Anno A 30° Domenica del Tempo Ordinario

Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Mettere alla prova Gesù rispetto ai suoi discorsi era diventato un cruccio per i vari gruppi di potere esistenti all’interno del popolo. I farisei ci provano ancora e chiedono a Gesù: “Maestro nella Legge, qual è il grande comandamento?”.

Gesù, che come ogni buon israelita conosce bene la Legge, risponde citando l’Antico Testamento e lo fa ponendo in evidenza non solo il noto “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” ma anche con il meno noto ma sempre presente nella Santa Scrittura dell’Antico Testamento “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Gesù, quindi, ci fa comprendere che certamente il più grande comandamento sia quello di amare Dio ma che questo amore va incarnato amando l’altro. Ciò ci apre le porte sul mondo intero, ci apre gli occhi sui bisogni e le necessità degli altri. E’ proprio sull’attenzione e sulle azioni che noi poniamo in essere in favore degli altri che possiamo misurare l’amore che diciamo di avere verso Dio.

Dio, quindi, va amato con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente così come dobbiamo amare il prossimo. La misura per amare il prossimo ci è data dall’amore che vogliamo a noi stessi. Ciò ci consente di deconcentrare l’attenzione dai nostri bisogni per focalizzare la mente, il cuore e l’anima sulle povertà materiali e spirituali che ci circondano.

Chiediamoci ora chi è il nostro prossimo?

Questa domanda è cruciale nell’esistenza di ogni cristiano e dalla risposta che ci diamo riusciremo a comprendere anche quale sia il livello della nostra fede.

La fede, infatti, non si misura sulle parole che pronunciamo ma dalle scelte della vita quotidiana; da quanto siamo capaci di rischiare di nostro per gli altri; da quanto siamo disposti a condividere di ciò che abbiamo ricevuto in dono dal Signore; da quanto, siamo disponibili a dare gratuitamente per alleviare i dolori e le sofferenze dei fratelli.

Gesù, quindi, attingendo a piene mani alle Sante Scritture dell’antico testamento ha voluto esprimere ancora più compiutamente, per il nostro tempo, ciò che era già presente fin da sempre.

La novità che Gesù esprime è, perciò, pienamente fondata e ancorata alla Legge e ai Profeti ma, rispetto a quella, si colloca su un livello più alto in quanto permette di indirizzare la vita quotidiana ascoltando la voce del cuore che ci parla dell’Amore del Padre per noi e per i fratelli.

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