Mistero di morte e di gloria

La croce del Golgota è il trono glorioso di un regno che non avrà mai fine: Regnavit a ligno Deus. La Chiesa di Cristo nasce nel cuore di questa kénosis, dell’abbassamento e dell’umiliazione. Giovanni non racconta né l’Ascensione né la Pentecoste perché questi due Misteri sono già compiuti nell’esaltazione della Croce. La morte di Gesù avviene nel giorno e nell’ora in cui nel tempio erano sgozzati gli agnelli pasquali ai quali non dovevano essere spezzate le ossa. A Gesù non furono spezzate le ossa, ma fu trafitto al fianco da dove sgorgarono sangue e acqua. Da quel fianco squarciato uscì la grazia che creò la Chiesa, la quale continua a essere ricreata dall’acqua battesimale e dal sangue eucaristico.

L’ultimo grido del Crocifisso fu il primo vagito della Chiesa nascente. Tutto è computo! dicono i seguaci del sinedrio e di Cesare. Tutto è compiuto! dice Gesù e continuerà a dirlo sempre l’atto di fede della Chiesa.

La storia di Gesù è rivelazione di un uomo che annuncia agli uomini, suoi fratelli, che Dio è Amore. Vinta la morte, il Risorto continua la sua presenza nuova e indefettibile nella storia dell’umanità. Egli non vive più nello spazio e nel tempo ma nella fede dei primi cristiani. La fede degli apostoli, rispetto alla fede giudaica nella quale è radicata, ha fatto un enorme salto di qualità. I giudei credevano che i giusti sarebbero risorti alla fine dei tempi; gli apostoli confessano che uno solo è risorto, adesso, qui: Gesù, il Signore.

La fede giudaica viveva nella tensione d’attesa della risurrezione alla fine dei tempi; dopo la risurrezione, gli apostoli vivono l’esperienza della compagnia con Gesù risorto per sempre e la certezza che in lui tutti gli uomini risorgeranno. Matteo chiude il suo Vangelo tramandando le ultime parole del Risorto ai suoi: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo (Mt 28,20). Gesù ha vinto la morte e, da risorto, è rimasto presente nella storia dell’umanità. La vita a Nazareth, il lavoro in Galilea, l’ascesa a Gerusalemme, l’esistenza da risorto, tutto rivela l’originalità amorevole dell’incontro di Dio con gli uomini. Gli incontri del Risorto con i suoi non si pongono nell’ordine delle apparizioni, che darebbero luogo a confusioni, ma della rivelazione piena dell’Amore. Il suo restare da risorto con i suoi discepoli è liberazione da paure, riconciliazione con Lui, trasformazione dell’umanità. Mentre accompagna i suoi nel tempo della storia, Gesù li attende alla fine del tempo, nel cuore della storia dove, con Lui risorto, la vita eterna è già cominciata. Dal giorno di Pasqua sino all’Ascensione, la compagnia di Gesù guida i primi passi della comunità cristiana nascente alla quale insegna a camminare nel tempo con Lui sempre presente. Gesù non è una reliquia morta del passato da custodire gelosamente, ma l’Essere nuovo che dona la vita nuova.

Gli incontri col Risorto rivelano che, d’ora in poi, all’interno della storia c’è una dimensione originale: Gesù risorto rimane con gli uomini e gli apostoli l’attualizzano perché ne sono i testimoni. Da questi inizi comincia a esistere la Chiesa, indissolubilmente unita al suo Maestro e Signore. Leggere le narrazioni evangeliche su Gesù risorto è come scoprire con sguardo di stupore e di tenerezza che soltanto l’amore è capace di comprendere l’essere dell’altro nel rispetto del mistero e nella percezione della sua verità.

La fede dei discepoli non inizia né per loro iniziativa né per una sensazione soggettiva. Negli incontri dopo la risurrezione, è sempre Gesù che si presenta inatteso e si fa riconoscere; anche se le porte sono chiuse, egli li raggiunge lì dove sono. Dopo l’esitazione iniziale, è lo stesso Gesù che li sprona a superare i loro dubbi affermando: Sono proprio io! E dona loro i segni concreti che è veramente lui. Dal modo di spezzare il pane e di mangiare il pesce, i discepoli scoprono l’identità della persona e riconoscono quello stesso Gesù vivente con cui sono stati nella vita quotidiana e che hanno visto morire. Il Risorto non è il fantasma delle apparizioni, ma il vivente che rivela la potenza di Dio. La carne e il sangue dell’uomo Gesù che era morto e ora è permeato dallo Spirito Santo, è “esaltato” dal Padre e i discepoli si accorgono che il loro Maestro vive una vita nuova. Nella Pentecoste, Pietro lo annunzia dicendo: Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore (At 5,30-31). Abbiamo anche il sublime inno della lettera ai Filippesi in cui Paolo pone in antitesi l’abbassamento della croce e l’esaltazione per opera di Dio (cf 2,6-16).  Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.

Per gli apostoli e per tutti i credenti si tratta ormai di vedere, di ascoltare e di mettere in pratica quanto Gesù insegna. Il credente è chi incontra Gesù nel: Sono proprio io! Giovanni l’ha tramandato nel racconto di Maria di Magdala il mattino di Pasqua. Maria va alla tomba per cercare un corpo morto, ma, ecco, le viene incontro Gesù risorto. Ella, però, chiusa nella sua certezza di morte, non lo riconosce.  Soltanto quando Gesù la chiama per nome, esplode in un grido di riconoscimento nella nuova esistenza di risorto e accoglie l’invito, apostola degli apostoli, ad andare ad annunciare questa sublime esperienza di vita nuova.

Le ultime parole di Gesù morente furono: Tutto è compiuto! Le prime parole da risorto sono rivolte a Maria: Donna, perché piangi? Chi cerchi? È la ricerca reciproca che, nell’incontro personale, rivela la conoscenza d’amore. Maria di Magdala entra nella visione di fede al solo sentirsi chiamata per nome. Ogni rapporto con Cristo risorto si attua in una reciprocità che risiede, oltre i confini dell’incontro, nello spazio creato dalla gloria. Cos’è la divina Liturgia se non questo spazio di gloria in cui, celebrando la beatitudine del “credere senza vedere”, avviene l’incontro d’amore sponsale con il Padre, nel Figlio, per lo Spirito? La celebrazione sacramentale non ha nulla a che vedere con una teatralità che diverte. La Liturgia è essenzialmente incontro d’amore che converte e suscita la fede in coloro che credono pur non avendo visto e, attraverso la fede, partecipano alla vita del Risorto. La parola d’ordine di Gesù risorto, infatti, è sempre quella di “rimanere nel suo amore” (cf Gv 15,9) perché, come dice a Marta, è lui la risurrezione e la vita, e chi crede in lui, anche se è morto, vivrà (cf Gv 11,23-26).

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