Prima domenica di Avvento

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“Vegliate” è Ìa parola d’ordine di questo brano di Marco.

Gesù, in questi cinque versetti, la ripete tre volte e ci invita ad essere attenti ai segni dei tempi, a scrutare l’orizzonte, ad essere vedette con occhi ben aperti e parla  chiaramente rispondendo ai suoi discepoli che lo interrogano circa gli eventi futuri. Annuncia il “domani di Dio”, ma non dice tutto; dà risalto al tempo dell’attesa del ritorno del “padrone di casa” ma fa capire che, quando questo accadrà, tutte le costruzioni umane non avranno più importanza: predice la rovina del tempio e delÌa città di Gerusalemme, ma fa capire che esiste un futuro di gioia vera.

Noi già viviamo questo tempo “ultimo” e le parole di Gesù riportate dal Vangelo di Marco di questa domenica, la prima di Avvento, contengono questo ripetuto appello alla vigilanza.

Gesù si rivolge ai discepoli, e noi siamo i suoi discepoli. Non vuole perdere nessuno di noi e di questo si preoccupa. Come un padre e una madre avvertono i propri figli di essere attenti e si raccomandano in ogni modo non solo di evitare i pericoli ma anche di prevenirli, così fa Gesù con noi. Ci vuole tutti impegnati ad evitare che il male prenda il sopravvento su di noi, che la nostra vita si perda e che lo smarrimento ci assalga facendoci vagare senza meta. Gesù non \vuole che ci addormentiamo facendoci dominare dalle passioni e dalle debolezze che stordiscono i sensi.

Ci vuole vigili, attenti, pronti e capaci di impegno per svolgere il compito che ci ha dato: “È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare”.

Gesù ci chiede, da un lato, di essere sempre pronti e attenti come il portiere che attende il padrone che torna e, dall’altro, ci fa capire che non dobbiamo fare calcoli su quando questo accadrà. Ogni momento è quello giusto. Siamo chiamati tutti ad essere sentinelle. Come la sentinella getta lo sguardo sull’orizzonte e fa il giro dell’accampamento, anche noi nel nostro percorrere le strade e i sentieri di questo mondo siamo chiamati a farlo insieme agli altri: famiglia, amici, parenti e conoscenti. In questo caso, il nostro andare sarà più agevole e avremo la possibilità di essere aiutati e incoraggiati, ma anche di aiutare ed incoraggiare. Se ci siamo appisolati, allora, diamoci una scrollatina prendiamo il coraggio tra le mani e spingiamo i nostri passi con gli altri e per gli altri. Ogni viaggio fatto con i compagni e sempre bello e gradevole, ma è anche più facile ed entusiasmante. Di certo non ci mancherà Lui, il Maestro, l’unico Maestro, che ci guida e orienta il nostro andare.

Quando la sofferenza, il dolore, la fatica e le avverse condizioni ostacoleranno il nostro procedere, sarà il caso di dare più consistenza alla speranza che cambia la prospettiva e ci fa già intravedere una piccola luce sull’orizzonte. E la luce del ritorno del Padre che, nella notte buia, ci mostra in lontananza una piccola lanterna accesa e alimentata con olio puro. I nostri occhi fissano quella luce e il nostro cuore già gioisce; le nostre gambe si rialzano e spingono i passi in quella  direzione; la nostra mente inizia a liberarsi da ogni pesantezza ce l’aria comincia a farsi leggera: una brezza tresca ci accarezza Ia pelle, assicurando al nostro andare quel soffio dello Spirito, dono che illumina e dà pace.

Tra qualche domenica, il Dio con noi verrà e vorrà trovarci svegli, attenti, pronti e impegnati a lavorare nella sua vigna. Continuiamo allora il nostro lavoro nella casa del Signore, nell’orto, nel giardino e tra i campi! Ogni seme che metteremo a dimora sarà un segno di speranza e di fiducia. E lo sarà ancora di più, se tutto questo faremo nei momenti tristi e bui della nostra vita. .

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