Acqua, Salute, Serenissima: La “via” del Vangelo per sconfiggere la “paralisi” del mondo

Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo ma non è un’utopia né un’ideologia.
Il messaggio del papa ai veneziani è questo. Lo ha detto nel suo discorso finale nella Basilica della Salute.
Dopo aver attraversato la laguna in gondola, la Dogaressa con quattro gondolieri,  da Piazza San Marco a Santa Maria della Salute, nel tramonto dorato della Serenissima, il papa ha incontrato i rappresentanti della cultura e della economia del Triveneto.
Acqua, Salute, Serenissima. Tre parole che hanno guidato la riflessione.

L’ acqua, fonte di vita ma anche di disastri, l’acqua fluida, poco stabile come certa sociologia contemporanea vorrebbe la società, con un fascino positivo e negativo, questa acqua propone il papa, deve far diventare Venezia una “città “della vita e della bellezza”. Certo, è una scelta, ma nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.”

E poi la Salute, la Salvezza che solo Dio può darci pienamente, lui che si cura anche della salute del corpo, una realtà onnicomprensiva, una salute che Gesù vuole darci liberando la vita da ogni negazione. “Gesù-dice il papa- salva l’uomo ponendolo nuovamente nella relazione salutare con il Padre nella grazia dello Spirito Santo; lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue “paralisi” fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo.”
E Benedetto XVI prende in prestito il pensiero di Giovanni Paolo II : l’ uomo è la via della Chiesa e il redentore dell’ uomo è Cristo.

 

E Serenissima, nome di Venezia, ma soprattutto definizione assoluta della città Celeste, della nuova Gerusalemme, meta  “che muove il cuore degli uomini e spinge i loro passi, che anima l’impegno faticoso e paziente per migliorare la città terrena.”
Rilegge il Concilio Vaticano II Benedetto XVI: l’ attesa di una terra nuova non deve indebolire, ma stimolare il lavoro nella terra presente. “Noi, dice il papa, ascoltiamo queste espressioni in un tempo nel quale si è esaurita la forza delle utopie ideologiche e non solo l’ottimismo è oscurato, ma anche la speranza è in crisi. Non dobbiamo allora dimenticare che i Padri conciliari, che ci hanno lasciato questo insegnamento, avevano vissuto l’epoca delle due guerre mondiali e dei totalitarismi. La loro prospettiva non era certo dettata da un facile ottimismo, ma dalla fede cristiana, che anima la speranza al tempo stesso grande e paziente, aperta sul futuro e attenta alle situazioni storiche. In questa stessa prospettiva il nome “Serenissima” ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia.”

Ecco allora la unica e vera via da seguire, il Vangelo, che le prime generazioni cristiane chiamavano  appunto la “via”. “Alla città “serenissima” – conclude il papa -si giunge per questa via, che è la via della carità nella verità, ben sapendo, come ci ricorda ancora il Concilio, che non bisogna “camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita” e che sull’esempio di Cristo “è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia”.

Nell’ incontro con la città non poteva mancare un saluto alla antichissima comunità ebraica “presenza importante nel tessuto cittadino”  e al suo Presidente, Prof. Amos Luzzatto. Un saluto anche “anche ai musulmani che vivono in questa città.”
Al termine dell’ incontro il papa ha benedetto i lavori si restauro della Cappella della SS Trinità ei locali della Biblioteca  dello Studium Generale Marcianum. Poi, in motoscafo, ha lasciato il Polo della Salute per arrivare all’aeroporto Marco Polo e ripartire per Roma.

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