Un percorso nella Roma cancellata dalle modificazioni urbanistiche

Fino al 24 ottobre l’invisibile torna visibile grazie alla mostra sullo scomparso Oratorio di Sant’Orsola a Corso Vittorio Emanuele II al  Museo dei Fiorentini (Via Acciaioli 2). É  il primo capitolo del progetto “Roma Cancellata / Erased Roma”,  promosso dalla Basilica e dal Museo di San Giovanni dei Fiorentini e da Ligamina la charity statunitense volta alla conservazione e studio del patrimonio artistico del centro storico di Roma, in collaborazione con il MiBACT – Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma e a Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina, Museo di Roma.

“Roma è un tessuto che varia in continuazione, ma cancellare dei luoghi genera dei vuoti, che se non sono riempiti con delle verità rischiano di divenire buchi grigi  senza colore. Ecco perché nasce il progetto di Roma Cancellata”

Così Simone Ferrari direttore artistico del Museo dei Fiorentini, ha voluto raccontare l’origine del progetto di “Roma cancellata/Erased Roma” che ieri ha visto il suo primo traguardo con l’inaugurazione della mostra sullo scomparso oratorio di Sant’ Orsola.

Un esposizione che parte da tre opere, la statua di San Giovanni Battista Giovane, attribuita a Michelangelo, alcuni frammenti marmorei di fine quattrocento, un grande affresco di Madonna in trono con bambino, ma che, come ha spiegato anche il direttore artistico Ferrari, sarà in crescendo e ampliata con nuove opere in arrivo e fotografie che racconteranno meglio questo  percorso artistico.

L’Oratorio,  originario del XV secolo ed  è stato fondato dalla confraternita dei Fiorentini. Era collocato proprio su quello che è oggi un tratto di Corso Vittorio Emanuele II, e fu demolito per permettere al  Corso di sfociare sul Tevere e arrivare in Vaticano. Molti e pregevoli artisti hanno lavorato qui, e negli anni si sono susseguiti i nomi di coloro che sembravano essere coinvolti nella decorazione:  da Girolamo Siciolante da Sermoneta,  a Taddeo Zuccari Daniele da Volterra e molti altri, a testimonianza di una intensa vita popolare e artistica del luogo.

E questa importante iniziativa, non sarebbe potuta essere realizzata senza l’apporto fondamentale di Ligamina, la charity statunitense volta alla conservazione e studio del patrimonio artistico del centro storico di Roma.

“Per noi restaurare vuol dire educare al bello – ha spiegato il presidente Graziano Curri – Vuol dire quindi, rendere fruibile l’arte a tutti, per questo ogni monumento restaurato da noi viene accompagnato da progetti educativi. Anche in questo caso stiamo lavorando su alcuni percorsi da proporre ai bambini, soprattutto quelli con delle disabilità, perché così ci sembra di dare un valore aggiunto ad opere già di per se molto preziose”.

E all’ inaugurazione era presente anche il direttore del Museo di Roma in Palazzo Braschi, Pier Luigi Mattera, da cui provengono le opere esposte.

“Il nostro museo –  ha detto Mattera – conserva la testimonianza di una città che non c’è più. Questa collaborazione tra i nostri due spazi espositivi deve essere fatta con l’obiettivo di coinvolgere anche la popolazione della capitale, per far riscoprire a tutti dei lati della nostra bellissima città che in apparenza non ci sono più, ma che vivono ancora in quelle statue in quegli affreschi e nelle foto che saranno esposte in questo museo.”

E oltre al museo un evento nell’ evento. Infatti è stata presentata al pubblico dopo i restauri la cappella Benozzi, che si trova all’ interno della basilica di san Giovanni dei Fiorentini. il prezioso intervento, cominciato nel 2011 e concluso nel 2013, diretto da Lucia Calzona, permette oggi di vedere con un unico sguardo i tre secoli di patronato e decorazione che si sono qui susseguiti, dai Benozzi ai Cresci ai Baccelli, ciascuna famiglia delle quali ha preso dall’altra un’idea già formata, assecondandola e variandola, creando un insieme di forme diverse ma insieme armoniche in una sintesi perfettamente coerente e “romana”. Antonio Tempesta, Agostino Ciampelli e Giovan Angelo Canini dialogano qui con una voce senza tempo e oggi si nuovo chiara e brillante.

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