Mons. Oscar Romero presto beato

Nei giorni scorsi Avvenire ha riportato la notizia che i membri della Congregazione delle cause dei santi hanno espresso il loro voto unanimemente positivo sul martirio formale e materiale subìto dall’arcivescovo di San Salvador il 24 marzo 1980, quindi assassinato in ‘odium fidei’. Ora per la sua beatificazione si attende solo il giudizio del Congresso dei vescovi e dei cardinali e infine l’approvazione del Papa, che lo ha citato nella prima udienza generale dell’anno:

“L’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un ‘martirio materno’. Nell’omelia per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte egli disse, riecheggiando il Concilio Vaticano II: ‘Tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore… Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. E’ dare la vita. E’ martirio’”.

Il papa però non ha fatto nessun riferimento al suo processo di beatificazione, che si è sbloccato dopo la sua elezione al soglio petrino. Però il blog Super Martyrio, che ha seguito in questi anni i passi della causa, ha ipotizzato che il decreto di beatificazione di mons. Romero potrebbe essere promulgato tra la seconda metà di febbraio e gli inizi di marzo. In effetti nel dicembre scorso, il vescovo ausiliare di San Salvador, mons. Gregorio Rosa Chavez, in un’intervista alla rete televisiva ‘Canale 21’ ha detto che sono stati compiuti tutti i requisiti per la canonizzazione di mons. Oscar Arnulfo Romero, sperando che questa si possa realizzare entro l’anno appena iniziato:

“Il papa è convinto della santità di monsignor Romero… La buona notizia è in arrivo”. In effetti qualche mese fa molti giornali online salvadoregni avevano dato la notizia che l’arcivescovo di San Salvador, mons. Luis Escobar Alas avrebbe affermato che ha conosciuto la decisione di papa Francesco che nel 2015 mons. Oscar Romero sarà beatificato. Comunque, anche se non si conoscono i tempi, la beatificazione di mons. Romero è destinata a compiersi, tantoché in una nota pubblicata sul sito dell’Uca, l’Università Cattolica del Salvador, il teologo gesuita Jon Sobrino, scampato alla strage nella quale nel 1989 furono trucidati sei gesuiti che guidavano quell’ateneo, ha scritto:

“L’abbiamo detto tante volte: la gioia e l’esultanza della gente per questa notizia è certa. Però è bene mantenere un piccolo timore e un dubbio: che cosa dirà il processo di canonizzazione di monsignor Romero? Uomo santo ed eroico nelle virtù lo fu in sommo grado. Però fu anche qualcosa di più, come disse Ignacio Ellacuria alla messa funebre qui all’Uca, subito dopo l’assassinio dell’arcivescovo: ‘Con monsignor Romero, Dio ha visitato il Salvador’.

In quegli stessi giorni dom Pedro Casaldáliga ha scritto il poema ‘San Romero de América, pastore e martire nostro’. E spontaneamente la gente lo ha chiamato ‘santo’. Il culto della gente, popolare, è stato un fenomeno di massa, anche se non sarebbe stato ancora permesso durante il processo di beatificazione”.

Poi mons. Jesus Delgado, vicario generale di San Salvador, alcuni mesi fa, ha ricordato che papa Francesco ha manifestato la volontà di promuovere “alla gloria degli altari non solo monsignor Romero ma anche i sacerdoti e laici catechisti che in El Salvador furono uccisi per il loro servizio alla Parola di Dio, nello spirito della carità pastorale, al servizio della promozione umana dei contadini, come nel caso di padre Rutilio Grande… Romero non sentiva di essere un eroe. Aveva paura di morire. E più volte lo aveva manifestato.

Tuttavia era convinto di dovere adempiere ai suoi doveri di cristiano e di vescovo. Quando cominciarono a giungergli minacce di morte, ebbe timore e angoscia, ma scelse di rimanere per senso di responsabilità e di carità pastorale. Romero non moriva per eroismo ma per fedeltà alla missione affidatagli. Moriva per aver tentato, sulla base della sua fede cristiana, di contrastare il male che aveva afferrato il suo paese in quella tempesta di violenza che la Commissione della Verità in El Salvador (nel 1983) ha successivamente così descritto:

‘La violenza fu una fiammata che avanzò per i campi del Salvador, invase i villaggi, interruppe ogni percorso, distrusse strade e ponti, giunse alla città, penetrò nelle famiglie, negli spazi sacri e nei centri educativi, colpì la giustizia, segnalò come nemico chiunque non apparisse nella lista degli amici. La violenza trasformò tutto in distruzione e morte. Le vittime erano salvadoregni e stranieri di tutte le provenienze… poiché la violenza rende uguali nell´abbandono cieco della sua crudeltà… L’instaurazione della violenza in maniera sistematica, il terrore e la diffidenza nella popolazione sono i tratti essenziali di questo periodo’…

Anche Monsignor Romero, spinto dalla forza dell’amore del Vangelo, si è opposto ferocemente alla guerra rivoluzionaria che un settore della popolazione salvadoregna voleva scatenare contro i ricchi. Questi rivoluzionari sostenevano che la loro guerra era giusta perché i ricchi avevano sottomesso la popolazione salvadoregna ad una ingiustizia sociale scandalosa e inumana.

Monsignor Romero era d’accordo sulla scandalosa realtà dell’ingiustizia sociale, ma chiedeva ai rivoluzionari di non trattare i ricchi come nemici che dovevano essere fermati con la forza delle armi, perché allora la loro azione diventava conquista di potere e non instaurazione della giustizia sociale; chiedeva in nome del Vangelo, di dialogare tra di loro per la riconciliazione e l´impianto della giustizia sociale”.

Per questo il giorno prima di essere trucidato disse nell’omelia: “Io non nutro ambizioni di potere. Per questo con piena libertà grido al potere ciò che è bene e ciò che è male e grido ad ogni gruppo politico ciò che è bene e ciò che è male. E’ mio dovere”.

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