Il papa apre il Sinodo per il Medio Oriente: la comunione è testimonianza

E’ la preghiera delle Laudes Regiae ad introdurre in San Pietro la lunga teoria di patriarchi e vescovi che oggi insieme al papa hanno aperto il Sinodo per il Medio Oriente. Una litania solenne per chiedere l’ assistenza dei Santi d’ Oriente e di Occidente per l’ Assemblea che deve” riavviare la comunione della Chiesa Cattolica in Medio Oriente”, come ha detto il papa nella sua omelia. La liturgia, in latino con letture in greco, canti in arabo e preghiere anche in ebraico, ha avuto la semplice solennità di una Chiesa che cerca l’ unità. E del resto “senza comunione non può esserci testimonianza” ha sottolineato il papa. Partendo dalle letture della liturgia proposta per la XXVIII domenica del tempo ordinario, Benedetto XVI ha ripercorso quello che ha definito il “metodo” della alleanza.

Dio si lega “con amore fedele ed inesauribile agli uomini formandosi un popolo santo che diventi una benedizione per tutte le famiglie della terra.” E così dalla promessa al Abramo si arriva a quella universalità della salvezza e alla mediazione storica di Cristo “ preceduta da quella del popolo di Israele e prolungata da quella della Chiesa”. Cosa è dunque la salvezza, come si arriva ad essa? “La porta della vita è aperta per tutti, ma è appunto una porta, un passaggio definito e necessario”. E questo passaggio Dio lo ha proposto nella storia . “ Il disegno divino, spiega il papa, eccede la storia, ma il Signore lo vuole costruire con gli uomini, per gli uomini e negli uomini a partire dalle coordinate di spazio e di tempo in cui essi vivono e che Lui stesso ha dato.” Ecco allora che cosa è il Medio Oriente cristiano: è il luogo di Dio, e Dio vede la regione “dall’alto”. Ed è questa l’ ottica interiore con cui Benedetto XVI ha compiuto i suoi pellegrinaggi in quelle terre. Una regione che è “culla” del disegno della salvezza.

Gli uomini sono chiamati a rispondere a questo disegno, sono chiamati ad essere “segno e strumento”. Ed ecco perché la grande testimonianza è la vita di comunione. Dentro le Chiese e con le altre Chiese. Una comunione che chiede la conversione, una unità che non possiamo costruire con le nostre forze. Del resto dalla piccolissima comunità degli apostoli “nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che poi è accaduto. E la Chiesa vive sempre di quella medesima forza che l’ ha fatta partire e crescere.” Una chiamata alla certezza della speranza quella del papa per i cristiani di una regione dove si vive una “delicata e a volte drammatica situazione sociale e politica”, spiega il papa. Ma il Sinodo è pastorale, missionario, riguarda la vita della Chiesa, il dialogo con gli ebrei “ai quali ci lega in modo indissolubile la lunga storia della Alleanza” e con i musulmani. Rafforzare l’identità cristiana allora è, secondo il papa , la strada da seguire anche per arrivare alla pace nelle terre dove sembra sempre più lontana. E poi “vivere dignitosamente nella propria patria è anzitutto un diritto umano fondamentale” ecco perché il papa chiede di “favorire condizioni di pace e di giustizia, indispensabili per uno sviluppo armonioso di tutti gli abitanti della regione.”

E a questo compito sono chiamati tutti: “la comunità internazionale, sostenendo un cammino affidabile, leale e costruttivo verso la pace; le religioni maggiormente presenti nella regione, nel promuovere i valori spirituali e culturali che uniscono gli uomini ed escludono ogni espressione di violenza.” E da parte loro “i cristiani continueranno a dare il loro contributo non soltanto con le opere di promozione sociale, quali gli istituti di educazione e di sanità, ma soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione.” La celebrazione è proseguita con preghiere in arabo, ebraico e farsi, poi dopo la comunione il coro inter-rituale dei Pontifici collegi orientali di Roma ha eseguito un canto in arabo e, dopo la benedizione finale, si è cantata l’ antifona mariana “Ave regina coelorum” e il Trisagion in siriaco, greco, arabo e latino.

Il papa è rientrato nei suoi appartamenti e alle 12.00, prima della preghiera dell’ Angelus, ha ricordato che “ in quelle terre, infatti, l’unica Chiesa di Cristo si esprime in tutta la ricchezza delle sue antiche Tradizioni.” Ed ha aggiunto che “in quei Paesi, purtroppo segnati da profonde divisioni e lacerati da annosi conflitti, la Chiesa è chiamata ad essere segno e strumento di unità e di riconciliazione, sul modello della prima comunità di Gerusalemme. “ E’ questo un compito arduo, “dal momento che i cristiani del Medio Oriente si trovano spesso a sopportare condizioni di vita difficili, sia a livello personale che familiare e di comunità. Ma ciò non deve scoraggiare” Il papa ha ricordato anche che ottobre è il mese del Rosario “preghiera biblica, tutta intessuta di Sacra Scrittura. E’ preghiera del cuore, in cui la ripetizione dell’”Ave Maria” orienta il pensiero e l’affetto verso Cristo, e quindi si fa supplica fiduciosa alla Madre sua e nostra.

E’ preghiera che aiuta a meditare la Parola di Dio e ad assimilare la Comunione eucaristica, sul modello di Maria che custodiva nel suo cuore tutto ciò che Gesù faceva e diceva, e la sua stessa presenza.” E ha concluso affidando a Maria “l’Assemblea sinodale che oggi si apre, affinché i cristiani di quella regione si rafforzino nella comunione e diano a tutti testimonianza del Vangelo dell’amore e della pace.”

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