Bagnasco: appello all’ Occidente che svuota la vita di significato

Sinodo, assemblea generale, Convegno di Firenze, colonizzazione della famiglia, terrorismo e soprattutto Italia. Nella prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente dei vesocovi italiani i temi caldi del dibattito pubblico ci sono tutti. Bagnasco riprende le parole del Papa nella Filippine sulla famiglia, sul rischio della colonizzazione idielogica e sulla apertura alla vita. Lascia da parte conigli e pugni e legge con puntualità anche la tragedia della brutalità di un terrorismo che arriva anche a reclutare in Europa. “L’Occidente – ha detto Bagnasco- dovrebbe fare un serio esame di coscienza e chiedersi il perché di questo arruolamento violento e suicida. Perché? Una ragione è che un certo islamismo fondamentalista riempie il vuoto nichilista dell’Occidente. L’anima di un uomo, come di un popolo e di uno Stato, non si può riempiere di dubbi e di cose materiali: queste sono necessarie, ma non danno senso alla vita. Il senso si trova su un piano diverso, qualitativo. Il mondo occidentale ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza.” Temi antropologici di ampio respiro. “Di quale uomo si sta oggi parlando? – si chiede il cardinale- Quello semplicemente economico o quello segnato da dignità e trascendenza? È soggetto oppure oggetto che viene verbalmente enfatizzato, ma che di fatto viene usato? Dov’è finito quel grande disegno di cui sentiamo la bellezza e la necessità, ma di cui i popoli avvertono il peso? E ancora, qual è lo scopo della colonizzazione in atto? Forse capovolgere l’alfabeto dell’umano e ridefinire le basi della persona e della società? La persona, anziché in relazione con gli altri, è allora concepita come individuo sciolto da legami etici e sociali, perché l’unica cosa che conta diventa la libertà individuale assoluta. Si dice famiglia, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio – che ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza – e dai due generi. Si parla dei figli come se fossero un diritto degli adulti e un oggetto da produrre in laboratorio, anziché un dono da accogliere. In Europa si vuole far dichiarare l’aborto come un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza, e si spinge perché sia riconosciuto il cosiddetto aborto “post partum”! Si afferma la qualità della vita, ma la si concepisce come efficienza e produzione, anziché come rete di relazioni di giustizia e di solidarietà. Si discute sulla malattia e sulla morte come qualcosa che deve essere a nostra disposizione, e non invece nella prospettiva per cui la salute di ogni cittadino interessa il bene comune. Insomma, si ricerca la garanzia dei diritti individuali, ma si dimentica la serie dei corrispettivi doveri sociali, senza dei quali una realtà comunitaria non sta in piedi. Per questo, se la famiglia è il baricentro esistenziale da preservare, l’impegno nella vita sociale è aspetto irrinunciabile della presenza dei cattolici nel nostro Paese.”

Un paese, l’Italia torturato dalla “lama del disagio” che “continua a tormentare moltissime famiglie che non arrivano da tempo alla fine del mese; anziani che attendono le loro magre pensioni mangiando pane e solitudine; giovani che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro; adulti che il lavoro lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare.” Le soluzioni populistiche non bastano più, e non serve vendere “i gioielli di casa frutto dell’intelligenza e della capacità dei nostri padri, perché, poi, si resta con niente in mano – né strutture né professionalità – in balia di chi guarda all’Italia come ad una preda succulenta e ambita da spolpare. Alla fine di queste operazioni d’azzardo, si resta con pochi pezzi in mano, pezzi che – scollati gli uni dagli altri – diventeranno sempre più deboli, pronti per essere azzannati al momento opportuno da quanti non hanno certamente a cuore il bene del nostro Paese.” E questo deve essere un monito anche per l’ Europa che “deve stare attenta perché – nello scenario mondiale dei mercati e dei poteri – ciò che rischia oggi l’Italia, domani toccherà a lei.”

Parla dei problemi di corruzione senza paura il cardinale e della possibilità di investimento seri: “i denari ci sono, e non pochi, ma gli investimenti sono scarsi. Non si tratta di fare degli oboli a nessuno, ma di mettere in gioco se stessi e qualcos’altro, avendo le doverose garanzie di serietà, correttezza e celerità dei pubblici poteri. Esiste l’onestà dei singoli e delle aziende, ma esiste altresì l’onestà dello Stato e della burocrazia, come di ogni altro legittimo potere, che non deve affermare se stesso, ma unicamente la giustizia.”

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