L’ONU non rende giustizia alla Chiesa: la posizione dei vescovi americani

Nelle settimane scorse ha suscitato tanto clamore il rapporto del Comitato sui diritti dell’infanzia dell’ONU in materia di lotta contro la pedofilia. Il rapporto rimprovera alla Santa Sede di non aver preso le misure necessarie contro i crimini commessi e anche di averli elusi. Evoca la cifra di decine di migliaia di casi accertati. Menziona un autentico codice del silenzio imposto ai membri del clero e all’istituzione.

Da un rapporto dell’associazione ‘Arc of Hope for Children’ è emerso un quadro diverso nel mondo nel 2013: 40.000.000 di bambini sono costretti a subire abusi; il suicidio è la terza tra le principali cause di morte tra gli adolescenti nel mondo; circa 20% di donne e 5/10% di uomini raccontano di aver subito abusi sessuali da bambini mentre 25/50% di tutti i bambini racconta di aver subito abusi fisici; ogni anno 3.000.000 di bambine subiscono mutilazioni genitali. Quindi nel mondo si commettono molti abusi sui bambini, che l’ONU non ha menzionato e molti Stati non prendono adeguate misure per salvaguardare gli indifesi degli abusi. Accanimento contro la Chiesa?

Comunque anche mons. Silvano M. Tomasi, capo delegazione della Santa Sede, durante i lavori del Comitato della Convenzione dei diritti del fanciullo, nella 65^ sessione a Ginevra ha affermato: “Persone colpevoli di questi abusi si trovano tra i membri delle professioni più rispettate del mondo, e purtroppo anche tra il clero e altro personale della Chiesa… Dinanzi a questa realtà, la Santa Sede ha delineato con cura politiche e procedure, volte ad aiutare a eliminare questi abusi e a collaborare con le rispettive autorità statali per combattere questo crimine”.

La Chiesa, quindi, è ben consapevole dei propri limiti nella mancanza di un intervento rapido contro gli abusi; ma dall’altra parte è conscia che ciò che è stato scritto nel rapporto non ha fotografato interamente lo sforzo compiuto in questi anni, come ha sottolineato nel blog della Conferenza Episcopale Usa la portavoce, suor Mary Ann Walsh, in risposta alla relazione della Commissione Onu per i diritti del bambini, parlando di occasione persa:

“L’abuso sessuale di un minore è un peccato e un crimine e nessuna organizzazione può divenire compiacente nell’affrontarlo. La Chiesa cattolica ha certamente fatto più di ogni altra organizzazione internazionale per affrontare il problema e continuerà su questa strada. Negli Stati Uniti il numero di casi di abuso sessuale di minori compiuti da sacerdoti è fortemente diminuito. Questo è dovuto in parte non piccola al fatto che milioni di bambini cattolici sono stati formati a riconoscere quando un ambiente è sicuro e decine di migliaia di adulti che lavorano con loro nella Chiesa sono stati passati al vaglio di controlli e di programmi educativi su come promuovere ambienti sicuri per i più piccoli.

Nel solo 2012, per esempio, diocesi e istituti religiosi hanno condotto controlli sul 99% dei sacerdoti, sul 97% degli educatori, sul 95% degli impiegati e sul 96% dei volontari. Ogni diocesi ha un coordinatore per l’assistenza alle vittime che sta accanto a quanti hanno subito abusi e un responsabile per la sicurezza degli ambienti, che lavora per prevenire che nuovi abusi avvengano in futuro. Il Vaticano ha mostrato decisione nell’affrontare questo tema. Papa Giovanni Paolo II ha cambiato l’età della maturità nel diritto canonico proprio per far sì che un numero maggiore di casi di abusi potesse essere perseguito. Papa Benedetto ha chiesto ad ogni conferenza episcopale nel mondo di elaborare norme in materia.

Papa Francesco recentemente ha annunciato l’istituzione di una commissione incaricata di rafforzare ulteriormente le strategie della Chiesa per rispondere al problema degli abusi sessuali. Un rapporto del Comitato sui Diritti del bambino delle Nazioni Unite sottolinea il problema degli abusi sessuali sui minori commessi dal clero. Sfortunatamente questo rapporto viene indebolito dall’inclusione di obiezioni all’insegnamento della Chiesa su questioni come i matrimoni gay, l’aborto e la contraccezione. Questa appare come una violazione dell’obbligo di difendere la libertà religiosa che le Nazioni Unite hanno assunto fin dai loro primissimi giorni…

Il Comitato per i Diritti del bambino fa bene a esprimere preoccupazione per gli abusi sessuali e va lodato per i suoi sforzi. Godrebbe, però, di una maggiore credibilità se lavorasse anche per proteggere il più basilare diritto di un bambino: il diritto di vivere. Vorrebbe dire provare a fare titolo con la preoccupazione per i minori vittime nel mondo della tratta per lo sfruttamento sessuale o i bambini che muoiono a causa della fame o di dissenterie a causa dell’acqua non potabile.

Quando il Comitato dell’Onu si getta in guerre culturali tese a promuovere l’aborto, la contraccezione e il matrimonio gay, mina la sua nobile causa e scambia il sostegno per i bambini con il sostegno di organizzazioni con altre agende. E questa diventa un’opportunità persa”. Anzi è stato proprio papa Benedetto XVI, durante l’incontro con i vescovi degli USA avvenuto il 16 aprile 2008, a fare una durissima ‘reprimenda’ verso chi si è macchiato di tale crimine:

“Fra i segni contrari al Vangelo della vita che si possono trovare in America, ma anche altrove, ve n’è uno che causa profonda vergogna: l’abuso sessuale dei minori. Molti di voi mi hanno parlato dell’enorme dolore che le vostre comunità hanno sofferto quando uomini di Chiesa hanno tradito i loro obblighi e compiti sacerdotali con un simile comportamento gravemente immorale. Mentre cercate di eliminare questo male ovunque esso capiti, siate sicuri del sostegno orante del Popolo di Dio in tutto il mondo…

I bambini hanno diritto di crescere con una sana comprensione della sessualità e il ruolo che le è proprio nelle relazioni umane. Ad essi dovrebbero essere risparmiate le manifestazioni degradanti e la volgare manipolazione della sessualità oggi così prevalente; essi hanno il diritto di essere educati negli autentici valori morali radicati nella dignità della persona umana. Ciò ci riporta alla considerazione sulla centralità della famiglia e sulla necessità di promuovere il Vangelo della vita.

Che cosa significa parlare della protezione dei bimbi quando la pornografia e la violenza possono essere guardate in così tante case attraverso i mass media ampiamente disponibili oggi? Dobbiamo con urgenza riaffermare i valori che sorreggono la società, così da offrire a giovani e adulti una solida formazione morale. Tutti hanno un ruolo da svolgere in tale compito, non solo i genitori, le guide religiose, gli insegnanti e i catechisti, ma anche l’informazione e l’industria dell’intrattenimento. Sì, ogni membro della società può contribuire a questo rinnovamento morale e trarre beneficio da esso”.

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