Scienza&Vita compie 10 anni

L’associazione ‘Scienza&Vita’, in questo anno, compie 10 anni e per festeggiare questo traguardo organizza nell’ultimo week end di maggio a Roma un seminario: ‘Quale scienza per quale vita?’, partendo da un intervento del beato papa Paolo VI:

“Questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno di essere cantato in gaudio e in gloria: la vita dell’uomo!”.

Infatti secondo l’incipit del Manifesto dell’associazione: “Solo la tutela e la promozione della vita garantiscono il pieno rispetto dei diritti di ogni essere umano. Solo una scienza al servizio di ogni essere umano è al sicuro da qualsiasi tentazione di onnipotenza.

Solo l’alleanza tra scienza e vita offre il fondamento stabile e oggettivo per una società capace di porre al proprio centro, anche nel futuro, la dignità intrinseca ad ogni essere umano in tutte le fasi della sua esistenza, e in particolare quando è più vulnerabile: all’inizio e alla fine del ciclo vitale, come anche nella malattia, nella debolezza e nella disabilità”.

A partire da queste riflessioni abbiamo chiesto alla presidente nazionale dell’Associazione, prof.ssa Paola Ricci Sindoni, docente di Etica e grandi religioni all’Università di Messina, la spiegazione del titolo: “Il titolo del convegno nazionale a dieci anni dalla costituzione dell’Associazione Scienza & Vita non si apre quest’anno con una tematica precisa, ma con un interrogativo.

Un modo per sollecitare tutti i presenti a rivedere criticamente il lavoro svolto, sia in sede nazionale che in quelle locali e a proporre il cammino associativo nella continuità con le sue linee progettuali, ma anche nell’innovazione dei metodi e delle proposte.

Questo perché i risultati progressivi della scienza ci impongono nuove domande, dal momento che rifiutiamo di accettare ‘a scatola chiusa’ i suoi obiettivi, come se fossero dogmi indiscutibili, per guardarli con spirito critico e costruttivo. Vogliamo cioè comprendere di volta in volta come gli scopi tecnoscientifici realizzino il compito di migliorare le condizioni di vita di tutti noi, senza stravolgere gli orizzonti di senso e il mondo valoriale in cui abitiamo”.

Quali sono i confini della scienza nei confronti della vita?
“Scienza & Vita nutre una grande simpatia per la scienza e per le migliaia di ricercatori che dedicano la loro esistenza a ricercare nuovi mezzi di esplorazione del nostro complesso apparato biologico, ad esempio. Al contempo, ci stiamo accorgendo che la ricerca scientifica tende in questi ultimi decenni a piegarsi alle logiche economiciste e talvolta ideologiche della tecnologia, cosicché è ormai quest’ultima che detta le sue regole, in ordine ai mezzi e ai fini da raggiungere.

Siamo in tal modo posti di fronte al paradosso di una scienza che ha abbandonato la sua funzione di realizzazione del suo fine primario, migliorare la qualità della vita umana, delegando alla tecnologia il compito utilitaristico di rideterminare il valore dell’umano tramite le sue ‘neutre’ applicazioni. Riorientare la scienza: questo è uno dei traguardi che ci poniamo”.

Recentemente è stato lanciato da Avvenire un appello per contrastare l’iniqua pratica dell’utero in affitto, cui l’Associazione ha aderito. Perché lo considerate una nuova schiavitù?
“L’utero in affitto è un esempio eclatante della perversione tecnologica della scienza, che non si interessa affatto della dignità della donna, ma solo dell’applicabilità delle pratiche della fecondazione medicalmente assistita. Il dogma è: ‘se si può fare, lo si deve fare’. Se un domani sarà possibile fare attecchire un embrione umano sull’utero di una mucca, perché no?

Sino a qualche decennio fa’ eravamo inorriditi di fronte alla possibilità teorica dell’utero in affitto. Oggi questo è possibile, dunque diventa accettabile, dal momento che funziona e che copre un bisogno della coppia. Dimenticando che l’utero è una parte integrante di una donna, con la sua biografia, i suoi valori, il suo mondo, ed anche le sue miserie, che la costringono a questa schiavitù sessista, salvo poi lasciarla molto spesso devastata quando di necessità le viene sottratto il bambino”.

La recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche e il divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto. A distanza di 10 anni quali sono i limiti e le garanzie della legge 40?

“Dopo l’ultima sentenza della Consulta, si parla ormai della distruzione totale della legge 40, che di fatto continua a normare tutte le pratiche mediche legate alla procreazione medicalmente assistita. Questa è la parte centrale della legge che oggi si applica in ogni centro specializzato con rigore e sicurezza, grazie appunto alla 40. I dati ufficiali lo confermano.

Certamente non si può ignorare il vero, e cioè che, a colpi di sentenze, sono caduti tutti quei divieti, dall’eterologa all’attuale possibilità di attuare diagnosi pre impianto, che rappresentavano per molti la ‘copertura’ antropologica e valoriale, senza la quale la legge 40 sembra ormai ridotta a legittimare alcune tecno protocolli medici”.

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