Cardinal Parolin: “Con San Benedetto, l’Europa riscopra le sue radici”

Paolo VI andò a Montecassino il 24 ottobre 1964. Esattamente venti anni dopo che l’abbazia era stata distrutta, ne era stata costruita una nuova, sui progetti di quella originale. Per quell’anniversario, Paolo VI andò in visita in abbazia, e portò con sé una “breve”, il “Pacis Nuntius”, con cui proclamava San Benedetto patrono d’Europa. Chi, se non San Benedetto, poteva essere proclamato patrono d’Europa, lui che, nel disfacimento di una società, era salito su un eremo, dato impulso alla cultura e da lì dato vita a una nuova civiltà, sempre alla ricerca di Dio? Cinquanta anni dopo, il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin è salito su a Montecassino, a rendere omaggio a Paolo VI, proclamato beato appena la settimana prima, e per ricordare l’anniversario della proclamazione di San Benedetto patrono d’Europa.

Una Europa che fatica ad essere protagonista oggi. Lo si vede nelle crisi attuali, in Medio Oriente, anche in Ucraina. Nel concistoro dello scorso 20 ottobre, il Segretario di Stato, delineando la situazione mediorientale, aveva anche puntato il dito contro le istituzioni internazionali che erano rimaste silenti. A Montecassino lo ricorda ancora: “L’Europa deve trovare il modo di parlare ad una sola voce. Deve ritornare ad essere quella istituzione che ci ha garantito sessanta anni di pace”.

Una pace che ha portato l’Europa a vincere un Premio Nobel negli scorsi anni. Ma era già un’Europa senza radici, e a questa Europa senza radici si rivolgerà Papa Francesco, quando il prossimo 25 novembre parlerà a Strasburgo. Il Cardinal Parolin guarda già all’intervento di Papa Francesco, spera che quest’intervento in qualche modo scuota l’Europa.

“Basta aprire gli occhi e guardarsi attorno e ci si accorge che non c’è più quella voglia di Europa che c’era all’inizio e che ha guidato i primi passi dei padri fondatori. Io credo che questo forse è un po’ la perdita della memoria storica di cui soffriamo, che impedisce di ricordare da dove veniamo, quali sono le radici profonde di questa Europa,” dice il Segretario di Stato.

E aggiunge: “Dobbiamo fare uno sforzo supplementare perché l’Europa sia un’oasi di pace, un’oasi di solidarietà e un’oasi di accoglienza di fronte ai tanti conflitti che lacerano il nostro pianeta”.

Certo, dell’Europa ci si è un po’ dimenticati, il dibattito sulle sue radici si è spento con il dibattito sulla Costituzione Europea, che alla fine in realtà non è mai passata. Ma Papa Francesco – lo ha rivelato il vescovo di Scutari Angelo Massafra, da poco vicepresidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee – ha ripreso l’argomento quando ha parlato con i vescovi europei riuniti in plenaria, dopo aver consegnato il testo ufficiale. “Non riesco a capire perché non sono passate le radici cristiane dell’Europa”, ha detto il Pontefice.

E Parolin ricorda che “è finita la discussione aperta, questa è la ragione storica per cui oggi non se ne parla più. Ma sempre da parte nostra rimane questa coscienza, che l’Europa deve costruirsi sulle sue radici, e che queste radici non vadano dimenticate, anche a livello cosciente, e che questa è una garanzia della vorrei dire della sana laicità dell’Europa. Quindi non è soltanto un ricordo storico di quello che è avvenuto nel passato, ma è soprattutto un tema di grande attualità. Dove fondiamo i diritti umani? Dove fondiamo il tema della solidarietà? Questi sono temi di ispirazione prettamente cristiana, poi si sono evoluti naturalmente, ma lì trovano le loro radici”

Il Segretario di Stato auspica una Europa che “sappia esprimersi ad una voce”, che sia forza di mediazione in Medio Oriente come in Ucraina.

Ma nel suo discorso al Concistoro del 20 ottobre ha anche plaudito al ruolo di mediazione portato avanti dall’Iran nello scenario mediorientale. Qualche giorno dopo, in Iran c’è stata una condanna a morte per impiccagione di una giovane donna.

Questo però – afferma Parolin – non fermerà la via del dialogo, perché “più ci si apre anche alla realtà, più ci si apre al mondo, più si costruiscono relazioni di comunione, non è un termine proprio laico, di cooperazione e anche il tema dei diritti umani troverà un miglioramento, un progresso. Crediamo che il dialogo non deve mai finire. Il dialogo è lo strumento dei forti. Solo chi ha pazienza e fortezza interiore riesce a dialogare. Del resto non ci sono altre alternativa. L’alternativa è la guerra, la distruzione, l’annientamento reciproco.”

Nella foto: la pergamena originale del Pacis Nuntius

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