Un samurai di Cristo candidato alla beatificazione

Si chiama Takayama Ukon, era un Samurai, ed è un santo. Anche se il processo di canonizzazione, in fondo, non si è mai avviato. Fino a qualche tempo fa, quando la Congregazione per le Cause dei Santi si è vista arrivare dal Giappone la documentazione del processo di beatificazione e canonizzazione. Un faldone di circa 400 pagine per certificare un martirio. Perché Takayama Ukon, conosciuto con il nome cristiano di Justo, è stato un martire della fede.

Padre Anton Witwer, preside dell’Istituto di Spiritualità dell’Università Gregoriana e postulatore generale della Società del Gesù, è stato il postulatore della causa di Justo Ukon. E ha detto che la sua vita è un “esempio di grande fedeltà alla vocazione cristiana, in cui ha perseverato nonostante tutte le difficoltà”.

Justo Takayama è nato nel 1552. Tre anni prima, il missionario gesuita Francesco Saverio aveva introdotto il cristianesimo in Giappone. Uno sforzo evangelico che aveva colpito il padre di Takayama, Dario, che si fece cattolico insieme a tutta la famiglia quando Ukon aveva 12 anni.

Fu il padre gesuita Gaspare di Lella a battezzarli. E la conversione della famiglia Takayama non passò inosservata. Perché i Takayama erano daimyo, ovvero membri della classe dirigente dei signori feudali che erano secondi solo agli shogun nel Giappone Medievale. I daimyo possedevano territori, e gli era consentito di mettere insieme eserciti e ingaggiare samurai.

Proprio per questa loro posizione, i Takayama poterono supportare le attività missionarie in Giappone, e furono protettori dei cristiani giapponesi e dei missionari gesuiti. Non ci sono dati precisi, ma padre Witwer sostiene che fu loro merito la conversione al cattolicesimo di decine di migliaia di giapponesi.

Ma la persecuzione era dietro l’angolo. Fu Toyotomi Hideyoshi, cancelliere del Giappone, a cominciarla. Nel 1587 (Ukon Takayama aveva 35 anni) espulse missionari e incoraggiò i cattolici giapponesi ad abiurare dalla loro fede. Justo Takayama e suo padre fecero la scelta opposta: lasciarono proprietà e onori, e mantennero la fede.

Questo perché – racconta padre Witwer – Takayama “non voleva combattere contro altri cristiani, e per questo dovette vivere una vita povera. Quando un samurai non obbedisce al suo capo infatti perde ogni cosa che ha”.

E così, Ukon Takayama scelse la povertà per essere fedele alla sua vita cristiana. Riuscì a sopravvivere perché i suoi amici aristocratici gli offrivano protezione, e nel corso degli anni poté avere una vita dignitosa. Ma di certo il fatto che fosse cristiano, e in vista, dava  fastidio. Tanto che in molti chiesero a Ukon di abiurare la sua fede. Perché – spiega padre Witwer – “era una persona nobile e conosciuta e perché non volevano uccidere un giapponese. I persecutori trovavano più semplice uccidere cristiani stranieri, mentre era difficile uccidere cristiani giapponesi”.

Nel frattempo, la persecuzione cresceva. Nel 1597, Toyotomi ordinò l’esecuzione di 26 cattolici, sia stranieri che giapponesi. Furono crocifissi il 5 febbraio. Ma Ukon Takayama non abiurò la sua fede, e decise di vivere fino in fondo la sua vita da cristiano. Così, quando nel 1614 lo shogun Tokugawa Ieyasu bandì definitivamente il cristianesimo, Justo partì per l’esilio e guidò un gruppo di 300 cattolici verso le Filippine. Si stabilirono a Manila. Ma l’inverno rigido diede il colpo di grazia al fisico di Justo Takayama, già provato dalle persecuzioni in Giappone. E questi morì il 4 febbraio dell’anno successivo.

Dato che Ukon Takayama “è morto in esilio a causa della debolezza causata dai maltrattamenti ha sofferto nella sua patria, il processo di beatificazione è quello della beatificazione per martirio”, ha spiegato padre Witwer. Se Ukon Takayama fosse accettato come martire, potrebbe essere beatificato senza la necessità di un miracolo. Si spera che tutto possa concludersi nel 2015, 400esimo anniversario dalla morte di quello che è conosciuto come “il samurai di Cristo”. E sarebbe un evento eccezionale.

 

Anche perché il domyo sarebbe il primo individuo singolo a ricevere gli onori degli altari nella storia del cattolicesimo giapponese: dal Sol Levante vengono infatti 42 santi e 393 beati, ma sono tutti martiri del periodo Edo (1603-1867) e sono tutti festeggiati in gruppo.

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