La Sistina di bronzo

Un vero capolavoro dell’umanesimo della Chiesa cattolica dimenticato dalla bigotteria del XIX secolo. Il monumento funebre di papa Sisto IV, francescano, zio di Giulio II e primo committente della cappella Sistina o Magna, è tornato dopo anni al suo splendore originale. Un vero gioiello d’ arte e di cultura quattrocentesca firmato Antonio del Pollaiolo.

Le virtù, le scienze e le arti, tra le quali per la prima volta appare la prospettiva, incorniciano il catafalco del papa con panneggi e simboli degni della grande arte dell’ orafo fiorentino che alla corte dei Medici era cresciuto fino ad attraversare i confini della città e della regione per arrivare alla corte dei papi. A commissionare il monumento fu il cardinale Giuliano della Rovere, poi Giulio II. Ci vollero 9 anni al Pollaiolo e alla sua bottega per compiere l’ opera. Ma poi la sua venne definita la ” Sistina di bronzo”. E come succedeva allora nella grande fabbrica d’ arte e cultura della corte papale , un artista si ispirò all’ altro. Per secolo il monumento trovò il suo spazio in un altare laterale della Cappella dell’ Adorazione nella Basilica Vaticana. Nei secoli l’opera “superò” il sacco di Roma, traslochi vari e restauri dubbi, e perfino i commenti ottocentisti come quelli di Ludwing von Pastor che definì le figure femminili che ornano il monumento “punto convenienti per una chiesa”.

Fatto sta che oggi il meraviglioso e solenne manufatto troneggia in una sala del Museo storico ed artistico di San Pietro splendidamente restaurato. Il bronzo ha ritrovato la sua lucentezza e il suo colore originale, il volto del papa , i panneggi, i ricami del catafalco sembrano appena fusi e pare di vedere la solenne processione che porta il corpo del papa defunto in basilica per la sepoltura.

Ma soprattutto si leggono sui lati del monumento, la passione per l’arte e le scienza che fanno del rinascimento romano un punto di riferimento per tutta la cultura mondiale. Virtù cristiane che si uniscono a scienza e arte. Una profezia per i secoli a venire, una dimostrazione della grande apertura della Chiesa e del papato ad ogni forma di studio e conoscenza. Anche per questo il restauro ” a cantiere aperto” è stata una occasione, per due anni, di rivivere l’ atmosfera di una officina rinascimentale.

Sante Guido ha guidato una equipe di restauratori che grazie alla sapienza del Capitolo di San Pietro e alla sponsorizzazione dei Cavalieri di Colombo, ha portato anche alla scoperta di alcune particolarità dell’ opera. Si sono visti gli errori e i ripensamenti, si è capito cosa nei secoli aveva corroso il bronzo usato da Antonio Benci che deve il suo nome al padre, appunto un pollaiolo di Firenze. L’inquinamento più grave è dovuto al cloro. Alle esalazioni di anni e anni di pulizia di pavimenti e locali che hanno ospitato l’ opera. Curioso per i profani, ma fondamentale per gli addetti ai lavori. Tanto che le ditte che si occupano della pulizia dei Musei Vaticani ad esempio devono consegnare delle liste con tutti i detergenti usati. Come dire che anche nel fare pulizia occorre metterci dell’ arte.

Quello del monumento di papa Sisto IV è solo l’ ultimo dei restauri che nel 2009 il Capitolo ha realizzato. Dopo la Cappella dei Beneficiati, con il tabernacolo scolpito da Raffaello, dopo la Icona Paleoslava di Pietro e Paolo, dopo la Croce di Giustiniano II, ora ecco il gioiello del Pollaiolo che attraverso le allegorie ci racconta l’ atmosfera di un’epoca che amava la scienza come la fede. Tanto che a decorare i riquadri che raffigurano la matematica e le musica, l’ artista fiorentino ha messo il cordone francescano per ricordare che il papa, Sisto, era comunque seppellito con il saio e nella nuda terra.

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