La rivoluzione porpora di Papa Francesco

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La tradizione è annichilita. Papa Francesco rompe ancora una volta gli schemi e stravolge letteralmente la composizione del Collegio Cardinalizio.

Restano senza porpora diocesi europee tradizionalmente cardinalizie quali Venezia, Torino, Madrid e Bruxelles. Saltati a piè pari gli Stati Uniti, Chicago e Philadelphia in primis. Lo sguardo del Papa si è posato invece sulle periferie. A partire da Lampedusa, con la nomina cardinalizia dell’Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro. Via libera anche a tre arcivescovi di frontiera come quelli di Yangoon, Hanoi e Bangkok.

Dopo Haiti lo scorso anno, questa volta è il ruolo di sorpresa spetta a Tonga e Capo Verde mentre in Spagna è Valladolid e non Madrid a ricevere la berretta rossa. In Italia la vera sorpresa è Ancona: mai un Arcivescovo del capoluogo marchigiano era stato elevato al cardinalato.

Nelle ‘attese della tradizione’ rientrano solo la nomina curiale di Mons. Mamberti, neo Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e Mons. Macario do Nascimento Clemente, Patriarca di Lisbona.

La rivoluzione porpora di Papa Francesco riscrive anche la geografia del Sacro Collegio. Su 15 cardinali elettori 5 sono europei: 2 italiani, un francese, uno spagnolo e un portoghese; 2 sono africani, 3 americani, 3 asiatici e 2 dell’Oceania. I nuovi cardinali – ha spiegato il Papa – provengono ‘da 13 nazioni di ogni continente e manifestano l’inscindibile legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo’.

A scapito di una tradizione secolare, Papa Francesco allarga i confini del Sacro Collegio includendovi vescovi di frontiera, forse poco noti al ‘grande pubblico’. La Curia Romana – da sempre fucina di cardinali – viene ‘messa a dieta’ dal Pontefice: a parte Mamberti, nessun altro curiale in odore di cardinalato viene nominato. Mantenuta inalterata anche la regola – peraltro non scritta – che blocca la creazione cardinalizia di un arcivescovo che ha un predecessore porporato.

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