Siate preti insieme per ricostruire la civiltà dell’amore

L’altra Calabria, quella che a noi piace vedere, diffondere, presentare al mondo, da oggi ha un nuovo punto di forza e sono i suoi sacerdoti, esortati da Papa Francesco ad essere uomini davanti al tabernacolo e uomini di Comunione. Sono proprio queste le parole che Papa Francesco ha rivolto ai sacerdoti della Diocesi di Cassano al Ionio e rappresentano certamente un programma di vita spirituale per tutti noi sacerdoti e per ogni presbitero della Chiesa universale. Una esortazione accorata quella del Pontefice che si fa duplice invito. In una Calabria ferita dal male occorre la medicina dell’amore e del perdono. In una Calabria, sempre più isolata da atti di criminalità e di morte occorre un cammino di comunione che renda tutti un’unica voce, un unico grido, un’unica rinuncia, quella della cultura del male. I 250.000 fedeli accompagnati dai loro vescovi e dai parroci, convenuti nella piana di Sibari per la Messa con Papa Francesco, vogliono essere proprio questo coro d’amore, di speranza, di fede. Questo coro, deve necessariamente partire dal clero. Ma vediamo cosa il Papa ha detto ai sacerdoti.   Il primo invito, allora, è quello di restare alla presenza del Signore per riprendere forza ed energie sempre nuove, per parlare al suo cuore e lasciare che il suo cuore faccia udire la sua voce. Davanti al tabernacolo si impara ad amare e a servire e anche, a stare sulla croce della missione sacerdotale. Ecco le parole del Pontefice: “Quando noi preti stiamo davanti al tabernacolo, e ci fermiamo un momento lì, in silenzio, allora sentiamo lo sguardo di Gesù nuovamente su di noi, e questo sguardo ci rinnova, ci rianima… “. Noi siamo dal volto che contempliamo. Se stiamo nel caos diventeremo caotici, se siamo nel peccato diventeremo viziosi, se siamo con Dio ascolteremo Lui e diventeremo pian piano come lui ci vuole.

“Nel silenzio della preghiera – ha proseguito il Papa – Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai, oppure forse siamo diventati un po’ degli “impiegati”; se siamo dei “canali” aperti, generosi attraverso cui scorre abbondante il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi, e così al posto di essere “canali” diventiamo “schermi” che non aiutano l’incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo.    Nella sua esortazione ai sacerdoti, ha fatto seguire un secondo invito molto importante. Il prete deve vivere in comunione con l’altro prete, vivere con i fratelli, camminando insieme, avendo lo stesso sentire. La solitudine è smarrimento perché la solitudine porta a seguire i propri pensieri. La comunione è forza perché colui che è più forte prende per mano il più debole.

La comunione è gioia nel condividere le stesse gioie pastorali ma è anche sofferenza nel portare i pesi gli uni degli altri. Camminare in comunione non significa uniformarsi nel modo di fare. Ognuno ha i suoi doni, i suoi carismi. La comunione non spegne lo Spirito ma lo alimenta. La preghiera e la comunione fraterna sono per i sacerdoti due punti di forza e garanzia di riuscire nella propria missione. Questa esortazione possa essere accolta per il bene della chiesa, delle anime e degli stessi presbiteri. Dobbiamo dare una nuova anima al mondo, un nuovo volto, quello bello, ripulirlo dal fango che, spesso il peccato gli getta addosso. Noi siamo stati fatti per le cose grandi, per il Cielo, per il paradiso, per l’eternità.

Il sacerdote è un mediatore di grazia e di verità, è un creatore di nuova vita e di vite rinnovate dalla grazia di dello Spirito Santo. Con la sua missione il prete deve sconvolgere il mondo intero. Facendo nostri i sentimenti di Papa Francesco e di Gesù possiamo concludere dicendo che Il mondo oggi vuole preti dal cuore aperto, dalle mani tese, dai pensieri santi. preti che ti fanno innamorare, preti che ti portano nella profondità del cuore di Dio, preti che non danno scandalo. preti innamorati. preti che quando li incontri non puoi fare altro che benedire il Signore.

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