Anno A, ottava domenica del tempo ordinario

Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.Dobbiamo scegliere. Non possiamo servire due padroni. O scegliamo Dio oppure la ricchezza. C’è poco da fare servire tutte e due queste realtà non è possibile. A leggere bene non è la ricchezza che ci impedisce di servire Dio ma è l’uso che di questa facciamo. Come a dire che si può essere ricchi ma servirsene per servire il Signore nei fratelli bisognosi; si può servire Dio dando a Lui il primo posto nelle nostre scelte di vita quotidiana.

Ecco che Gesù non condanna la ricchezza in se ma mette in guardia l’uomo dal vivere una vita avendo come scopo l’accumulo di ricchezza. La ricchezza, quindi, deve essere uno strumento che ci aiuta nel servire Dio utilizzandolo per essere solidali con i poveri e sollevarli dalla loro condizione di indigenza.

Se, invece, il denaro come accumulo diventa il cruccio dei nostri giorni; se come accade ci si priva di tante cose per il gusto di tenerlo accantonato;  se, al contrario, lo si sciupa nel gioco o nella droga, se, come può accadere diventa lo scopo principale dell’esistenza è chiaro che la ricchezza diventa la nostra condanna. Questo è un dio che ci fa schiavi, un dio che prende possesso delle nostre esistenze e che si fa padrone delle nostre povere vite.

Purtroppo, il nostro tempo, ha messo la ricchezza e il denaro al primo posto e ha trasformato la nostra società in qualcosa di disumano. Per un pugno di soldi c’è chi uccide, minaccia, ferisce e mette in atto comportamenti criminali. Alcuni fanno la stessa cosa con mezzi leciti. Questi ultimi sono quelli che infliggono sofferenze a tanti simili e provocano malattie, fame, guerra, distruggendo la dignità delle persone. Ci sono persone che hanno guadagnato fortune sulle spalle degli altri, hanno accumulato tesori derubando il futuro dei fratelli, hanno commesso ingiustizie pur di possedere la ricchezza.

Questo è il paganesimo e, questa è, purtroppo, la nostra realtà. Viviamo, infatti, una realtà nella quale al posto di Dio c’è il danaro. La ricchezza è il nuovo “moloc” che guida pensieri e azioni, che accredita le scelte quotidiane e che è diventata il motore che spinge la vita. Ebbene i risultati di questa realtà sono sotto gli occhi di tutti. Frustrazioni di ogni genere, tristezza, angoscia, paura, preoccupazioni…tutta la vita si trasforma in un inferno.

Il Signore oggi ci invita a non preoccuparci della nostra vita perché siamo nelle sue mani. Lui sa di cosa abbiamo bisogno e non ci farà mancare nulla di ciò di cui abbiamo veramente necessità. Noi, ci rassicura, siamo preziosi ai suoi occhi e ci ricorda che per quanto ci affanniamo non siamo poi in grado di aggiungere neanche un giorno alla nostra vita.

Sono i pagani che si preoccupano di tutto questo. I cristiani, al contrario, devono avere attenzione al Regno di Dio e alla giustizia e conclude: “Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”.

Viviamo allora la nostra vita mettendo al primo posto l’amore di Dio che dobbiamo riconoscere nelle tante piccole e grandi attenzione che il Signore ci riserva ogni giorno e che, quasi sempre, non riusciamo a cogliere e a riconoscere.

E’ da questa scoperta che dobbiamo ripartire. Con un nuovo stile di vita tutto può essere diverso e davvero nuovo.

 

 

 

 

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