Don Artime: come don Bosco, con i giovani, per i giovani!

Con l’inizio del 2015 si è entrati nel cuore del Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione Salesiana. Sabato scorso a Torino si è svolta la commemorazione civile nazionale del Santo con lo spettacolo-evento, ‘Un amore moderno da 200 anni’ al Teatro Regio, alla presenza delle più alte cariche istituzionali, civili e religiose; lo spettacolo ha rappresentato l’attualità del messaggio di don Bosco.

Le cinque dimensioni del carisma salesiano sono state evocate da personaggi prestigiosi provenienti da mondi differenti coordinati dal conduttore e direttore artistico dell’evento, Gigi Cotichella: suor Giuliana Galli, vicepresidente di Fondazione Compagnia di San Paolo; Rolando Picchioni, presidente del Salone del Libro; Lodovico Passerin D’Entreves, senior advisor FCA; Pietro De Biasi, responsabile Industrial Relations FCA; Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, e, tra gli artisti, gli attori Laura Curino e Giacomo Poretti, l’artista Eugenio Allegri, il ballerino italo-argentino Gabriel Iturraspe, il polistrumentista e stomper Andrea Vanadia.

Nell’introdurre lo spettacolo al Teatro Regio il rettore maggiore dei Salesiani, don Angel Fernandez Artime, ha affermato: “Don Bosco è un dono dello spirito per la chiesa e per il mondo, tutti hanno riconosciuto il valore della sua azione educativa e sociale e noi, come famiglia salesiana, vogliamo essere riconosciuti per il nostro amore per i giovani, e fra loro, gli esclusi, gli abbandonati, i più poveri…

I giovani italiani, così come i giovani di tutto il mondo, hanno ancora bisogno di noi che siamo gli eredi di un uomo straordinario ma umile, tessitore della storia. Ai giovani bisogna saper offrire l’opportunità di essere onesti cittadini e buoni cristiani e la prima sfida è capire com’è il mondo dei giovani e cosa vogliono perchè è facile essere adulti lontano dai giovani”.

Altro momento importante è fissato a fine mese, quando a Torino si svolgerà un incontro tra il Rettor Maggiore e i 30 Superiori Generali dei 30 gruppi canonici della famiglia salesiana per fare il punto sulla strada percorsa e mettere in cantiere nuove proposte e sfide educative suscitate dall’esperienza delle singole realtà del mondo.

E per l’occasione don Ángel Fernández Artime presenterà il ‘giubileo salesiano’ per celebrare i 200 anni della nascita di san Giovanni Bosco, ritenuto un vero ‘momento storico’, in quanto “tra il 1914 e il 1915 l’Europa e il mondo intero erano schiacciati dalla morsa della Prima guerra mondiale. Impossibile, allora, qualsiasi forma di celebrazione. Per di più, oltre 2000 sacerdoti salesiani furono chiamati alle armi per nazionalità. Il dramma nel dramma: al fronte era facile trovarsi nemico un confratello”.

Quindi per rendere questo santo più vicino ai giovani di oggi il Rettor Maggiore dei salesiani ha presentato la ‘Strenna 2015’: ‘Come don Bosco, con i giovani, per i giovani!’, che è il tema scelto per l’anno del Bicentenario della nascita, che va dritta al cuore della missione. Il Rettor Maggiore ha illustrato i tratti salienti della Strenna: il suo essere parola di unità per tutta la Famiglia Salesiana; lo sguardo su don Bosco per assumere il cuore del Buon Pastore; l’attenzione preferenziale per i giovani, e in particolare quelli poveri; il ricordo del primo centenario della nascita di don Bosco e la realtà attuale di questo Bicentenario:

“Nelle Memorie Biografiche leggiamo che una strategia usata da Don Bosco era quella di scrivere, ogni tanto, un bigliettino, facendolo arrivare a colui cui voleva dare un consiglio… Ma oltre a questo, fin dai primi anni dell’Oratorio, Don Bosco aveva cominciato a consegnare, verso la fine dell’anno, una Strenna a tutti i suoi giovani in generale e un’altra a ciascuno in particolare.

La prima, quella generale, consisteva solitamente nell’indicare alcuni modi di procedere e degli aspetti da tenere presenti per il buon andamento dell’anno che stava per cominciare. Quasi ogni anno Don Bosco continuò a dare tali Strenne”. Il Rettor Maggior ha illustrato il metodo educativo di don Bosco e la sua attualità:

“Questa predilezione per i giovani, per ciascun giovane, era quella che lo portava a fare tutto ciò che fosse possibile, a rompere ‘ogni stampo’, ogni stereotipo, in modo da arrivare ad essi… Questa predilezione per i giovani portava Don Bosco a porre tutto il suo essere nella ricerca del loro bene, della loro crescita, sviluppo e benessere umano, e della loro salvezza eterna.

Era questo l’orizzonte di vita del nostro padre: essere tutto per loro, fino all’ultimo respiro!.. E al centro di tutta questa azione e della sua visione c’è stato, come vero motore della sua forza personale ‘il fatto che egli realizza la sua personale santità mediante l’impegno educativo vissuto con zelo e cuore apostolico’, la carità pastorale”. Don Bosco conosceva il cuore dei giovani, perché sapeva leggere i segni dei tempi:

“Io credo, e tanti di noi crediamo, che Don Bosco aveva una capacità speciale per sapere leggere i segni dei tempi. Seppe fare propri tanti valori che il suo tempo gli offriva nel campo della spiritualità, della vita sociale, dell’educazione… e fu capace di dare a tutto questo una impronta tanto personale che lo ha distinto e differenziato da altri grandi del suo tempo.

Tutto ciò gli permetteva di leggere l’oggi come se vivesse già nel domani! L’oggi di Don Bosco, veniva guardato da lui con gli occhi dello ‘storico di Dio’, gli occhi di colui che sa guardare alla storia per riconoscere in essa i segni della Presenza di Dio”.

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