Epifania al Giordano

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Il battesimo di Gesù è stato contemplato dai primi cristiani come il momento iniziale del suo ministero messianico. Lungo il fiume Giordano, per la prima volta, si vede Gesù in fila con i peccatori che chiedono il battesimo a Giovanni Battista. Questo atteggiamento poteva disorientare i discepoli che attendevano un Messia glorioso e trionfante. Essi, invece, vedono Gesù che si umilia di fronte a Giovanni chiedendogli il battesimo, che si eclissa davanti ai nemici e che poi volontariamente accetterà la morte in croce, condizione decisiva di tutta la sua missione. Il battesimo è annunzio della sua morte. Alla luce della Pasqua, infatti, l’incontro tra Gesù e il Battista assumerà quel valore rivelativo che i primi discepoli non avevano compreso. Soltanto dopo l’esperienza col Risorto, essi potranno acclamare che Gesù è il Messia atteso e venuto.

Nel giudizio di Gesù, Giovanni Battista, non è una canna vuota agitata dal vento, non è di quelli che dicono: “Signore, Signore” ma poi hanno il cuore stretto dalla sterilità dell’egoismo. Giovanni non si presenta come l’uomo raffinato avvolto in morbide vesti che vede il bene degli altri in funzione del proprio interesse; non è il profeta esaltato che urla invaso dal proprio rapimento religioso. Giovanni è il Precursore di Gesù che cammina nei deserti del mondo per preparare la via al Messia. Il suo messaggio è già originariamente cristiano. I peccatori, toccati nel cuore, lo ascoltano e lo circondano in atteggiamento penitenziale. Per tutti ha un consiglio di purificazione interiore. Sollecita le folle a vivere la carità: Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto (Lc 3,11). Ai pubblicani, fraudolenti e collaborazionisti, rivolge l’invito a vivere nella giustizia: Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato (Lc 3,13). Insegna anche la moderazione ai soldati violenti e prepotenti: Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe (Lc 3,14).

Giovanni ha presentito la nuova religione come trionfo di libertà, di giustizia e di carità. Il luogo di questa missione profetica è il deserto lungo le rive del Giordano, quel fiume che percorre non solo tutta la Terra Santa, ma anche tutta la Bibbia, dalla Genesi al Vangelo. Gesù si immerge nelle acque per ricevere il battesimo. Emerso da quelle acque, vede i cieli aperti e lo Spirito scendere come colomba su di lui. Immersione ed emersione sono simboli di morte e di risurrezione. L’aprirsi dei cieli è immagine che indica comunicazione tra cielo e terra, tra Dio e gli uomini. Anche Isaia descrive lo Spirito, le acque, il Padre, i cieli aperti e invoca: Se tu squarciassi i cieli e scendessi! (63,19). Al culmine dei tempi, i cieli si squarciano e discende il Salvatore che riannoda i legami di comunione e di alleanza con le sue creature.

Ed ecco, si aprono i cieli e discende lo Spirito sotto forma di colomba. Lo Spirito che scende da Dio e viene su Gesù  indica che ormai la grande attesa è compiuta. Dio manda il suo Spirito e rinnova la faccia della terra (cf Sal 104,30). Il simbolo della colomba rimanda all’amore e alla tenerezza e, nello stesso tempo, richiama l’idea del pianto, della sofferenza e del sacrificio. Il dono dello Spirito opera la nuova creazione. L’immagine della colomba, simbolo d’Israele, diventa anche simbolo della generazione del nuovo popolo di Dio cui Gesù dà inizio e che costituisce il frutto maturo della venuta dello Spirito tra gli uomini.

Cuore del racconto è l’ascolto della misteriosa Voce dal cielo. Il Servo e l’Eletto di Isaia, oggi è il Figlio e l’Amato del Padre: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3,17). Il termine amato indica che Gesù è il Figlio unico del Padre e che il suo rapporto con Lui è relazione eterna d’amore. In te ho posto il mio compiacimento è frase che rimanda al Servo del Signore che compirà la sua missione d’amore e che, attraverso l’abbassamento sulla croce, sarà condotto alla intronizzazione regale.

La Chiesa, mentre contempla Cristo che santifica le acque battesimali, vede convergere in Lui le due grandi promesse messianiche: quella profetica e quella regale, quella della passione e quella della gloria, quella della morte redentrice e quella della Pasqua liberatrice. Cristo è Servo obbediente e Figlio glorioso. La stessa Voce del Padre verrà udita di nuovo, nella Trasfigurazione, a metà del cammino terreno e poi sul Calvario, alla fine della sua vita terrena, quando il misterioso e drammatico silenzio del Padre farà spazio alla voce del centurione: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio! (Mc 15,39).

Quello che stupisce è il fatto che Gesù, il Santo, si accosta al battesimo di Giovanni che esprime conversione. Il dialogo tra i due ci dà la risposta. Il Battista vorrebbe impedire il battesimo con queste parole: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? (Mt 3,14). Giovanni riconosce la superiorità di Gesù, ma la risposta di Gesù è ancora più chiarificante: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia (Mt 3,15). Giustizia è la volontà del Padre. Non è, quindi, Gesù che si sottomette a Giovanni, ma tutti e due insieme si sottomettono al volere di Dio, ciascuno all’interno della propria vocazione e missione. La missione del Battista è collegata a Isaia 40,3 e quella di Gesù a Isaia 9,1-2. Mentre Isaia parla al futuro, Matteo cita al presente. L’annunzio è simile (Mt 3,2; 4,17), ma la funzione è diversa: Giovanni prepara, Gesù realizza.

Anche il luogo e il modo con cui compiono la missione è diverso. Giovanni predica nelle steppe giudaiche del deserto, Gesù annunzia il Regno nei villaggi in mezzo agli uomini del suo tempo. Il Battista opera all’interno di una concezione religiosa che separa il sacro dal profano, Gesù rivela il nuovo modo di comunicare con il Dio Santo. L’Incarnazione ci dice, infatti, che Dio vive fra gli uomini, rifiuta un culto riservato a “luoghi sacri separati”, spezza ogni velo di separazione tra sacerdoti e popolo. Dio, in Cristo, incontra l’uomo all’interno della sua storia affascinante e drammatica.

Secondo i progetti divini, entrambi debbono compiere una missione, si tratta infatti di percorrere la via indicata dalla volontà del Padre che è la via dell’umiliazione sino alla morte di croce: Battesimo e Crocifissione conducono alla Gloria. Come la Passione si concluderà con la Risurrezione e la Glorificazione, così il battesimo nel Giordano si conclude con la proclamazione, da parte della Voce, della dignità messianica di Cristo. Con la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo, Cristo è investito della triplice missione: profetica, regale e sacerdotale.

È questo l’inizio del battesimo nella Chiesa, del nuovo popolo di Dio che, con Gesù, esce dall’acqua, esce dalla schiavitù del peccato per entrare nella libertà della vita secondo lo Spirito. Ogni battezzato è figlio amatissimo del Padre, su di lui si posa lo Spirito del Signore ed è reso capace di essere testimone e annunciatore della salvezza perché riceve quella vita nuova che lo ricrea, lo redime e lo divinizza.

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