Ucraina, il ruolo delle Chiese è stato fondamentale

Lo ha riconosciuto anche John Kerry, il segretario di Stato USA: il ruolo delle Chiese in Ucraina è stato determinante per mantenere la pace. E c’è stata anche un po’ di provvidenza nel fare sì che a presiedere il Consiglio delle Chiese e delle società religiose ucraine (una associazione non governativa che riunisce il 90 per cento dei credenti della nazione) in questo delicatissimo periodo sia stato il patriarca della Chiesa ortodossa russa di Ucraina, Antony. Quando si è cominciato a paventare un intervento militare russo in Crimea, quando è diventato chiaro che la battaglia era per l’identità europea del popolo ucraino, il fatto che le Chiese abbiano partecipato al dibattito sociale sotto la “guida” di un patriarca della Chiesa ortodossa russa ha reso il popolo di piazza Maidan molto più credibile. E più forte.

Quella di piazza Maidan è una rivoluzione dalle molte facce. Come sempre, c’è la volontà della popolazione, che si riversa in piazza. E c’è poi la politica, la diplomazia, che vanno oltre la volontà popolare, che cercano di guidare la rivoluzione, o perlomeno di contenerla in qualche modo.

Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, è stato in Italia per spiegare il senso della “rivoluzione della dignità”. “La questione centrale di tutta questa discussione vissuta in Ucraina nell’ultimo decennio – ha detto – è quella sulla identità europea del popolo ucraino. Praticamente, dopo la visita di Giovanni Paolo II in Ucraina, nel 2001, tutti i presidenti, i governi, hanno dichiarato che l’avvicinamento, o la possibile associazione, o l’integrazione dell’Ucraina con la società Unione europea, è un piano strategico dello sviluppo del nostro popolo.

Non solo piano strategico, ma al giorno d’oggi vediamo che questa è anche una garanzia per una Ucraina indipendente, libera e democratica”.

Lo ha fatto anche l’ex presidente Viktor Yanukovich, che pure rappresentava la parte russofona dell’Ucraina. Lo shock c’è stato quando il presidente non ha firmato il testo concordato dell’associazione con l’Unione Europea e questo ha provocato uno shock nella società ucraina.

Vengono da lì le proteste. Il rischio, per tutti, è quello di ritornare sotto l’ombra della Russia, di essere meno indipendenti. I primi a uscire in piazza a protestare sono stati gli studenti, che in una Ucraina libera e indipendente sono cresciuti. E le proteste in piazza sono avvenute pacificamente, tanto che – raccontava Shevchuk – “solo un McDonald’s ha chiuso, forse perché aveva paura di proteste di piazza che aveva sperimentato in altre parti del mondo, ma il giorno dopo ha subito riaperto”.

Il governo ha reagito con l’uso sproporzionato della violenza. I giovani sono stati protetti in un monastero, e ha creato uno scatto d’orgoglio nella società civile. In centinaia di migliaia si sono riversati a piazza Maidan, la piazza centrale di Kiev. “Le manifestazioni degli studenti sono diventate manifestazioni della società civile”, ha detto Shevchuk.

Le Chiese sono state a fianco della popolazione. Partecipano al dibattito sociale, sono state due volte a Bruxelles a spiegare l’identità della nazione, lo scorso anno hanno festeggiato insieme i 1025 anni del cristianesimo in Ucraina. E nel mezzo delle barricate che i manifestanti hanno dovuto erigere per superare gli attacchi delle forze governative, è spuntata una cappella, dove tutti (cattolici, ortodossi, protestanti) potevano pregare. Quando sono arrivati i primi cecchini a piazza Maidan, a sparare sui manifestanti, la dimensione religiosa è diventata evidente. La mattina, prima di andare a manifestare – ha raccontato Shevchuk – c’era una gran fila davanti ai confessionali. “Ci confessiamo perché sappiamo di poter morire”, dicevano. Ma poi continuavano a manifestare.

È in questo clima che nasce il nuovo governo dell’Ucraina, che l’ex presidente Yanukovich è costretto a fuggire, che il vecchio premier Yulia Tymoshenko (per la verità, con il passato ancora da decifrare e non amatissima da tutti gli ucraini) viene liberato dal carcere.

È una nazione su cui si riversano moltissimi interessi, l’Ucraina. Prima di tutto, quello del gas. L’oleodotto che porta il gas in Europa è russo e passa proprio da lì, basta che Mosca chiuda i rubinetti e l’Europa perde la fornitura. C’è bisogno di un equilibrio politico-diplomatico. C’è un altro oleodotto in costruzione, passa in Medioriente, dalla Siria, e anche lì c’è un conflitto che è cominciato da una pacifica protesta di popolo ed è diventato una sorta di palestra di una nuova Guerra Fredda.

Mentre il Papa lancia appelli per la pace in Ucraina, la Russia comincia a fare pressione sulla Crimea, la parte più a Est della nazione, quella più legata a Mosca. Si prepara un intervento militare, e intanto vengono anche distribuiti passaporti russi alla popolazione. La secessione sembra l’unica strada possibile ad una Ucraina pacificata.

Piazza Maidan vive con ansia la situazione. “È pure assai diverso parlare di Crimea in Ucraina o qui da noi – scrive Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, di ritorno dall’Ucraina – Lì è una ferita aperta, la pressione del grande fratello russo onnipresente, a cominciare dal gas che scalda le case nel freddo inverno, per passare alle banche, alle finanziarie, alla presenza di “oligarchi” che fanno soldi a palate, ai condizionamenti politici… Qui al massimo abbiamo un incubo politico-economico, il rischio di venir penalizzati nelle forniture di gas e l’indignazione per il nuovo zar vetero-Kgb. A Kiev è una questione di sopravvivenza, qui è una questione di discussioni politiche”.

Se l’intervento militare di Putin non c’è stato, non è certo per l’intensa attività diplomatica. L’Ucraina è russa al 70-80 per cento, ma il problema non è dato dalla presenza del 10 per cento di ucraini, quanto quella di un 20 per cento di tartari (radici turche, religione spesso musulmana) che i russi non li sopportano proprio.

Ci sono anche le contro-manifestazioni. nell’Ucraina dell’Est a maggioranza russa cominciano le manifestazioni contro la rivoluzione, anche se in quantità di numeri sono chiaramente inferiori a quelle di piazza Maidan. Qualche palazzo governativo sventola sui pennoni bandiere russe, ed è il sintomo di una situazione creata dal governo centrale che ha scelto i governatori delle regioni tra gli oligarchi. Soldi, potere, influenza economica si intrecciano nella controrivoluzione ucraina. E anche nella rivoluzione. Terza Forza, Settore destro, frange dell’estrema destra nazionalista ucraina, si sono mischiate alla gente di piazza Maidan. Se le forze speciali russe si scontrassero con loro, sarebbe lo scoccare di una scintilla, di un punto di non ritorno.

Gli equilibri sono delicatissimi. Il nuovo governo ucraino è inviso a Putin per la presenza di troppi esponenti dell’Ovest del Paese. Il premier, Yatseniuk, è greco-cattolico. Ma sa anche che non può contrastare la forza militare russa. Non ha l’esercito, non ha più il deterrente nucleare (vi ha rinunciato nel 1994), non ha le forze speciali che sono state sciolte perché filorusso. Gli ex membri delle Berkut sono stati i protagonisti dei primi attacchi agli studenti, e ora un migliaio di loro pare si siano arruolati nell’esercito russo in Crimea.

Il governo deve guardarsi dal nemico interno, da Yulia Tymoshenko che è stata liberata e non ha il consenso popolare, ma che tesse le sue trame. Trame che arriverebbero fino a Mosca, ad un accordo con la Russia. Le elezioni del 25 maggio non sono vinte, anche perché Turcinov è amico di vecchia data delle Tymoshenko.

E così, la rivoluzione della dignità sta attraversando l’ennesima prova. Intanto, a piazza Maidan si rende onore a quanti sono stati uccisi dai cecchini. “Ovunque  . dice Michele Zanzucchi – lumini accesi e fiori deposti, a delimitare in qualche modo le barricate costituite da ogni sorta di suppellettili, frigo in disuso, sacchi di pietrisco, neve congelata, travi di legno, blocchi di cemento, stracci, vecchie valigie, mobilio riciclato, pneumatici in quantità. Le tende dei giovani di Maidan sono ben rizzate, ognuna con la propria stufa, con la propria protezione, con mobilio sommario. Qui i giovani sono installati da novembre, da qui hanno con la loro determinazione portato alla caduta del presidente, ed hanno messo in discussione l’accordo col grande fratello di Mosca. Davide contro Golia, indubbiamente, il mito biblico resiste e raddoppia. Ancora una volta”.

 

 

 

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