coraggiosi, convinti e convincenti; testimoni che non si vergognano del Nome di Cristo e della sua Croce né di fronte ai leoni ruggenti né davanti alle potenze di questo mondo.”  E “la cosa è tanto semplice: perché la testimonianza più efficace e più autentica è quella di non contraddire, con il comportamento e con la vita, quanto si predica con la parola e quanto si insegna agli altri! Insegnate la preghiera pregando; annunciate la fede credendo; date testimonianza vivendo!”

Sia nell’omelia che nell’Angelus, il Papa ricorda la presenza della delegazione del patriarcato di Costantinopoli, a sottolineare lo sforzo ecumenico che sta portando avanti con Bartolomeo I. E all’Angelus si rivolge in particolare alla città di Roma, nel giorno della festa dei suoi patroni Pietro e Paolo. “Roma  – dice il Papa – nutre speciale affetto e riconoscenza per questi uomini di Dio, venuti da una terra lontana ad annunciare, a costo della vita, quel Vangelo di Cristo al quale si erano totalmente dedicati.”  C’è una “spirituale fierezza” a Roma data dall’eredità di questi apostoli, la cui vita richiama anche a vivere le virtù cristiane, in modo particolare “la fede e la carità: la fede in Gesù quale Messia e Figlio di Dio, che Pietro professò per primo e Paolo annunciò alle genti; e la carità, che questa Chiesa è chiamata a servire con orizzonte universale.”

L’Angelus è la preghiera di Maria, e Papa Francesco ricorda l’antifona di ingresso, che associa la preghiera per gli Apostoli con quella di Maria. “Pietro – racconta il Papa – conobbe personalmente la Madre di Gesù e nel colloquio con lei, specialmente nei giorni che precedettero la Pentecoste, poté approfondire la conoscenza del mistero di Cristo.” Mentre  “Paolo, nell’annunciare il compimento del disegno salvifico «nella pienezza del tempo», non mancò di ricordare la “donna” da cui il Figlio di Dio era nato nel tempo.”

Il Papa chiede preghiere per la città di Roma, per i nuovi arcivescovi metropoliti e anche per lui, in vista del viaggio in Ecuador, Bolivia e Paraguay, in quel Sudamerica che sta al Papa “tanto a cuore.”

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