La Chiesa corpo di Cristo regola di verità e di vita

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La divina Tradizione apostolica procede dal Padre per il Figlio con lo Spirito Santo, alla Chiesa di Dio e, nella sua storia, sino alla fine, ritorna al Padre. Lo dice Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi: È necessario, infatti, che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piediE quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti (15,25-28). Questa Tradizione, che non è solo fatta di usi e costumi umani, inizia dalla Chiesa creata dallo Spirito Santo a Pentecoste. Essa riceve in dono le Sante Scritture e l’interpretazione autentica di esse.

Ireneo, geniale scrutatore della Tradizione apostolica, conosceva bene la dottrina, la scienza e l’esperienza della comunione tra le Chiese, ed essendo convinto che solo in essa si trova il bene supremo dei cristiani, si adoperava costantemente e infaticabilmente a costruire concordia e pace tra di esse.

La comunione nella Chiesa è il cuore della divina Tradizione ed è qui che si ritrova quello che manca ai cristiani di oggi: comunione tra le Chiese, concordia tra tutti i discepoli del Signore, per i quali lo stesso Signore, nell’ultima Cena, ha pregato con la sublime “Preghiera sacerdotale” (cf Gv 17,1-26). È meraviglioso il commento al brano di Giovanni che Cirillo d’Alessandria elabora con l’intelligenza e l’intuito del cuore. Il male delle Chiese non è la beatitudine delle persecuzioni, ma la frantumazione che si vive all’interno di esse; i credenti distruggono ciò che lo Spirito edifica: questo è scandalo diabolico. Ireneo parla di “regola della verità”, cioè della grazia divina donata al fedele come percezione coerente del mistero di Dio. L’espressione in seguito significherà fedeltà alla Tradizione e al Simbolo battesimale.

Lo scisma “fontale” è la causa, più o meno diretta, di tutte le altre divisioni. Si hanno due vere assemblee liturgiche, ostili e alienate, che adorano l’unico Signore. Sappiamo che Israele spiega l’origine della Chiesa. Israele sta dentro la teologia di quella Chiesa che non nasce dal “rigetto” d’Israele ma dal suo innesto in Israele e dall’evento di misericordia che è la Pentecoste. La profondità misericordiosa della storia di Dio con tutti gli uomini si ha mediante Israele e ora mediante la Chiesa. Il Signore che scelse Israele, mantiene tale scelta sino alla “riassunzione” che sarà risurrezione (cf Rm 9,1-5).    

Considerando la diversità della Chiesa antica ancora unita, una sofferta coscienza dello stato attuale della divisione sconcertante tra i fedeli del Signore amareggia profondamente chi ancora crede l’Agape ecclesiale e, nutrendosi di “un solo Pane” che è Parola-Cibo, vive nel cuore di “un solo Corpo” che è la sola Chiesa di Cristo. Si chiama “satana” chi, pur celebrando l’Eucaristia nutrendosi della Parola-Cibo, frantuma l’armonia della molteplicità dell’unico Corpo. È la misericordia che edifica la Chiesa di Cristo: senza misericordia, essa diventa “sinagoga di satana” direbbe Giovanni nell’Apocalisse (cf Ap 2,9; 3,9).

Modello di misericordia che costruisce l’unitas cordium ecclesiale (cf At 4,32) è Gesù che col suo comportamento “si compromette” con i peccatori imitando lo stile del Padre suo. Gesù non distrugge i peccatori ma li attende come il padre della parabola di Luca (cf 15,11-32). Il Buon Pastore non è come e gli scribi e i farisei che vanno mormorando dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con loro (Lc 15,1-2) Si tratta del solito scandalo delle così dette persone pulite. Gesù è il Signore e il Maestro che insegna con i fatti e con le parole quali sono i veri gesti della misericordia che costruisce la carità per l’unità della Chiesa. Innanzi tutto l’iniziativa la prende lui, l’offeso, che va in cerca della pecorella smarrita e poi mostra i gesti della tenerezza misericordiosa che ricostruiscono amore e unità: Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta” (Lc 15,4-6). Incarnazione e Redenzione rivelano la misericordia di Dio. Il vero recinto, il vero vincastro, la vera autorità sono in quella Voce che penetra nelle radici dell’essere amato e in quei gesti che redimono e divinizzano il peccatore pentito.

In effetti, la vera colpa degli scribi e dei farisei di tutti i tempi non è quella di criticare Gesù che va con i peccatori, ma quella di costruirsi, coscientemente o incoscientemente, un Dio sul proprio modello, giustificando così il proprio comportamento offensivo, discriminante e distruttivo che è anti-misericordia. L’ipocrisia di cui Gesù accusa i farisei è tutt’altro che bassezza o volgarità, essa si pone sul piano religioso, ed è su questo piano che Gesù reagisce. La sua concezione di Dio è aperta e rivoluzionaria. Lo stile misericordioso di Gesù, infatti, dimostra che “il fariseo ipocrita” pensa e vive con una teologia sbagliata, con la conseguenza di non capire nulla né di Dio né di peccato né di conversione. Scribi e farisei, incapaci di concepire Dio come Amore misericordioso, sono anche incapaci di donare, di perdonare e di accogliere amore; essi costruiscono la giustizia su propria misura per legittimare la propria onestà e colpire i bisognosi di misericordia.

È questo, evidentemente, il perfido sistema che ha condotto Gesù sulla croce. Su quel patibolo di martirio, il Figlio Crocifisso eleva al Padre il grido di perdono per l’ignoranza di chi non ha capito nulla né chi è Dio né cos’è il perdono. Il cristianesimo sarà sempre tentato di tradire la rivelazione di Gesù a favore della presentazione di un Dio che placa la sua ira castigando e distruggendo.

Per vivere la sua vocazione originale e per realizzare lo stile divino della misericordia che costruisce unità, la Chiesa di Cristo ha bisogno di ministri dal cuore profetico:

– profeti di mistero e di comunione, che sappiano rendere visibile il Mistero attraverso la comunione della Chiesa a loro affidata.

– profeti di unità e di concordia, che sappiano offrire la loro vita per realizzare l’ut unum sint nell’unica Chiesa di Cristo che è Madre di misericordia, di perdono e di speranza; che è comunità dove c’è spazio per tutti, dove ognuno deve sentirsi chiamato per nome, dove tutti sono corresponsabili per il progetto di liberazione e di risurrezione.

– profeti in povertà di spirito al servizio dell’amore, che sappiano apparire come trasparenza di Cristo povero e servo.

– profeti ricolmi di Spirito Santo, che siano testimoni dell’incontro con il Cristo Risorto. Uomini di speranza contro ogni speranza che siano capaci di offrire all’uomo risposte totali e definitive.

– profeti della perenne Pentecoste, che sappiano gridare all’umanità che esiste una violenza più forte dell’odio, della guerra, del terrore: la “violenza” dell’amore. Profeti capaci d’annunziare che c’è una felicità più vera, più autentica del possesso, del potere, di ogni forma di droga: ritrovare se stessi come dono che Dio vuole fare a tutta quanta l’umanità.

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