Un Papa “americano” al congresso degli Stati Uniti

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Ormai è una consuetudine quella delle visite istituzionali dei Pontifici a parlamenti e Assemblee sovranazionali. E Papa Francesco prosegue la via aperta da Paolo VI negli anni del Concilio e percorsa con passione dai suoi successori. Dopo Giovanni Paolo II che parlò al palamento polacco e a quello italiano, dopo Benedetto XVI che fece un memorabile discorso a quello tedesco, arriva il turno di un Papa americano in America. E poco importa infondo se Francesco viene dal sud del continente e gli Stati Uniti sono il nord. La vista di Francesco al Congresso Usa il prossimo 24 settembre indica soprattutto un cambiamento di attenzione dall’ Europa all’ America.

Certo Bergoglio ha visitato le istituzioni europee come fece Giovanni Paolo II, ma in modo formale, veloce, parlando di una Europa “nonna”, con il fiato corto.

Francesco è un Papa americano, eletto dai cardinali di tutto il continente proprio come americano. E lo si capisce anche dalla scelta dei viaggi del 2015.  Oltre l’ Asia, che per la Chiesa Cattolica rimane la sfida del futuro anche per la sospirata visita in Cina, il Papa ha scelto America e forse Africa. In Europa solo Sarajevo. Non per la sua europeicità, ma come simbolo di un dialogo interreligioso che è stato violato dalla guerra.

Niente Spagna, dove vescovi e fedeli lo attendevano per i 450 anni di Tersa d’ Avila, e forse neanche Francia, dove pure sembrava voler andare.

Per il Papa che viene dalla fine del mondo la scelta obbligata è quella di uscire dai confine europei. Parlare dei poveri nelle istituzioni che decidono delle sorti economiche del mondo.

E lo fa accogliendo inviti, come è stato nel pontificato di Giovanni Paolo II, ma anche improvvisando scelte che hanno un grande impatto mediatico. Le “prime volte” piacciono ai media più delle consuetudini.

Del resto a Papa Francesco piace stupire. E’ il suo modo di comunicare e di “agganciare” le masse. Lontano dai dibattiti culturali che piacevano ai suoi predecessori,  il Papa americano farà un discorso di certo basato sui temi a lui cari della cultura dello scarto e della tutela dell’ambiente. Forse per settembre potrebbe portare al Congrsso il testo della enciclica “verde” che si sta preparando in Vaticano. Senatori e deputati sapranno ascoltare  il messaggio del Vangelo spiegato in modo diretto e “americano” da un Papa più vicino alla loro mentalità rispetto ad un Papa “ romano.”?

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