Cei, una “rosa” al Papa per eleggere il presidente

Le nubi e la pioggia hanno accompagnato per tutta la settimana i lavori del Consiglio permanente della Cei – a parte la schiarita di martedì -, e l’esordio del nuovo segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, è stato piuttosto bagnato. A lui l’onere e l’onore di riferire dei lavori del parlamentino, che si sono focalizzati soprattutto sulla revisione dello Statuto, in particolare per quanto riguarda l’elezione dei vertici Cei. E di fatto è stata confermata l’ipotesi più “gettonata”, che salva al tempo stesso la partecipazione dei vescovi al processo elettivo e la scelta effettiva del Papa. La spinta verso una maggiore collegialità che viene da Francesco è stata armonizzata con la richiesta di tutte le Conferenze episcopali regionali di “salvaguardare” lo speciale legame della Chiesa italiana con il Papa (che ne è primate). Via libera dunque ad ampie consultazioni nell’episcopato, che portino a identificare una rosa di 10-15 candidati (ma il numero è passibile di modifiche) tra cui il Papa possa compiere la sua scelta.

Questo il principale contenuto emerso dalla tre-giorni romana – comunque solo la “prima tappa” del lavoro, ha sottolineato a più riprese monsignor Galantino. Sono tutte da definire, nel confronto tra i vescovi, le modalità tecniche e pratiche della consultazione. La parola d’ordine è massimo coinvolgimento. Poi una puntualizzazione: la Cei non è una istanza altra o superiore rispetto ai singoli vescovi, piuttosto è un “organismo diffuso” a sostegno dell’azione pastorale di tutti i vescovi. In nessun campo ha potere decisionale rispetto ai problemi che sorgono: non nel caso – portato ad esempio – di un sacerdote che abbia problemi con il suo vescovo, per il quale è competente la Congregazione per il Clero, non in casi come l’abuso sui minori da parte dei sacerdoti, per cui è competente la Congregazione per la dottrina della fede. Il ruolo della Cei, anche in questo caso è di dare supporto, perché il vescovo possa svolgere bene la sua responsabilità, mettendo a sua disposizione tutti gli uffici. “La responsabilità è del vescovo, non della Cei, non è la sua natura” ha specificato il segretario generale.

E proprio di abusi si è parlato in questi giorni. Il Consiglio permanente ha infatti messo a punto le Linee guida, recependo alcune indicazioni della Cdf. Il testo sarà prossimamente inviato alla Congregazione e poi reso pubblico. Quanto all’opportunità della denuncia alle autorità civili, monsignor Galantino si è limitato a specificare che non può essere un automatismo: “il vescovo è padre della vittima e padre di chi ha commesso il reato, non un pm che saputa la cosa va e fa denuncia. Non è chi difende il prete o la vittima ma colui che è chiamato a far emergere la verità per quel che riguarda il suo ambito, che non è quello giudiziario. Il ruolo del vescovo è molto importante e la responsabilità non si esaurisce nella denuncia”. Altro tema all’ordine del giorno quello della famiglia. Il lavoro preparatorio in vista del Sinodo di ottobre inizia a dare i suoi frutti: sono 160-170 le diocesi che hanno inviato risposte al questionario diramato dal Vaticano, e altre sono attese nei prossimi giorni. Monsignor Galantino ha sottolineato che “la famiglia fatta da padre, madre e figli è ampiamente e decisamente superiore ad altre forme di ‘parentela affettiva’” e la politica deve riconoscere questo dato di fatto, “non è che la famiglia deve chiedere scusa di esistere”.

Uno sguardo alla società. Monsignor Galantino scandisce: “è scandaloso e mortificante” quanto avvenuto nei giorni scorsi nelle aule del Parlamento. Ma – aggiunge – “non vogliamo farci prendere in quella palude. c’è anche altro, abbiamo l’obbligo di far capire che c’è altro”, che “c’è gente molto più educata e consapevole di quella, anche nello stesso parlamento”. Infine l’appuntamento con il mondo della scuola e Papa Francesco il prossimo 10 maggio. Una manifestazione “non per la scuola paritaria ma per la scuola. Non chiediamo soldi” provoca. Poi spiega: “Non andiamo a rivendicare ma a chiedere al Papa se ha qualcosa da dirci. C’è tanta attenzione attorno a lui…avrà qualcosa bello da dire su scuola? Andiamo lì per sentire se Papa ha qualcosa da dire al mondo della scuola”. Poi un appello alla scuola stessa a “recuperare il suo ruolo fondamentale che non è quello di chi dà risposte ma di chi mette in mano agli studenti strumenti critici per stare in modo consapevole nel mondo”.

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