Giorno della memoria: ‘Vietato l’ingresso’ ad ebrei e rom

“Da che mondo è mondo i rom e gli ebrei sono stati sempre usati come capri espiatori su cui riversare il malcontento dell’opinione pubblica soprattutto nei periodi di crisi economica: le leggi razziali non esistono più nella legislazione ma sono rimaste nelle menti dei nostalgici e periodicamente riappaiono sotto diverse forme”: si conclude con queste parole preoccupate del cantautore e saggista Alexian Santino Spinelli, una delle figure più conosciute fra i rom italiani, il rapporto ‘Vietato l’ingresso’, realizzato dall’Associazione 21 luglio e presentato in occasione della Giornata della memoria.

Un volume di 120 pagine che indaga il passato e il presente dell’esclusione sociale e che per farlo alimenta e promuove un dialogo fra la comunità ebraica e la comunità rom della capitale: il tutto con il supporto di 21 personaggi, perlopiù rom o ebrei, che vengono chiamati con altrettante interviste a fornire la loro percezione ed interpretazione della situazione attuale. Il lavoro nasce da un ben preciso fatto di cronaca, datato marzo 2014: sulla vetrina di una panetteria del quartiere Tuscolano, nella periferia sud-orientale di Roma, compare un cartello scritto a mano: ‘E’ severamente vietato l’ingresso agli zingari, anche davanti al negozio’.

L’Associazione 21 luglio, omettendo nome, indirizzo e ogni altra informazione utile a identificare il negoziante, decide di far circolare la notizia e la rende pubblica, affiancando due altri cartelli che nella Germania del 1938 e nel Sudafrica del 1953 impedivano l’ingresso ad ebrei e neri. Dalla volontà di capire meglio questo fatto è nato il contatto con esponenti della comunità ebraica romana, che si è allargato poi ad insegnanti, storici, antropologi e giornalisti, intellettuali ebrei non aderenti a comunità religiose e, naturalmente, artisti, mediatori culturali, attivisti e docenti universitari rom.

Ne sono venute fuori 21 interviste, fra le quali 8 a persone ebree, 8 a rom e 5 a persone che non sono né ebree né rom. Si inizia con la ricercatrice Pupa Garribba e la pedagoga Claudia Zaccai per concludere con Piero Terracina, dirigente d’azienda e testimone diretto del campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau, con l’antropologo Ulderico Daniele, con il musicista e docente universitario Alexian Santino Spinelli, con l’attrice rom Djiana Pavlovic. Una raccolta di idee e spunti alla quale segue una parte del rapporto nata dall’idea di mettere in scena un dialogo tra esponenti di due popoli, quello ebraico e quello rom.

Infatti il nome è ‘porrajmos’, che significa devastazione: nome dato allo sterminio di 500.000 viaggianti, rom, sinti e nomadi perpetrato dai nazisti in Europa. Poco studiato a livello accademico e sociale, e relativamente trascurato dai media generalisti, il ‘porrajmos’ è stato il genocidio del popolo Romanì perpetrato nei territori occupati da tedeschi e italiani. Il fenomeno non è stato, in Italia, legato solo al promulgamento delle leggi razziali ma ha visto il suo avvio a partire dagli Anni Venti.

Per capire la storia ed alcune manifestazioni odierne abbiamo chiesto a Danilo Giannese, responsabile della comunicazione dell’associazione ‘21 luglio’, organizzazione non profit impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinte, di spiegarci il perché del risentimento contro questo popolo, più forte sotto il nazifascismo ed oggi più larvato:

“Questo è stato l’obiettivo della ricerca… Sono pregiudizi che continuano a dipingere i rom come autori di azioni illegali e criminali, quando in realtà manca quella sfera che porta in luce realtà totalmente diverse. In Italia ci sono circa 180.000 rom e sinti, di cui i tre quarti vivono una vita normale come qualsiasi cittadino, hanno un lavoro e studiano.

Invece un quarto vive nei ‘campi’ ed è di loro che si parla esclusivamente senza approfondire le cause del disagio all’interno di questi campi, che come ha portato alla luce l’inchiesta ‘Mafia capitale’ sono luoghi di segregazione sui quali ci sono anche interessi economici. Tutto questo si trasforma in un pregiudizio negativo”.

Tornando alla ‘giornata della memoria’: quale è stato il motivo dello sterminio di questo popolo?
“Come gli ebrei, anche i rom ed i sinti sono stati rinchiusi nei campi di concentramento e sono stati sterminati. Si calcola che circa 500.000 persone sono state sterminate. Il motivo non ha ragion di essere, come quello per cui sono stati sterminati gli ebrei. Però di questo sterminio si è parlato poco ed in alcuni casi non se ne è mai parlato. Speriamo che con l’iniziativa organizzata al Senato cresca la consapevolezza di questo altro genocidio che ha colpito i rom ed i sinti, affinché la loro memoria sia ricordata alla pari del genocidio degli ebrei, come giustamente si ricorda”.

Perché è stato sempre dimenticato questo genocidio?
“E’ stato dimenticato perché probabilmente le comunità rom e sinti non hanno avuto la stessa determinazione di voler rivendicare il ricordo dello sterminio di cui sono state vittime. Però è un sentimento che si sta risvegliando nelle menti di queste persone e sicuramente cresce il desiderio di parlare sempre più di questo tragico momento della storia”.

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