La sussidiarietà aiuta l’Italia

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Il Rapporto sulla sussidiarietà 2013/2014, che la Fondazione per la Sussidiarietà ha realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, affronta i temi dell’efficienza e della qualità dei servizi sociali in Italia, con una particolare attenzione al contributo della sussidiarietà, il principio che mette al centro il valore di ogni persona e il ruolo delle iniziative ‘dal basso’.

La prima parte del Rapporto illustra i risultati di un’indagine quantitativa sui costi di alcuni servizi sociali (asili nido, housing sociale, housing universitario, cura degli anziani, riabilitazione). L’obiettivo dell’analisi è duplice: verificare se vi siano differenze di efficienza nell’offerta del servizio tra organizzazioni private non profit ed enti pubblici, a parità di qualità percepita dagli utenti. Presentando il rapporto il prof. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha affermato:

“Dall’analisi condotta sui costi di housing universitario, asili nido, cura degli anziani, riabilitazione, housing sociale è stato possibile confrontare l’efficienza nell’offerta del servizio delle organizzazioni private non profit e degli enti pubblici… Il Rapporto colma una grave carenza del nostro sistema di welfare: la ridotta disponibilità di informazioni sui costi dei servizi sociali.

A differenza di quanto accade in altri settori di interesse pubblico, per i servizi sociali oggi non esistono in Italia pratiche consolidate di rilevazione dei costi e di analisi di efficienza ‘micro’, ovvero a livello delle singole organizzazioni. Infatti, le statistiche pubbliche si concentrano sulla spesa aggregata dei Comuni per tali servizi, un’informazione interessante da diversi punti di vista, ma non utilizzabile per un’analisi dei costi dei servizi”.

Dal Rapporto è emerso che non ha più senso opporre gestione pubblica e gestione privata nei settori del welfare e che, tenendo conto di efficacia, efficienza e qualità dei servizi, la prospettiva migliore è quella di una loro complementarietà. Infatti, i risultati presentati nella prima parte del Rapporto dicono che, a parità di qualità percepita dagli utenti delle strutture pubbliche e non profit esaminate, queste ultime risultano più efficienti. Mentre, la seconda parte del Rapporto mette in luce, con un’indagine qualitativa, le caratteristiche delle organizzazioni private senza fini di lucro che ne decretano il successo.

Il Rapporto offre un contributo innovativo che consiste nella proposta di un metodo di raccolta e analisi dei dati di costo e di prestazione delle attività, e di alcune dimensioni di efficacia (in particolare legate alla soddisfazione dell’utente), in modo che siano paragonabili per diverse organizzazioni, pubbliche o private. Il metodo usato è l’Activity Based Costing.

Quello che viene identificato è il ‘costo pieno’, ottenuto come somma di costi diretti (relativi all’erogazione del servizio) ed indiretti (per l’amministrazione, le strutture e le utenze), comprensivo di tutte e sole le risorse assorbite nel processo di erogazione del servizio, indipendentemente dall’origine del finanziamento e dal verificarsi stesso di una spesa, per concentrarsi sul costo che chiunque dovesse finanziare il servizio dovrà sostenere.

Il Rapporto non contiene un’analisi statistica su meriti e criticità delle organizzazioni pubbliche e non profit, quanto piuttosto un innovativo contributo di natura prevalentemente metodologica che, utilizzando alcuni ‘casi’, mostra il possibile utilizzo della tecnica dell’analisi dei costi e delle performances, al fine di offrire uno strumento utile a migliorare l’efficienza e l’efficacia dei servizi, da chiunque prestati.

Ed ecco allora qualche numero emerso dalla ricerca: i costi delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 23% (tra il 17% per l’housing universitario e il 41% per gli asili nido) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico, senza che questo significhi una minore attenzione alla qualità. Al contrario, nelle istituzioni non profit esaminate la qualità dei servizi, con riferimento alla soddisfazione degli utenti o delle loro famiglie, risulta molto simile a quella degli enti pubblici o perfino leggermente superiore.

In una scala da 1 a 10, il punteggio è di 8,25 per le organizzazioni non profit e di 7,66 per le realtà pubbliche. Ad esempio per quanto riguarda gli asili nido i costi unitari delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 41% (7.700€/bambino annui contro 13.100) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico. Nella conclusione il Rapporto conferma la necessità di un approfondimento del concetto di servizio pubblico alla persona, più rilevante della distinzione tra gestione privata e gestione statale, al punto da far apparire pretestuosa una loro contrapposizione.

In particolare, per ciò che riguarda i servizi pubblici, una più netta divisione tra livello amministrativo e di controllo e attività più direttamente operative nella prestazione dei servizi, aiuterebbe la formazione di unità autonome di servizio, ‘imprese sociali pubbliche’, enti pubblici che perseguano, secondo sussidiarietà e autonomia: efficienza, efficacia, soddisfazione dell’utente e siano anche in grado di collaborare, dove necessario, con le organizzazioni private.

L’esperienza dei servizi sociali del privato non profit mostra come sia priva di fondamento l’opposizione tra attenzione ai bisogni della persona e apertura al ‘mercato’, inteso come spazio nel quale misurarsi con le domande emergenti di servizio e con la capacità di scelta degli utenti e delle istituzioni che li rappresentano, senza ricercare protezioni. La sussidiarietà quindi si presenta come un reale e potente alleato dello Stato nell’assolvimento di una parte cospicua, e centrale, delle sue funzioni.

Ed infine si evince un concetto di solidarietà come impegno verso una maggiore giustizia sociale, realizzata attraverso la presenza di diversi operatori, differenti per approccio al servizio ma comparabili in termini di prossimità alla persona, di efficacia e di efficienza. L’attenzione ad un oculato controllo della spesa destinata ai servizi, oltre che alla loro qualità, è l’elemento ormai imprescindibile attraverso cui liberare risorse da destinare alle fasce più bisognose della popolazione.

Al termine il prof. Vittadini ha concluso, affermando che porre ancora in contrapposizione pubblico e privato non profit è quindi un anacronismo da superare: la sussidiarietà, oltre che il riconoscimento di quanto di buono c’è in atto nella società, è una necessità imposta dalla crisi e dal bisogno di giustizia sociale.

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