La Santa Sede dà i numeri della risposta agli abusi. Ma il vero attacco è alla sua autorità morale

Alla fine si è parlato degli abusi sui minori, sebbene il tema non rientrasse realmente nel dibattito. Perché, aveva spiegato la Santa Sede, la questione degli abusi rientra piuttosto nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo, non in quella contro la Tortura. Ma il Comitato ONU contro la tortura che in questi giorni sta ascoltando i rapporti della Santa Sede e di altri Paesi ha posto l’accento sul tema nella due giorni di domande e risposte che è seguito alla presentazione del rapporto da parte della Santa Sede. E  la Santa Sede ha risposto con delle cifre precise. Ovvero, 848 sacerdoti ridotti allo stato laicale per casi di abusi, 2572 puniti su 3420 casi di credibili abusi sui minori venuti fuori nell’ultimo decennio.

“Qualunque sguardo serio rivolto alla realtà intorno al mondo di ciò che la Santa Sede e le chiese locali stanno facendo dimostra chiaramente e senza ambiguità che certamente non c’è stato un clima di impunità”, ha detto il nunzio Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di Ginevra.

Tomasi è capo delegazione di fronte al comitato ONU sulla Convenzione contro la Tortura. Ogni Stato che firma la convenzione è tenuto a presentare un rapporto su come sta mettendo in pratica la Convenzione nel suo territorio. La Santa Sede ha insistito molto che, al di là della sua autorità morale che le permette di fare appelli ascoltati da milioni di fedeli, non può essere considerata responsabile dei casi di tortura perpetrati in tutto il mondo da membri della Chiesa cattolica, ma può perseguire penalmente solo quanto accade nello Stato di Città del Vaticano.

Una spiegazione in punta di diritto, accompagnata dalla miriade di dichiarazioni e documenti e attività che testimoniano l’impegno della Santa Sede a livello internazionale contro la tortura. Dopo la presentazione del rapporto iniziale, per due giorni la delegazione della Santa Sede (il capo delegazione Tomasi, il consulente dello Stato di Città del Vaticano Vincenzo Buonomo, il segretario della missione ONU Richard Ghyra) ha risposto alle domande del comitato composto da esperti indipendenti. Il comitato ha lodato il lavoro globale della Santa Sede, ma ha anche chiesto di sapere come la Santa Sede stava definendo in maniera legale i casi di abuso.

Il vicepresidente del Comitato, Felice Gaer, ha portato avanti la tesi che il diritto internazionale è stato chiaro nel sottolineare che lo stupro e la violenza sessuale costituiscono tortura. La Santa Sede, dal canto suo, aveva già sottolineato in un briefing tenutosi prima dell’audizione del 5 maggio che inserire la questione della pedofilia nel dibattito nella convenzione sarebbe stato andare al di là dello spirito della convenzione stessa.

Da sempre, la Santa Sede mostra la grande continuità nella risposta agli abusi. Giovanni Paolo II, grazie alla regia di Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, rese obbligatorio per tutte le diocesi di fare rapporto a Roma riguardo i casi di abuso. Una centralizzazione che serviva ad evitare quello che era successo negli anni precedenti. Ovvero, che molti casi non arrivano nemmeno ad essere discussi a Roma, che gli abusi venivano gestiti e nascosti localmente. Benedetto XVI ha poi portato avanti questo impegno, incontrando le vittime in maniera riservata in ogni viaggio apostolico in cui fossero avvenuti dei casi e inasprendo le norme. E Papa Francesco ha proseguito su questa strada, istituendo la Pontificia Commissione per i Minori che ha già cominciato i lavori.

“E’ chiaro che il problema degli abusi sui minori, una piaga e una vergogna mondiale, è stata affrontata negli ultimi 10 anni dalla Chiesa in un modo sistematico, costruttivo ed efficace”, ha sottolineato Tomasi.

I numeri – forniti dalla Congregazione della Dottrina della Fede – sono di 848 sacerdoti espulsi e 2572 cui è stato ordinato di vivere una vita di preghiera e penitenza”, per esempio in monastero. “Questo non significa che la persona si è distanziata dal crimine che ha commesso. Ma sono tutti messi fuori dal contesto in cui possono raggiungere bambini”, ha detto Tomasi.

Non solo. Tomasi ha rilanciato, sottolineando che la Santa Sede condanna la tortura, “inclusa per quelli che sono torturati e uccisi prima di nascere”.

In realtà, molte delle questioni sollevate nei due giorni di sessione a domande e risposte sono andate oltre i confini della Convenzione contro la tortura. Tomasi aveva spiegato che “si deve sottolineare, particolarmente alla luce di molta confusione, che la Santa Sede non ha giurisdizione su ogni membro della Chiesa cattolica”.

Ma Felice Gaer ha detto alla delegazione vaticana che la sua posizione “sembra riflettere l’intenzione di voler escludere una porzione significante delle azioni e omissioni degli officiali della Santa Sede dalle considerazioni del Comitato, e questo ci preoccupa”.

Lo stesso Gaer, insieme a un altro membro del Comitato, ha presentatomolte domande provenienti da Organizzazioni Non Governative ideologicamente opposte alla Chiesa cattolica, e molte delle domande andavano al di fuori dello scopo della convenzione. Tra queste, c’era il Center for Reproducitve Rights and il Surivvors Network of Those Abused by Priests. Ma ci sono strate anche organizzazioni non governative che hanno presentato rapporti che difendevano le posizioni della Chiesa, come Catholic Voices USA il Solidarity Center for Law and Justice.

I membri del comitato hanno poi posto una serie di domande che riguardano casi specifici avvenuti in differenti nazioni del mondo per i quali chiedevano informazioni e spiegazioni accurate. La maggior parte dei casi presentati sono casi di abusi sessuali sui minori da parte di “personale che lavora per la Chiesa”, basata sull’assunto che “la Santa Sede è direttamente responsabile per il comportamento di ogni prete e di ogni impiegato in ogni istituzione ecclesiastica del mondo”. Non è ovviamente così.

Il 23 maggio saranno rese note le osservazioni conclusive del comitato. Come era successo nel caso della discussione sulla Convenzione sui Diritti del Fanciullo, c’è la possibilità di un documento che vada oltre lo spirito della convenzione. E la questione degli abusi sembra essere solo un pretesto. Il vero attacco è all’autorità morale della Santa Sede e al suo insegnamento.

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