Lavoro e famiglia: un cantiere aperto

A Salerno si è svolto il convegno nazionale con 400 delegati di 118 diocesi, promosso dalle tre Commissioni della Cei (Laicato, Famiglia e Lavoro), ‘Nella precarietà la speranza’, volto a rilanciare l’impegno a fianco delle giovani generazioni nella ricerca del lavoro e nel progettare la loro famiglia, come ha scritto nel messaggio papa Francesco: “Dobbiamo dire no alla cultura dello scarto… Lavorare vuol dire voler progettare il proprio futuro, decidere di formare una propria famiglia…

Ma poi c’è l’altra parola: speranza. Nella precarietà la speranza. Come fare per non farsi rubare la speranza nelle ‘sabbie mobili’ della precarietà? Con la forza del Vangelo. Il vangelo è sorgente di speranza, perché viene da Dio, perché viene da Gesù Cristo che si è fatto solidale con ogni nostra precarietà… Il vangelo genera attenzione all’altro, cultura dell’incontro, solidarietà. Così con la forza del vangelo sarete testimoni di speranza nella precarietà”.

Dopo il saluto papale il convegno è stato aperto dall’intervento di mons. Giancarlo Bregantini che ha indicato tre obiettivi: la lettura della crisi in atto, sempre più vasta e globale: da etica si è fatta sociale ed economica; l’accoglienza della precarietà non come sventura insuperabile, ma come una provocazione, un’occasione di conversione, uno spazio di scelte nuove; la capacità di cogliere la bellezza di una serie di risposte già in atto nelle diocesi, a diversi livelli.

In particolare, mons. Bregantini ha valorizzato la fecondità espressa dal Progetto Policoro, sia nella formazione e motivazione evangelica al perché si lavora, sia nell’accompagnamento al lavoro, tramite l’esempio di maestri veri, nel come si lavora; sia nei segni concreti che parlano con i fatti, come risposta al cosa si lavora. Padre Francesco Occhetta, gesuita della redazione ‘La Civiltà Cattolica’, ha offerto una sul tema di fondo del convegno, ‘I giovani italiani, il dramma del lavoro e il progetto familiare’:

“La Chiesa non chiede di superare l’idea né dell’economia di mercato né dell’azienda ma quella di un mercato esclusivamente ripiegato sull’obiettivo del profitto a tutti i costi che definisce ‘risorse umane’ le persone equiparandole a una voce tecnica dell’azienda e che prescinde dall’eticità dei mezzi, dei fini e da un’antropologia al servizio della persona…

La Dottrina sociale della Chiesa, che è nata per difendere ‘il lavoro umano’, insieme alla Costituzione italiana, che include il principio lavorista, sono le due bussole culturali che possono guidarci. Il ‘dovere al lavoro’ dell’art. 4 della Costituzione va reinterpretato in termini più consoni all’attuale contesto socio-economico. Gli studi più avanzati, sia giuridici sia antropologici, dimostrano che il dovere al lavoro, e con esso l’educazione al valore del lavoro, sono una forma di affectio societatis, ossia, il modo di costruire il bene comune…

I giovani hanno bisogno di essere appoggiati e la riforma del Terzo settore e quella del lavoro sono due opportunità concrete. La Chiesa non chiede di superare l’idea né dell’economia di mercato né dell’azienda, ma quella di un mercato esclusivamente ripiegato sull’obiettivo del profitto a tutti i costi che definisce ‘risorse umane’ le persone equiparandole a una voce tecnica dell’azienda e che prescinde dall’eticità dei mezzi, dei fini e da un’antropologia al servizio della persona.

Generare speranza significa dare la possibilità al privato (sociale) di ripartire dai bisogni dei territori dove la Chiesa può ancora costruire reti sociali importanti per i giovani”. Densa e ricca la relazione del prof. Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio Pastorale della Cultura della diocesi di Palermo, che ha centrato il suo intervento sulla responsabilità dei laici tanto nel progettare famiglia quanto nel creare lavoro:

“E’ indispensabile uno sforzo educativo che maturi a partire dalla più tenera età nelle parrocchie, che sono il nucleo pastorale portante della vita ecclesiale. Troppo spesso in esse la dimensione del rito diventa ritualismo e la celebrazione dei sacramenti sacramentalismo, a causa di una unilaterale insistenza su questi aspetti, in sé fondamentali, ma che non dovrebbero mai prescindere da una evangelizzazione carica di fermenti educativi anche a livello umano.

Si tratta di andare al di là degli slogan, quanto si parla di ‘servizio’! e di far crescere i giovani nella prospettiva di un lavoro che lo sia veramente, uscendo dalla retorica e impegnando la comunità sul terreno della riflessione e del confronto sincero sui problemi che scaturiscono da questa nuova prospettiva”. Nella giornata conclusiva il presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro e vescovo di Campobasso-Bojano, mons. Bregantini, ha proposto un patto contro la precarietà:

“La Chiesa è partecipe delle vostre sofferenze e delle vostre attese. E’ presente e cammina con voi. In questi giorni a Salerno, città del Sud, la mano del Signore ci ha raccolti attorno al dramma della precarietà, davanti ad un lavoro che sembra non arrivare mai e ad un progetto di famiglia che non riusciamo a realizzare, se non troppo tardi… La precarietà non è aridità, ma attesa. Arido è stato semmai quel sistema che ha sciupato inutilmente tante risorse, rubando la speranza che in voi va soltanto ridestata e rilanciata.

E’ importante in questo momento non rassegnarsi. E per fare questo sono necessarie mani intrecciate e solidali. Infatti, dal grigiore del labirinto si esce soltanto accompagnando e facendosi accompagnare. Tirate perciò fuori le vostre paure e il vostro bisogno. Perché non siete soli… La famiglia resti al centro di tutti i prossimi provvedimenti sociali ed economici per continuare ad essere il primo soggetto permanente produttivo. Perché, nonostante la precarietà, nella società italiana resta, infatti, vivo il bisogno di famiglia.

Quanto essa più sarà unita, tanto più darà certezza e coraggio ai figli. Senza mai stancarci di credere che c’è vita, c’è domani, dove c’è l’amore per l’altro, in particolare per i poveri, gli immigrati e chiunque è toccato, senza difesa, dalla precarietà. Il mantello, infatti, va restituito prima della notte perché diventi coperta e cioè restituzione di dignità per tutti i precari, soprattutto per i giovani. Custodiamo questi propositi e questa speranza, orientandoci già da domani all’appuntamento che la Chiesa vi invita a vivere il prossimo anno, a Firenze, col Convegno Nazionale su Cristo e il Nuovo Umanesimo. L’umanesimo più pieno è, infatti, l’uomo che lavora e la coppia che ci dona figli”.

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