La Sindone ci immette nella Settimana Santa

Nel 1356, a Lirey in Francia, un nobile, Geoffroy de Charny. depositava presso la chiesa da lui stesso fondata un lungo lenzuolo di lino sul quale si poteva vedere quella che fu subito interpretata come l’impronta di Cristo crocifisso e morto. Ceduta dall’ultima discendente di Geoffroy ai Savoia nel 1453, la Sindone rimase di loro proprietà sino al 1983, quando fu destinata per testamento da Umberto II di Savoia alla Santa Sede.

Al termine dell’ostensione del 2000 il Lenzuolo è stato definitivamente sistemato, completamente disteso, nella sua nuova teca, lunga oltre cinque metri, che permette di garantire i necessari parametri ambientali e di sicurezza per una sua ottimale conservazione, collocata nella cappella del transetto sinistro del Duomo di Torino, appositamente ristrutturata per contenere anche i complessi apparati che consentono di mantenere i parametri. E di nuovo la Sindone si appresta ad essere visibile ai fedeli fino a giugno.

Quindi per l’occasione, l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha inviato a tutti i fedeli un messaggio per vivere la Pasqua, ‘L’Amore più grande genera speranza di vita eterna’, che fa esplicito riferimento al motto dell’imminente Ostensione: “Quando pensiamo alla Pasqua, ci viene subito in mente il Signore Crocifisso con la sua carica di dolore, ma anche di vita che nasce dalla Croce.

Quest’anno il tempo pasquale sarà caratterizzato nella nostra Arcidiocesi dall’ostensione della Sindone, che dalla Pasqua trae la forza evocativa di quell’Amore più grande che il Signore Gesù ha donato al mondo intero. La vittoria di Cristo sulla morte che celebriamo a Pasqua è frutto della fede in Dio che lo anima sulla croce e dell’amore che vince l’odio, la violenza e l’ingiustizia. Affidarsi a Dio e amare anche chi non ci ama conduce alla risurrezione, alla vittoria pasquale”.

La fede cristiana è alimentata dalla speranza di una vita nuova, che permette di superare le più dure prove della nostra esistenza terrena: “E’ questo l’annuncio pasquale che risuona da duemila anni nel mondo; questo è il cuore della fede cristiana, l’assoluta discriminante tra chi crede e chi non crede. Credere infatti che Cristo è risorto significa accettare la testimonianza degli Apostoli che hanno sperimentato dal vivo l’evento della risurrezione.

La loro fede era debole, incerta, carica di dubbi, delusa, anche di fronte al sepolcro vuoto e alle prime apparizioni del Signore. Pensavano di vedere un fantasma, volevano toccare le sue mani e i suoi piedi per verificare se era proprio lui, avevano un senso di timore nell’incontrarlo. Gesù era lì davanti a loro, mangiava con loro e discorreva della sua passione e morte invitandoli a non essere increduli, ma credenti”.

Nel messaggio l’arcivescovo di Torino afferma che l’uomo è fatto per la vita e quindi ha la tensione verso la felicità, anche se la morte sembra distruggere ogni possibilità di vita, perché l’Amore è più grande: “Questa è la vera e unica speranza che sorregge tutta l’esistenza e permane nonostante le delusioni, le sconfitte, le prove di ogni genere: Dio, il Dio della vita che in Gesù Cristo ci ama oggi e ci amerà sempre, perché è fedele ed eterno il suo amore per ciascuno di noi. L’annuncio della Pasqua risuona dunque nel profondo dell’animo di ogni uomo e resiste alle usure del tempo e della vita che passa e, per chi crede, apre la via dell’eternità”.

Da questa decisione deriva il fatto che vivere la Pasqua significa dare un senso nuovo alla nostra esistenza: “… Perché dalla risurrezione di Cristo nasce quella incrollabile speranza nella vittoria del bene sul male, dell’amore sull’odio e la violenza, della vita sulla morte, che ha la potenza di cambiare ogni situazione, anche la più tragica e negativa, con la certezza che tutto in Dio è possibile…

Chi crede ha la certezza che l’amore, la vita, la felicità… tutto potrà durare, perché Cristo ha vinto anche l’ultimo nemico dell’uomo che è la morte. Questo è il Vangelo, la buona notizia che nasce dalla risurrezione del Signore e che dobbiamo testimoniare a tutti con la nostra vita. Vivere da risorti significa non scoraggiarci mai, perché il male può essere vinto, ogni forma di ingiustizia e di violenza superata, la stessa sofferenza diviene via di salvezza come è stata quella di Gesù”.

Infine riprendendo il racconto del Vangelo di san Giovanni (20,1-10), mons. Nosiglia invita tutti a dare testimonianza della propria fede: “Io, come vescovo, e voi genitori e nonni, voi adulti cristiani che avete visto per primi, confermiamo i ragazzi e i giovani, con la testimonianza della nostra vita, che Gesù è veramente risorto! Tutti lo possiamo fare con verità, perché abbiamo ricevuto la stessa testimonianza dagli Apostoli, da coloro che ci hanno fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Essi non hanno seguito favole artificiosamente inventate, ma sono stati testimoni oculari della potenza del Signore. Quello che hanno veduto e udito, ce lo hanno trasmesso, perché la loro gioia sia la nostra e noi siamo in comunione con loro e con il Padre e Gesù Cristo, mediante il suo Spirito. Tocca dunque a ciascun cristiano, piccolo, giovane o adulto, fare lo stesso: vedere e credere sulla base della testimonianza della Chiesa, per diventare testimone credibile della Pasqua del Signore.

E’ questo l’impegno del diventare cristiani, che, ad ogni età della vita, si pone al credente. Mai possiamo dirci cristiani fino in fondo. Abbiamo bisogno di vedere e credere con maggiore convinzione e sincerità, perché, anche per un credente, la comprensione della Scrittura e l’accoglienza della testimonianza degli Apostoli, che ci rivela la risurrezione del Signore, resta un punto di arrivo permanente verso cui tendere con la mente, il cuore e la vita”.

E conclude la lettera con l’invito a cercare il Signore: “Ebbene, io vi assicuro che colui che, con sincerità, cerca il Signore, lo trova, perché è Egli stesso che si fa incontrare sulla strada della vita. La sua voce risuona potente nel cuore ed indica il cammino da percorrere per superare ogni tristezza ed ogni prova e gustare fino in fondo l’amore. Non temete, dunque, e fate come Pietro e l’apostolo che Gesù amava: correte veloci verso il sepolcro dove hanno pensato di seppellire per sempre il Signore della vita, che, invece, trionfa e risorge”.

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