Sei in Iran? Ora puoi leggere il catechismo in lingua farsi

Ci sono voluti anni, perché la precisione delle parole e l’esattezza teologica non doveva essere in nessun modo intaccata. Ma l’edizione del Catechismo della Lingua Cattolica in lingua farsi, ovvero il persiano, è ormai diventata una realtà. Tanto che padre Miguel Anguel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, fa capire alla presentazione del volume in Università Gregoriana che si aspetta molto da quello che questa traduzione può fare in termini di dialogo interreligioso. E chiede anche, in maniera velata, un maggiore impegno verso il dialogo da parte dei leader religiosi. Una richiesta che è diventata pressante da parte del dicastero di cui fa parte e che è ancora più importante oggi.

Perché di fronte agli attacchi al magazine satirico francese Charlie Hebdo, da subito il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso aveva chiesto una presa di posizione netta dei leader religiosi, ma anche più rispetto per le religioni nei media. E perché, nel mezzo delle notizie sulla mattanza dei cristiani da parte dello Stato Islamico, era stato lo stesso Cardinal Tauran, presidente del Pontificio Consiglio, a indirizzare una dichiarazione fortissima, che chiedeva a tutti i leader, soprattutto islamici, di prendere una posizione netta.

Si sbaglierebbe però a inserire la traduzione del Catechismo della Chiesa Cattolica in questa dialettica che in maniera fuorviante viene definita di “scontro delle civiltà”. Esso si presenta piuttosto come uno strumento di dialogo. Perché è dalla conoscenza reciproca, dal moltiplicarsi della cultura, che si genera quella cultura dell’incontro che tanto è cara a Papa Francesco.

Sottolinea Padre Ayuso: “Il tempo ci dirà se questa pregevole opera di traduzione del Catechismo della Chiesa Cattolica contribuirà a far crescere la cultura dell’incontro che sta tanto a cuore a Papa Francesco. Molto dipenderà, ovviamente, dalla disponibilità e dall’apertura degli operatori locali e, in primis, delle Chiese cristiane, che potranno servirsene per presentare, in modo equilibrato ed inequivocabile, i contenuti della fede ai membri della altre tradizioni religiosi, in particolare a quelli del variegato mondo islamico presente in Iran.”

L’idea della traduzione del Catechismo in farsi nasce all’Università delle Religioni e delle Confessioni, che si trova alla periferia di Qum, la città santa dell’Islam sciita. Lontana circa 90 chilometri dalla capitale Teheran, Qum è il cuore dell’Iran religioso. Lì c’è il santuario dove riposano le spoglie di Fatima Masumeh, sorella di Reza, l’ottavo imam dello sciismo duodecimale: lo visitano in 15 milioni di persone l’anno.

Di questa spiritualità “beve” la città, in cui ci sono oltre cento centri di studio, e conta tra i 50 mila e 60 mila studenti di Corano e Islam su una popolazione di circa un milione di persone. Tra questi, 2 mila si sono dedicati allo studio delle altre religioni: cristianesimo, ebraismo, buddhismo e induismo.

È in questo contesto che nasce la traduzione in farsi del Catechismo della Chiesa Cattolica. Direttore del progetto è Ahmad Reza Meftah, i professori Sulemaiye e Ghanbari hanno fatto da traduttori. La versione di riferimento è stata quella in lingua inglese. Ma poi, ha verificato tutto un cattolico italiano che parla perfettamente il farsi, e che ha comparato il tutto con la versione latina.

Un progetto immenso, cui il Cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha donato una prefazione. Presentando il progetto, ne ha spiegato le potenzialità.

Una su tutte. Il farsi è la lingua ufficiale in Iran, ma non può essere usata ufficialmente dalla Chiesa in Iran. Ai cristiani in Iran è permesso di usare, secondo la legge iraniana, l’armeno, il caldeo, il latino, l’inglese, l’italiano, ma non quella persiana, per eliminare il problema della possibilità di proselitismo.

In ambito accademico, questo impedimento è stato bypassato. E così gli studenti di Qum potranno studiare il cristianesimo a partire da un testo originale.

D’altronde, ha affermato padre Ayuso, il “dialogo è possibile se ci sforziamo di comprendere gli altri e, ancor prima, se ci sforziamo di comprenderci, cioè di comprendere noi stessi, al di là degli schemi e degli stereotipi che ci inducono, di fatto, a entrare in conflitto”. E aggiunge: “L’ermeneutica è uno struemento che applica la ragione umana al dirsi di Dio, non per manipolarlo o adulterarlo, ma per metterne in luce la realtà più intima.”

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