La giornata del Papa. Incontra Ban Ki Moon, saluta i poveri e dispone un aiuto al Nepal

Incontra Ban Ki Moon, Papa Francesco. Con lui parla della prossima enciclica sull’ecologia, conclusa e in fase di traduzione. Nel pomeriggio, poi, invia un videomessaggio ai poveri dei centri Caritas di Roma, protagonisti al “Brancaccio” di Roma dello spettacolo “Se non fosse per te”. Nel frattempo, attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum” dispone che si inviino 100mila dollari per le prime emergenze del terremoto in Nepal.

Dopo aver celebrato la messa a Santa Marta, la giornata “ufficiale” del Papa comincia poco dopo le nove. Per una mezz’ora, a Casina Pio IV, si intrattiene con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. Come ha comunicato in una nota padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, si è trattato di “un breve incontro di saluto in forma privata” in cui il segretario dell’Onu ha espresso al Papa “l’attesa per il discorso” che il Pontefice rivolgerà all’Onu il 25 settembre, e ha illustrato al Pontefice “alcuni punti dell’attuale impegno delle Nazioni unite a  proposito non solo delle questioni ambientali, ma anche dei migranti e delle drammatiche situazioni umanitarie nella aree  del mondo colpite dal conflitti”.

Poi, Ban Ki Moon ha preso la parola in Pontificia Accademia delle Scienze. Di fronte a varie personalità, tra cui il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, Ban Ki Moon ricorda che a dicembre, a Parigi, i governi si incontreranno per “definire un significativo accordo universale sul cambiamento climatico.” “Parigi non è il punto di arrivo, ma deve essere un punto di svolta nel trovare una strada comune nell’affrontare il cambiamento climatico,” ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite.

All’ora di pranzo l’annuncio della Santa Sede. 100mila dollari per le emergenze del Terremoto in Nepal, “a nome del Santo Padre”. Si tratta del primissimo stanziamento del Pontificio Consiglio “Cor Unum” inviato alla Chiesa locale “per il soccorso alle popolazioni” e per il “sostegno delle opere di assistenza svolte in favore degli sfollati e dei terremotati”: “vuole essere – spiegano dal Dicastero vaticano – una prima e immediata espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, che Papa Francesco ha assicurato nel corso del Regina Coeli di domenica 26 aprile”.

Nel pomeriggio, alle ore 17, viene reso noto il videomessaggio per gli ospiti dei Centri Caritas di Roma, protagonisti di uno spettacolo in serata al “Brancaccio” di Roma. “Quanto vorrei che Roma potesse brillare di “pìetas” per i sofferenti, di accoglienza per chi fugge da guerra e morte, di disponibilità, di sorriso e di magnanimità per chi ha perduto la speranza. Quanto vorrei che la Chiesa di Roma si manifestasse sempre più madre attenta e premurosa verso i deboli”, dice il Papa.

Perché “tutti abbiamo debolezze, tutti ne abbiamo, ciascuno le proprie. Quanto vorrei che le comunità parrocchiali in preghiera, all’ingresso di un povero in chiesa, si inginocchiassero in venerazione allo stesso modo come quando entra il Signore! Quanto vorrei questo, che si toccasse la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città”. Nelle parole di Francesco anche il grazie per gli operatori Caritas: “li sento come le mie mani”.

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