Papa Francesco e i Movimenti Popolari, ritrovare la dignità evangelica della persona

Lo confessa subito Papa Francesco: nell’ Aula vecchia del Sinodo nel palazzo apostolico non era mai stato. Neppure per una vista di curiosità per godere della magnifica architettura della splendida sala medioevale. Ma oggi è arrivato per incontrare i rappresentanti dei Movimenti Popolari, un gruppo di associazioni molto diverse tra loro che hanno in comune l’attenzione alla giustizia sociale. Per questo è stato il Pontificio Consiglio Iustitua et Pax a promuovere tre giorni di incontri a Roma comprensivi della presenza del Papa. “siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!”

Ecco la chiave interessante che il Papa ha proposto. I poveri vogliono essere protagonisti del loro sviluppo. Concetto ripreso dalla Populorum progressio.

L’uso della parola “povero” ha un sapore più evangelico che politico. E si lega alla parola “solidarietà” che, il Papa ripete spesso e ha ripetuto anche oggi, “è una parola che non sempre piace.”

Occorre lottare contro le cause della povertà ovvio, e contro la idolatria del denaro, e gli “effetti distruttori dell’Impero del denaro”.

Il Papa usa espressioni pieni di sapore di idee bolivariane, di liberazione non certo in senso marxista ma squisitamente latinoemericane: “Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete.” Non si devono “addomesticare i poveri” spiega il Papa. Ma devono interrogare e scuotere, “dare fastidio”. Il Papa parla chiaramente delle migrazioni di popoli come di un evento positivo.

Poi passa alla necessità per ognuno: terra, casa e lavoro. Diritti sacri, dice il Papa “ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo.”

Poi entra nel dettaglio. Terra, creazione, il dono di Dio all’uomo che però spesso si è dimostrato non  degno di custodirlo. Il Papa parla dell’ abbandono dell’agricoltura, della minaccia della fame creata anche da speculazione sui prezzi degli alimenti e cita il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale”.

La casa, non è solo un edificio cui tutti hanno diritto ma “un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria.”  E dei “senza fissa dimora” dice che oltre la espressione “elegante” bisogna cercare un delitto.

Vale la pena ricordare che la scorsa settima un gruppo di gente di strada proveniente dalla Francia ha svolto un pellegrinaggio a Roma e in Vaticano.Durante l’udienza generale, in San Pietro, Papa Francesco ha salutato i partecipanti al pellegrinaggio. Circa 150 persone che hanno vissuto o vivono ancora in strada, da diverse città della Francia con una cinquantina di accompagnatori. Il Papa li aveva salutati anche incontrandoli per caso davanti a Santa Marta. Il pellegrinaggio è stato organizzato da  Etienne Villemain della Friendship Association (APA) e dell’Associazione Lazzaro. Si tratta di volontari che gestiscono delle case dove a turno la gente di strada vive per alcuni periodi. Per alcuni infatti la scelta della strada non è solo dettata dalla povertà. Il loro pellegrinaggio di quattro giorni a Roma è statocaratterizzato da intensi momenti di preghiera e dalla Messa quotidiana.

Nel suo discorso ai Movimenti Popolari il Papa ha ricordato diverse delle motivazioni che privano la gente della casa, ma è anche vero, dice il Papa, che in molte zone popolari ci sono più valori che nei centro arricchiti sono dimenticati.

Il Papa ha sviluppato quella “pastorale urbana” che è tipico delle città latinoamericane dove le sconfinate periferie e baraccopoli sono a fianco ai grattacieli.  Usa la espressione “linea dell’integrazione urbana” che deve sostituire lo sradicamento e i progetti che danno solo una mano di vernice ma non cambiamo le situazioni reali.

Infine il lavoro. Tema molto caro a Bergoglio che ha sempre celebrato la festa di San Cayetano patrono del lavoro, con omelie dirompenti. Torna il tema della mancanza dei diritti e della cultura dello scarto che mette al centro “il dio denaro e non l’uomo.”

Scarto di bambini e di anziani, e di giovani che non trovano lavoro. Ma molti un lavoro lo hanno inventato: “ lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia!”

Parla di sindacati il Papa. Un diritto negato in alcune parti del mondo. Strano da mettere in parallelo con la crisi del sindacato nel mondo sviluppato.

Un passaggio del discorso del Papa è dedicato a Pace ed Ecologia. “Tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.”

Guerra, altro e tema affrontato del Papa che parla ancora una volta di “terza guerra mondiale, ma a pezzi.” E sottolinea : “ Mai più la guerra!”

Le parole del Papa tornano a alla globalizzazione dell’indifferenza e poi spiega come cambiare il sistema: “Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25.”

Torna il tema della cultura dell’incontro, del lavorare insieme tra diversi religioni, idee e mestieri e continenti, e al Papa piace l’idea di un coordinamento unico dei vari Movimenti, ma senza irrigidimenti, quanto piuttosto per un cammino comune.

E Francesco conclude il suo lunghissimo discorso con un appello alla vera democrazia: “I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.”

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