Don Orione e le opere di carità

A Montebello della Battaglia (Pavia) si è svolto il convegno internazionale delle Opere di Carità di don Orione, ‘La sfida della carità: vedere e servire Cristo nell’uomo’, con la presenza di 120 partecipanti. Don Eldo Musso, consigliere generale per le opere caritative ed educative della Congregazione, ha aperto i lavori dell’assemblea evidenziandone lo spirito e la finalità.

Il convegno è stato un momento importante del cammino della Congregazione nella qualificazione carismatica e apostolica delle opere affinché siano segno della Provvidenza di Dio, della carità della Chiesa, ‘fari di fede e di civiltà’ anche nel mutato contesto sociale, ecclesiale, politico ed economico. L’intervento del prof. Roberto Franchini, responsabile della formazione e progettazione delle Opere orionine in Italia, ha illustrato i tre principali strumenti che la Congregazione ha adottato per qualificare le opere e la loro testimonianza:
il consiglio d’opera, l’uso progettuale degli indicatori di apostolicità nella gestione, la formazione degli operatori.

Mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, ha illustrato esperienze e modalità in atto nella Chiesa italiana: “La carità non è solo effetto della evangelizzazione ma ne è anche causa”. Il prof. Luigino Bruni, docente di scienze economiche alla Lumsa di Roma, ha offerto un contributo di studio e animato i rappresentanti dell’area socio-sanitaria e promozionale sul tema ‘Religiosi e laici nelle opere di carità: condivisione del carisma e collaborazione delle competenze’; mentre il prof. Marco Guzzi, membro della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, ha introdotto la riflessione e animato la condivisione sul tema ‘L’educazione dell’uomo nascente nell’orizzonte della nuova evangelizzazione’.

Il padre generale, don Flavio Peloso, nella sua relazione introduttiva sul tema ‘L’attualità sociale ed ecclesiale stimola la profezia del carisma orionino’ ha evidenziato sette principali sfide che provocano una nuova inculturazione del carisma in tre direzioni: ‘verso nuove opere secondo i tempi nuovi, verso nuove modalità di operare, verso nuova identità (e formazione) di coloro che operano’.

Nello spirito e nella prassi, don Orione univa carità di ‘pronto soccorso’ e di ‘promozione specializzata’: “Teniamo salda l’unione di carità e verità sull’uomo propria del cristianesimo e di don Orione: carità senza verità può venire facilmente vissuta e percepita come un’oasi di buoni sentimenti, ma marginali, ristretti nel privato, soggettivi, ininfluenti. Le opere di carità per essere oggi ‘fari di fede e di civiltà’ devono essere impostate sulla verità antropologica che riguarda la persona e la vita sociale.

Nell’attuale contesto sociale e culturale di pensiero e di prassi deboli, vivere la carità nella verità aiuta a intuire che l’adesione ai valori del cristianesimo è non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale”. Esaminando il pensiero di don Orione, ‘resti ben determinato che la Piccola Opera è per i poveri’, il padre generale ha sottolineato la necessità di una ‘riappropriazione carismatica:

“La Congregazione è da tempo incamminata sulla via della nuova e necessaria inculturazione delle opere carismatiche… Dobbiamo continuare sulla via della identificazione carismatica e apostolica delle opere di carità in modo tale che possano essere carismatiche e apostoliche anche nel contesto sociale attuale secolarizzato. In alcuni casi, si tratterà di lasciare certe opere non convertibili o non convertite in strumenti di apostolato. Se non sono pulpiti, le opere diventano tombe dell’apostolicità”.

Infatti anche don Orione invitava i cristiani ad uscire dalla sacrestia: “E’ tipico dell’azione caritativa di Don Orione incominciare sempre dai più poveri, dai più deboli, dai più ‘desamparados’ e privilegiare l’aiuto dei bisogni primari quando questi manchino (la vita, il pane, un tetto, la salute, la famiglia, ecc.). Anche oggi, in qualunque nazione siamo, incominciare dai più poveri è una scelta permanente e da rinnovare con continue ‘ri-partenze’…

Certamente don Orione unì alla carità come ‘pronto soccorso’, la carità come ‘promozione dei poveri’, una ‘carità illuminata che nulla rigetterà di ciò che è scienza, di ciò che è progresso, di ciò che è libertà, di ciò che è bello, che è grande e che segnò l’elevazione delle umane generazioni’. Coniò l’espressione ‘scienza caritativa’ per dire la compenetrazione nei contenuti e nelle finalità tra scienza/verità e carità”.

Ed ha concluso invitando a toccare la ‘carne’ di Cristo: “Don Orione ci ha trasmesso la coscienza che quando avviciniamo e aiutiamo un fratello in necessità o quando compiamo uno dei tanti gesti o uffici nelle opere di carità, noi facciamo opera di evangelizzazione, perché ‘la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori di amore verso Dio’.

Nella comunicazione popolare, mi capita sovente di ricordare due immagini usate dal Fondatore: ‘Dobbiamo essere preti di stola e di lavoro’ e ‘accanto ad un’opera di culto sorga un’opera di carità’. Sono due immagini che bene esprimono il dogma orionino dell’unione di evangelizzazione e ministero della carità nella nostra missione”.

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