Il Papa compie gli anni, ecco il nostro regalo

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Papa Francesco compie 78 anni e festeggia in piazza con la gente all’udienza generale.

Festa di popolo, canti e cori, selfie e altro. Ma quanto hanno ascoltato e ascoltano cosa davvero dice  Jorge Mario Bergoglio? Lui stesso in diverse occasioni ha detto che i media hanno stravolto la realtà delle cose. E usa le interviste per correggere mitologie cresciute come i funghi che cercano di strattonarlo per portarlo a favore di una parte o di un’altra.

Noi di Korazym abbiamo deciso di fare al Papa il regalo di non fraintenderlo. Di non usare la sue frasi semplici e d’effetto come spiegazione di una “dottrina alternativa” che non c’è.

Pensiamo che il Papa vada amato rispettando quello che dice nella sua interezza. Anche quella che non piace ai mass media, cioè ai media che usano la massa per i loro scopi.

E non pensiamo nemmeno di essere i suoi “portavoce ufficiosi” o i suoi “interpreti”. Il Papa non ne ha bisogno. Nessun Papa ne ha bisogno. La passione del giornalista è quella di raccontare, magari aiutando a capire quando non è semplicissimo, ma senza interpretare. In modo speciale lo è per un giornalista cattolico con le parole del Papa.

Ci sono alcuni concetti che Papa Francesco ripete di continuo. É il suo personalissimo modo di evangelizzare. Alcuni sono mediaticamente molto veicolabili. Altri no. Perché ricordano a troppi che il Papa è un sacerdote, un vescovo cattolico che, come ha detto diverse volte, ama la Chiesa cattolica, la Santa Madre Chiesa Gerarchica come diceva Sant’ Ignazio. Tanto che la catechesi dell’ udienza del 5 novembre scorso era intitolata proprio così.

Oppure quando parla del sacramento della riconciliazione. I media hanno rilanciato le foto del Papa che va a farsi confessare prima di entrare in confessionale per essere lui il confessore. Lo hanno definito un gesto di umiltà. Si, certo ma soprattutto è un esempio per ricordare che tutti, sempre dobbiamo chiedere perdono e in modo sacramentale. In una udienza dello scorso febbraio disse: “Anzitutto, il fatto che il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi. Io non posso dire: mi perdono i peccati. Il perdono si chiede, si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù. Il perdono non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga incessantemente dal cuore spalancato del Cristo crocifisso e risorto.”

Ecco che la parola misericordia che il Papa tanto spesso ama ripetere significa di fatto: confessione.

Ma non se ne parla molto. Perché confessarsi è un po’ fuori moda: “Sii coraggioso e vai alla Confessione!” Diceva il Papa. E ripeteva la parabola del Padre Misericordioso, che non è solo uno stilema della Teologia della Liberazione, ma piuttosto la chiave della comprensione della Divina Misericordia. Quella di cui è stato apostolo Giovanni Paolo II.

Papa dei gesti Francesco, ovviamente, facili da vedere, più difficili da leggere nel senso cristiano.

Papa che comunica, certo, ma che non lascia passare altro pensiero se non il Vangelo. Non sappiamo, e non ci interessa sapere, cosa pensi Jorge Mario Bergoglio, sappiamo, ci interessa sapere, quello che dice il Papa, che ripropone le parole del Vangelo e dei santi. E che il suo stile latinoamericano piace.

Come regalo per il suo compleanno impariamo ad ascoltarlo, oltre i gesti, impariamo a capire le idee, seguire le indicazioni, come quella di leggere ogni giorno il Vangelo, recitare le preghiere, il rosario. Il Papa regala libri e rosari, ma quanti se ne accaparrano più di uno a mo’ di souvenir?

E per noi comunicatori credo che la cosa migliore sia ricordare una sua frase detta ai media cattolici: “Questi tre sono i peccati dei media. La disinformazione, in particolare, spinge a dire la metà delle cose, e questo porta a non potersi fare un giudizio preciso sulla realtà. Una comunicazione autentica non è preoccupata di “colpire”: l’alternanza tra allarmismo catastrofico e disimpegno consolatorio, due estremi che continuamente vediamo riproposti nella comunicazione odierna, non è un buon servizio che i media possono offrire alle persone. Occorre parlare alle persone intere: alla loro mente e al loro cuore, perché sappiano vedere oltre l’immediato, oltre un presente che rischia di essere smemorato e timoroso. Di questi tre peccati – la disinformazione, la calunnia e la diffamazione – la calunnia, sembra di essere il più insidioso, ma nella comunicazione, il più insidioso è la disinformazione, perché ti porta a sbagliare, all’errore; ti porta a credere soltanto una parte della verità.”

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