Papa, Chiesa ed ambiente: un connubio per l’umanità

Oggi sarà pubblicata l’Enciclica di papa Francesco sull’ecologia, con un titolo più che eloquente, ‘Laudato sii, sulla cura della casa comune’, muovendosi su un piano etico e pastorale senza prese di posizione su questa o quella dottrina scientifica in materia ambientale, ma riprendendo le parole iniziali del Cantico delle creature di san Francesco d’Assisi.

Infatti dall’inizio del suo ministero petrino, Francesco ha sempre dimostrato grande attenzione alla difesa e alla tutela del creato: “Siamo custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo, esortava il papa nella messa di inizio pontificato, che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”, senza dimenticare l’Esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’.

Ma nel mondo cattolico questa enciclica potrebbe provocare qualche ‘maldipancia’, a sentire qualche rumors anti ecologista. Però nel mese di aprile il segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon, era stato invitato a parlare sul tema ecologico alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dove ha ricordato che occorre trovare una ‘strada comune’ per affrontare il cambiamento climatico.

Quindi quale è l’interesse di papa Francesco di fronte alla questione ecologica? Papa Francesco, già altre volte, ha definito che l’ecologia deve essere ‘umana’ secondo la definizione di papa Paolo VI. Ed infatti nel workshop di aprile sull’ambiente il cardinal Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha affermato che occorre “un cambio di corsa, per proteggere la terra e la sua gente, e in questo modo rendere degna l’umanità, basandoci sul principio che siamo “immagine e somiglianza di Dio… Le soluzioni non possono essere meramente tecniche, né il nostro impegno meramente contrattuale”.

Infatti nella dichiarazione finale ‘Proteggere la terra, nobilitare l’umanità. Le dimensioni morali dei cambiamenti climatici e dell’umanità sostenibile’ si è sottolineato che occorre dare accesso a tutti ad un’economia inclusiva: “L’azione umana che non rispetta la natura diventa un boomerang per gli esseri umani, creando disuguaglianza ed estendendo quelle che Papa Francesco ha definito ‘la globalizzazione dell’indifferenza’ e l’ ‘economia dell’esclusione’ (Evangelii Gaudium), che mettono a repentaglio la solidarietà con le generazioni presenti e future.

I progressi nella produttività misurata in tutti i settori (agricoltura, industria e servizi) ci permettono di immaginare la fine della povertà, la condivisione della prosperità, e un aumento ulteriore dell’aspettativa di vita. Tuttavia, le strutture sociali ingiuste (Evangelii Gaudium) sono diventate un ostacolo all’organizzazione appropriata e sostenibile della produzione e all’equa distribuzione dei suoi frutti, che sono entrambi necessari per raggiungere tali obiettivi. Il rapporto dell’umanità con la natura è pervaso da conseguenze impreviste delle azioni compiute da ognuno di noi a scapito delle generazioni presenti e future.

I processi socio-ambientali non sono autocorrettivi. Le sole forze di mercato, prive di etica e di azione collettiva, non possono risolvere le crisi interdipendenti di povertà, esclusione e ambiente. Tuttavia, il fallimento del mercato è andato di pari passo con quello delle istituzioni, che non hanno sempre puntato al bene comune.

I problemi sono stati esacerbati dal fatto che, attualmente, l’attività economica è misurata solo in termini di prodotto interno lordo (PIL) e non tiene conto del degrado della Terra che ne consegue, né delle disuguaglianze ingiuste tra paesi e all’interno di ciascun paese. La crescita del PIL è stata accompagnata da divari inaccettabili tra ricchi e poveri. Questi ultimi, infatti, non hanno ancora accesso alla maggior parte dei progressi avvenuti nella nostra epoca.

Ad esempio, il 50% circa dell’energia disponibile è fruibile da un miliardo scarso di persone, mentre gli impatti negativi sull’ambiente colpiscono i tre miliardi di persone che non ne hanno accesso. Questi tre miliardi, infatti, hanno così scarso accesso all’energia moderna da essere costrette a cucinare, riscaldarsi e illuminare le proprie case usando metodi dannosi per la loro salute”.

Infatti la sfida non riguarda solo la tecnologia, ma i valori umani: “I principali ostacoli al raggiungimento della sostenibilità e dell’inclusione umana sono la disuguaglianza, l’ingiustizia, la corruzione e la tratta di esseri umani. Le nostre economie, democrazie, società e culture pagano un prezzo elevato per il divario crescente tra ricchi e poveri all’interno di ciascuna nazione e tra di esse.

E forse l’aspetto più deleterio dell’ampliamento del divario tra reddito e ricchezza in così tanti paesi è l’aggravarsi della disparità di opportunità. Anzi, quel che è ancora più importante è che la disuguaglianza, l’ingiustizia globale, e la corruzione stanno minando i nostri valori etici, la dignità personale e i diritti umani. Vi è una forte necessità, innanzitutto, di cambiare convinzioni e atteggiamenti, e di combattere la globalizzazione dell’indifferenza con la sua cultura dello scarto e l’idolatria del denaro. Dobbiamo insistere sull’opzione preferenziale per i poveri; rafforzare la famiglia e la comunità; e onorare e proteggere il Creato come responsabilità fondamentale dell’umanità nei confronti delle generazioni future”.

Il concetto è stato ribadito dal nunzio apostolico card. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU durante i negoziati intergovernativi sull’agenda di sviluppo Post 2015: “La mia Delegazione è fiduciosa che gli Obiettivi di sviluppo sostenibile possano essere trasformativi e che, costruendo sull’eredità degli Obiettivi di sviluppo del millennio (mdgs), essi abbiano il potenziale per continuare a migliorare la vita di tutti noi, specialmente di chi è più povero e vulnerabile…

Per concludere, sebbene la dignità della persona umana non sia definita dalle circostanze di sviluppo in cui essa vive, non tutte le circostanze offrono pari opportunità per la prosperità umana. E’ nostra responsabilità, durante questi dibattiti, lavorare per un’Agenda Post 2015 in cui tutti abbiano la possibilità di realizzare il loro pieno potenziale.

La mia Delegazione ritiene che i mezzi di attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile siano fondamentali a tale riguardo, poiché hanno la possibilità di generare le circostanze necessarie per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e in tal modo affermare la dignità di ogni individuo”.

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