Anno A 32 domenica del tempo ordinario

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Al centro di questo episodio c’è quella frase incomprensibile: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Non lo compresero i Giudei, non lo compresero i discepoli e lo comprendiamo poco anche noi. Abbiamo però un modo per dimostrare di aver capito prima a noi stessi e poi per mostrarlo agli altri. Si tratta di penetrare il mistero, di varcare le porte del Regno, di diventare testimoni di fede. Per tradurla con parole comprensibili si tratta di far risorgere la nostra vita. Si tratta di gettare via, lontano da noi quel peccato che ci rende schiavi, si tratta di rovesciare il male e far emergere il bene per trasformare il mercato degli idoli che ci abita in un posto dove Regna  il Signore e si diffonde la Pace. Solo così possiamo dimostrare di aver capito il gesto che Gesù compie nel tempio e che oggi Giovanni di racconta. Solo così possiamo ridare cuore alla nostra vita cristiana che passa attraverso i segni visibili della nostra vita.

Adottando questo stile di vita mostreremo che siamo abitanti del Regno di Dio e che questo Regno è già qui. Siamo chiamati a mollare i desideri di potenza a mettere al primo posto la ricchezza del bene a lasciare gli idoli che ci tentano, i richiami alla vanagloria di questo mondo e fare spazio a Lui per mostrarlo a questo mondo con la vita.

A questo punto i nostri corpi potranno risorgere a vita nuova e chiunque passando vedrà cose mai viste,ascolterà parole inaudite e la sua mente inizierà a farsi domande capaci di sconvolgere il male che invade i cuori di chi assopito fa finta di nulla. Potremo così scoprire il profumo di Dio e vedere il bello del Figlio.

Non facciamo allora come i Giudei di quel tempo, apriamo i nostri cuori all’ascolto della Parola e facciamo pulizia dei nostri idoli, viviamo da cristiani e ricostruiamo il tempio nel quale potremo collocare il Dio della vita e della speranza godendo della sua presenza e del suo amore.

Le nostre Chiese, edifici parlanti possono aiutarci in questa opera di rinascita e la festa che oggi facciamo per la dedicazione della Basilica del Laterano diventa segno e simbolo di una maternità che dalle strutture s’insinua nel profondo di noi rendendo la nostra esistenza un inno al Padre.

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