Il papa a Zagabria: senza la coscienza l’ Europa si perderà

Nel grande Teatro Nazionale di Zagabria di fronte a 700 rappresentanti della società civile e delle diverse religioni presenti il Croazia Benedetto XVI ha tenuto il discorso forse più significativo di questa due giorni croata.  Il teatro così come si vede oggi è del 1895, anno in cui l’imperatore Francesco Giuseppe diede a Ferdinand Fellner ed Hermann Helmer, architetti viennesi, il compito di rinnovarlo. “Un luogo simbolico, che esprime la vostra identità nazionale e culturale”, dice il papa che ha messo la coscienza la centro della sua riflessione e un personaggio speciale: Ruggero Giuseppe Boscovich, gesuita nato a Ragusa nel 1711 celebrato in Croazia in modo speciale in questo anno del trecentesimo della nascita.
E prendendo spunto proprio da Boscovich e dai grandi uomini europei il papa ha definito la coscienza una “ chiave di volta  per l’elaborazione culturale e per la costruzione del ben comune”.
Un tema nazionale e ancora più sovranazionale, un tema che riguarda tutta l’ Europa, comunità nella quale la Croazia sta entrando istituzionalmente, ma di cui fa parte fin dall’epoca romana.

“Se la coscienza, dice il papa, -secondo il prevalente pensiero moderno, viene ridotta
all’ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi dell’occidente non ha rimedio e l’Europa è destinata all’involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell’ascolto della verità e del bene, luogo della responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità – che è la forza contro ogni dittatura – allora c’è speranza per il futuro.”

A salutare il papa era stato il professore Niko Zurak, medico e membro della Pontificia accademia delle Scienze, che ha ricordato le radici cristiane di molte istituzioni culturali croate e padre Boscovich, che tra le altre cose fu l’inventore del telescopio acromatico e precursore dell’atomismo moderno, ricevette dai Papi l’incarico per varie missioni scientifiche e diplomatiche, e addirittura  consolidò la cupola della Basilica di San Pietro e la torre centrale del Duomo di Milano.

Il papa ha così scelto di ricordare proprio Padre Ruđer Josip Bošković. “Egli impersona molto bene il felice connubio tra la fede e la scienza, che si stimolano a vicenda per una ricerca
al tempo stesso aperta, diversificata e capace di sintesi.”  Uomo di grande e cosmopolita cultura al di sopra di ogni nazionalismo, padre Boscovich, come si scrive in italiano, coltivò una grande passione per l’unità. “ Rendiamo omaggio al cultore della verità, dice il papa applauditissimo, che sa bene quanto essa lo superi, ma che sa anche, alla luce della verità, impegnare fino in fondo le
risorse della ragione che Dio stesso gli ha dato.”

Il pomeriggio del papa a Zagabria si è concluso nella piazza Josip Jelačić protagonista delle guerre contro gli Ungheresi. La sua statua, tolta nel 1946 è stata ricollocata nella piazza nel 1990 dopo la proclamazione dell’indipendenza della Croazia. Sul palco al centeo della piazza è stata portata  la immagine  del XVII secolo della Madonna della Porta di Pietra, conservata all’interno dalla unica parte delle antiche mura ancora in piedi. Veneratissima dal popolo croato e patrona di Zagabria, ha accompagnato la veglia con i giovani che il papa ha presieduto in serata. “Un luogo di incontri e di comunicazione, ha detto il papa, dove spesso dominano il rumore e il movimento della vita quotidiana. Ora, la vostra presenza la trasforma quasi in un “tempio”, la cui volta è il cielo stesso, che questa sera sembra come chinarsi su di noi.” Ai ragazzi il papa ha portato l’ esempio di un altro illustre figlio della terra croata: il beato Ivan Merz. Un ragazzo che ha compreso che è Gesù a cercare per primo l‘uomo, “rispettando pienamente la vostra libertà, Egli si avvicina a ciascuno di voi e si propone come la risposta autentica e decisiva a quell’anelito che abita il vostro essere, al desiderio di una vita che valga la pena di essere vissuta.”

L’entusiasmo dei 50 mila ragazzi che ripetevano il nome del papa è stato ricambiato dal sorriso di Benedetto e dal suo invito: “Cari giovani amici, non lasciatevi disorientare da promesse
allettanti di facili successi, da stili di vita che privilegiano l’apparire a scapito dell’interiorità. Non cedete alla tentazione di riporre fiducia assoluta nell’avere, nelle cose materiali, rinunciando a scorgere la verità che va oltre, come una stella alta nel cielo, dove Cristo vuole condurvi. Lasciatevi guidare alle altezze di Dio! Nella stagione della vostra giovinezza, vi sostiene la testimonianza di tanti discepoli del Signore che hanno vissuto il loro tempo portando nel cuore la novità del Vangelo.”

L’esempio di Ivan che scopre la fede dopo la distruzione della guerra è illuminato dai “gesti di carità, di bontà che stupiscono e commuovono”. E, dice il papa “Questa giovane esistenza, donata per amore, porta il profumo di Cristo, ed è per tutti un invito a non temere di
affidare se stessi al Signore”.
Sul palco giovani in costume nazionale hanno cantato con i ragazzi in maglietta colorata con il logo delle visita, poi le  testimonianze di due giovani, Daniel e Mateja, la liturgia della parola, il discorso del papa e soprattutto la adorazione eucaristica. Benedetto XVI l’ha iniziata con i ragazzi che poi rimangono a pregare per tutta la notte in attesa della messa di domani mattina all’Ippodromo della città dove sono attese 300 mila persone.

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