Il cardinal Dolan e le sette prassi della comunicazione efficace

“Sono passati i tempi in cui vescovi anziani, grassi e pelati come me erano i migliori portavoce della Chiesa: abbiamo bisogno di laici competenti che la rappresentino” così nel suo discorso il Cardinal Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha inaugurato il IX Seminario Professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, promosso dalla Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce.

Per parlare delle “sfide culturali per i comunicatori della Chiesa”, l’Arcivescovo ha offerto “sette osservazioni” come sette passi da tenere presenti, su come realizzare una comunicazione istituzionale efficace e creativa al tempo stesso. “Non farò discorsi filosofici o teorici ma vi racconto quello che ho imparato dalla migliore scuola di ogni tempo: quella dei propri errori” quasi fosse appunto il frutto maturo della sua esperienza di Vescovo a contatto con i giornalisti. diversi Molti gli aneddoti dall’arcivescovo di New York, che dimostrano come il suo metodo sia basato su un approccio originale e positivo verso il mondo dei media, e in particolare, attento e mai banale visto che, “viviamo in un’epoca in cui non ci si può sottrarre al loro impatto”.

In primo luogo, Dolan ha evidenziato la necessità di avere “un reale senso di professionalità in tutto ciò che facciamo”. Infatti, “il modo in cui diciamo qualcosa è tanto importante quanto ciò che diciamo!” per questo è importante non essere impreparati ne qualunquisti. In secondo luogo, nella comunicazione istituzionale, “non dobbiamo mai aver paura di dire la verità”, anche in situazioni spiacevoli per la Chiesa, perché “le persone vogliono e si aspettano trasparenza dalla Chiesa” e in particolare ha aggiunto “perché Gesù ci ha promesso che la Verità vi farà liberi”. Ciò vale, ovviamente, anche per le buone notizie, infatti,“nelle notizie spesso si è ancorati ai fatti magari incresciosi del passato e si perde la novità della notizia di oggi, spetta a noi ricordare al giornalista la verità di ‘questa news’!”

Inoltre, “è pur vero”, ha aggiunto il Cardinal Dolan con il solito piglio autoironico, che “noi vescovi, meritiamo le critiche e ne abbiamo bisogno, anzi, le accogliamo di cuore, ma a patto che siano giuste, equanimi, civili”; però non possiamo cadere “nell’estremo opposto di pensareche tutto quello che fa un vescovo è sbagliatoche abbiamo la colpa di tutto ciò che accade dal brutto tempo alla calvizie”.

E questo capita anche sui media “diciamo” cattolici, per cui è importante di fronte ad eventuali attacchi, “saper rispondere sempre con carità e amore”, praticando “l’invito di Gesù a offrire l’altra guancia, senza rispondere alle invettive con parole dure da parte nostra”.

Un esempio lampante: ciò che è accaduto con i briefings tenuti dai cardinali statunitensi presso il Collegio Nordamericano di Roma, a metà giornata dei lavori delle Congregazioni Generali. “Li avevamo voluti per un miglior rapporto con i giornalisti, ma è stato frainteso quest’intento, e ci è stato chiesto di interromperli…è stata un’opportunità persa!”

Inoltre, è senz’altro utile non dimenticare che quando comunichiamo dobbiamo comunicare Gesù: “la gente ha fame di senso da dare alla propria vita”.

L’arcivescovo di New York ha confessato che si è promesso per la sua vita di non concedere mai un’intervista senza menzionare il nome di Gesù. “Se mi chiedono un’intervista, è perché sono un pastore, non perché sono il sindaco! Se poi questo non è gradito allora non mi inviteranno più! Urrà!”. Ma è chiaro che non si tratta di fare sermoni, né spiegazioni teologiche e dottrinali “ma è come chi”, ha spiegato sornione Dolan, “ti chiede sul calcio e tu non ti metti li a spiegare le regole, ma lo porti con te a vedere una partita allo stadio” infatti “ a Gesù che gli chiedevano chi fosse, egli non ha spiegato la Trinità ma ha detto: venite e vedete!”

In ultima analisi ha fatto riferimento all’importanza di sapere bene con chi stiamo parlando, cioè “chi è il nostro pubblico, in quello specifico medium”, se sono giovani, adulti, lavoratori ecc. “Ma non facciamo mai l’errore di pensare che ai giovani dobbiamo annacquare la proposta cristiana, essi non vogliono sentirsi dire quello che vogliono ma solo la Verità!”.

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