Presidente maltese: il Papa porterà un “rinnovamento spirituale”

La visita del Papa che porterà “un rinnovamento spirituale tra i fedeli”; le speranze e le attese del viaggio che Benedetto XVI compirà nell’Isola il 17 e 18 aprile, in occasione del 1950° anniversario del naufragio di San Paolo. Le radici cristiane di Malta e il suo ruolo all’interno dell’Unione europea. Ma anche il fenomeno, delicato e problematico allo stesso tempo, dell’immigrazione, e la politica dell’Isola. E un commento sulla decisione della Corte europea di vietare i crocifissi nelle aule scolastiche. Il presidente della Repubblica di Malta, George Abela, parla a ZENIT in questa intervista a tutto campo, alla vigilia della tanto attesa visita del Santo Padre.

Papa Benedetto XVI visiterà Malta per la prima volta. Con quali sentimenti di speranza e di attesa il suo Paese accoglierà il Pontefice?

George Abela: La maggior parte dei maltesi si considera cattolica e molti sono ancora praticanti, come si evince dalle statistiche sulla partecipazione alle messe. Papa Benedetto XVI, quindi, in quanto capo della Chiesa cattolica e Vicario di Cristo, è considerato il nostro pastore spirituale. La visita del Papa dovrebbe contribuire a un rinnovamento spirituale tra i fedeli e dare l’opportunità ai giovani maltesi di poterlo incontrare di persona e conoscerlo meglio. Speriamo che gli insegnamenti del Pontefice, come quelli contenuti nelle tre encicliche, vengano diffusi maggiormente tra la popolazione; consideriamo tali insegnamenti importanti non solo per i cattolici, dato che i valori rappresentati dal Papa trascendono spazio e tempo.

Cosa pensa delle radici cristiane di Malta? Ritiene che possano essere risvegliate dalla visita del Pontefice, nell’anniversario dello sbarco di San Paolo?

George Abela: Malta è stata cristiana e la sua cultura europea lo è da secoli: la nostra fede, le nostre tradizioni e i nostri costumi sono stati forgiati dai valori cristiani. In passato la vita quotidiana – nascite, matrimoni, anche i riti associati alla fine della vita – era incentrata sulla Chiesa e la fede religiosa. Sebbene oggi ciò avvenga in misura minore, le vestigia del passato permeano ancora la nostra vita moderna; anche se l’albero ha cambiato le sue foglie, le radici restano immutate. Anche se lo Stato maltese è laico, molte delle nostre leggi riflettono ancora i valori cristiani: la laicità di uno Stato non implica che non vi possa essere cooperazione con la Chiesa quando si tratti del bene comune, come per esempio la cooperazione nell’espansione delle scuole religiose. Abbiamo fiducia nel fatto che la visita del Papa possa contribuire a far capire che la fede che San Paolo portò nelle nostre isole è ancora importante oggi non solo per la vita dello spirito, ma anche per quei valori fondamentali e senza tempo che possono rendere migliore la nostra vita terrena.

Quale è il ruolo di Malta, oggi, nell’Unione europea?

George Abela: Malta è parte dell’Europa non solo geograficamente, ma anche culturalmente: oggi esiste un ampio consenso sul fatto che il posto di Malta sia nell’Unione Europea, e il suo ruolo è quello di qualsiasi altro Paese membro; tuttavia, pensiamo di poter avere qualche compito speciale, come quello di fare del nostro meglio per promuovere la pace e il dialogo tra i Paesi e le culture della regione mediterranea e di lavorare per migliorare in tutti i settori le buone relazioni dell’Ue con il mondo arabo. Le nostre politiche nazionali riflettono tale ruolo, pensiamo che la nostra posizione geo-strategica al centro di questo storico mare così come i nostri contatti con gli Stati e le culture del litorale meridionale ci forniscano delle conoscenze che ci rendono adatti a tale compito. Se poi Malta potesse essere di aiuto nel generare un approccio più positivo a determinati valori fondamentali come la dignità della persona umana e la sacralità della vita umana, saremmo lieti di assumerci anche questo compito.

Il fenomeno dell’immigrazione e gli sbarchi di clandestini è un tema di vivace discussione per molti Paesi. Qual è la sua opinione in merito? Pensa che il Papa possa dare un contributo alla soluzione del problema?

George Abela: L’immigrazione ha raggiunto proporzioni impreviste e che nella situazione attuale sono insostenibili. Occorre che si trasformi in un fenomeno pianificato e strutturato, se l’Europa crede che le sue future necessità economiche implichino degli arrivi da altri Paesi. L’immigrazione senza regole è talvolta sfociata in condizioni di vita insoddisfacenti per gli stessi immigrati e alla delusione riguardo a che cosa questa “terra promessa” avrebbe dovuto loro offrire. E’ necessario che i Paesi di origine dei migranti cooperino con l’Europa per garantire che l’immigrazione abbia luogo in modo pianificato, tale da assicurare non solo che i Paesi europei siano preparati a riceverli secondo i bisogni economici e sociali, ma anche che la dignità di questi migranti sia pienamente rispettata. Nella situazione attuale la maggior parte dei migranti è vittima di organizzazioni criminali senza scrupoli il cui scopo non è il benessere degli immigrati ma il loro sfruttamento.

Al momento, Malta si sta facendo carico di un peso totalmente sproporzionato rispetto alle sue risorse materiali: crediamo che, come soluzione temporanea, il nostro fardello debba essere condiviso con i nostri partner europei, dato che si tratta di un problema che non riguarda solo Malta, ma l’Europa. Una soluzione più stabile consisterebbe nell’aiutare i Paesi di origine dei migranti a raggiungere uno sviluppo economico maggiore e una soluzione ai loro conflitti interni che renderebbero minore la necessità di emigrare.

Credo che il problema dell’immigrazione, in quanto dramma politico così come sociale e umano, interessi il Papa: il suo ruolo tuttavia è quello di insegnare i valori della persona umana e che tutti dovrebbero essere trattati con la dignità che merita ogni essere umano. La Chiesa dà un importante contributo in molti Paesi da cui provengono i migranti gestendo scuole ed ospedali che contribuiscono al benessere delle popolazioni e ne favoriscono lo sviluppo.

Cosa pensa della decisione europea di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche? Ritiene che la Corte possa legiferare su queste materie che riguardano i diritti umani, come la libertà religiosa?

George Abela: La sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani in base alla quale la presenza dei crocifissi nelle scuole viola i diritti umani è a parer mio poco felice. Un tribunale non esiste nel vuoto: se la Corte di Strasburgo si considera competente per decidere su questa materia – che a mio avviso non lo è – allora doveva considerare tutti gli aspetti della questione, fra cui il principale è la sensibilità religiosa europea, la storia, la cultura e la stessa identità del nostro continente. Gran parte della popolazione europea si considera ancora cristiana anche se non tutti sono praticanti; a parte il significato religioso fondamentale del crocifisso, la storia e la cultura europee sono inestricabilmente legate alla storia del cristianesimo, di cui il crocifisso è il simbolo più sublime. La cultura europea ha le sue radici nel cristianesimo, alcune delle più grandi opere dell’arte e della letteratura sono stati ispirati dalla fede e dai valori cristiani.

Il crocifisso non rappresenta solo il simbolo fondamentale dell’importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura europee, ma è anche un simbolo di unità e solidarietà con tutta l’umanità, un simbolo di tolleranza e non di esclusione, o di negazione dei diritti dei non cristiani o degli atei. La figura del Cristo crocifisso racchiude la compassione per tutti gli esseri umani e ispira preoccupazione disinteressata per tutti coloro che soffrono. La dignità e l’inviolabilità della persona umana, dal momento del concepimento fino alla fine naturale della vita e il concetto del valore inestimabile della vita umana sono tutti simboleggiati dal crocifisso, segno inequivocabile della cristianità.

Come tutto ciò possa essere considerato offensivo o in violazione dei diritti umani va al di là della mia comprensione: il governo di Malta, che riflette il sentimento della maggior parte del nostro popolo, è in radicale disaccordo con questa decisione ed ha chiesto alla Corte Europea dei Diritti Umani di prendere nota del suo sostegno all’appello presentato dall’Italia.

 Serena Sartini per Zenit.org

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