Cominciati i lavori del Concistoro. Per una riforma non fine a se stessa

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È arrivato mezzora prima nell’aula del Sinodo, ha salutato i padri sinodali, e poi ha letto un discorso in cui si sottolineava come la riforma della Curia “non è fine a se stessa”, ma serve piuttosto a dare maggiore armonia ai dicasteri. Papa Francesco partecipa in prima persona ai lavori del Concistoro, chiamato a discutere le prime idee di una riforma che prenderà tempo. Perché è vero che alcuni provvedimenti saranno presi ad experimentum, come la ormai sempre più possibile creazione di due super-congregazioni che accorpino una decina tra Pontifici Consigli ed Accademie. Ma è anche vero che ormai è diventata sempre più plausibile l’ipotesi che tutte le proposte vengano affidate ad una commissione di esperti, che poi porterà i risultati ad una commissione cardinalizia, che stilerà la relazione finale da sottoporre poi al vaglio del Papa.

Lo spiega Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, in uno dei quotidiani briefing con i giornalisti. La prima mezza giornata di lavori si apre con la preghiera dell’Ora Terza, il discorso del Cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio, che sottolinea la volontà dei cardinali di collaborare con il Papa; e poi, l’intervento di Papa Francesco, che ricorda che “la meta da raggiungere è sempre quella di favorire maggiore armonia nel lavoro dei vari dicasteri e uffici al fine di realizzare una più efficace collaborazione in quell’assoluta trasparenza che edifica l’autentica sinodalità e la collegialità. La riforma non è fine a se stessa, ma un mezzo per dare una forte testimonianza cristiana; per favorire una più efficace evangelizzazione; per promuovere un più fecondo spirito ecumenico; per incoraggiare un dialogo più costruttivo con tutti”.

Come di consueto, Papa Francesco chiede la parrèsia. E si può dire che questa c’è. Il Cardinal Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, coordinatore del Consiglio dei Cardinali racconta il metodo di lavoro che si è svolto, la raccolta dei contributi (un centinaio), il modo in cui si è proceduto nel delineare il progetto di riforma, l’impegno del Consiglio, che non si è limitato alla riforma della Curia, ma ha anche discusso in questi mesi (otto incontri, oltre cinquanta sessioni) anche del regolamento generale del sinodo, della pontificia commissione per la protezione dei minori, della comunicazione vaticana, dell’economia con l’audizione delle Pontificie commissioni di referenza su IOR e struttura economico amministrativa della Curia.

Poi, il vescovo di Albano Marcello Semeraro, coordinatore del Consiglio dei Cardinali, ha presentato la sua relazione. Una relazione divisa in due parti, spiega padre Lombardi. La prima parte riprendeva la bozza presentata ai capi dicastero il 24 novembre, con delle variazioni. Per esempio, la Pontificia Accademia per la Vita era inizialmente inserita nella Congregazione Giustizia e Pace, e ora invece si trova nella Congregazione Laici, Famiglia e Vita. Anche la Congregazione Giustizia e Pace ha cambiato un po’ forma, si chiama Carità, Giustizia e Pace e ha come dicastero “guida” Cor Unum.

La seconda parte dà delle basi teologiche alle scelte, che mancavano nella prima bozza, solo funzionale, e quasi secolare nel linguaggio. Secondo l’Osservatore Romano, il vescovo Semeraro “ha richiamato in particolare la natura specifica della Curia romana e le sue funzioni costitutive, ipotizzandone una razionalizzazione e un riordinamento”.

Si è parlato anche della Segreteria di Stato, e se ne è esaltato soprattutto il suo ruolo di moderazione, ovvero quello della prima sezione, che si occupa degli Affari Generali. Nessuna figura aggiuntiva dunque, come si poteva pensare.

Tra i nuovi dipartimenti, la proposta di uno tutto dedicato all’ecologia umana all’interno della Congregazione “Carità, Giustizia e Pace”, che esalterebbe la preoccupazione del Papa per l’ambiente e allo stesso tempo metterebbe in luce una impostazione sociale del problema ecologico.

Dodici gli interventi che sono seguiti alla presentazione della relazione. Padre Lombardi ha detto che “dato che si parlava di riforma della Curia, è normale che i primi a parlare sono quelli che conoscono meglio la materia”. Le preoccupazioni sono state varie, e sembra soprattutto delineate sul profilo teologico. Si è parlato molto di sinodalità, ma alcuni cardinali hanno fatto notare che il concetto più corretto sarebbe quello di collegialità. E alcuni hanno chiesto anche maggiore coordinamento tra i dicasteri.

Ma i riflettori sono tutti puntati sulla mattinata di domani, quando il Cardinal Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, farà il suo rapporto sulla situazione economica. La stesura degli Statuti del Consiglio per l’Economia ha creato qualche dissidio interno. Il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ha inviato una nota in cui spiegava dove lo statuto andava emendato, per mantenere una unità giuridica sulla Curia. Commenti che sono stati interpretati – in alcuni commenti – come una resistenza alla riforme. Ma il Cardinal Coccopalmerio lo smentisce: “Il Pontificio Consiglio non resiste alle riforme. Il Pontificio Consiglio svolge il suo lavoro, e mette in luce se ci sono eventuali discordanze giuridiche, da riallineare.”

Resta, alla fine, un dato da tenere in considerazione. Di 247 cardinali, erano presenti solo 148, più 19 dei venti presuli che prenderanno la berretta rossa il 14 febbraio. All’appello, ne mancavano almeno un terzo.

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