Il primo Concistoro di Papa Francesco. Uno sguardo ai nuovi cardinali

Attenzione all’Africa e all’Asia, privilegiando la scelta di veri e propri outsider. Stupisce che manchi dalla rosa dei nuovi cardinali l’arcivescovo di Kampala, così come quello di Bangkok. Sorprende che il segretario generale del sinodo segua nella lista il Segretario di Stato, a segnalare l’impulso che il Papa vuole dare alla sinodalità. Colpisce la presenza di cardinali provenienti dal Burkina Faso e dal Nicaragua. Dal cappello, Papa Francesco ha tirato fuori molte sorprese, prediligendo l’aspetto pastorale a quello di governo. E dalla Curia ha promosso alla porpora solo quattro persone, e a tre di loro spetta di ufficio. Sono lontani ormai i tempi in cui diventare capo dicastero significava ottenere la berretta rossa. I collaboratori del Papa, nella visione di Francesco, devono stare nelle periferie. Perché è “da lì che si guarda meglio il mondo”.

La Curia

A iniziare la lista dei nuovi cardinali è Pietro Parolin. Nominato da Papa Francesco segretario di Stato, il successore del cardinal Bertone è una figura nota in Segreteria di Stato, dove ha servito per diversi anni, fino a diventare il “vice-ministro degli Esteri” vaticano. Giovane (ha solo 58 anni), originario di Schiavon, in provincia di Vicenza, ha cominciato la carriera diplomatica quasi per caso, quando qualcuno dal Collegio Teutonico, dove risiedeva a Roma, chiese alla diocesi di Vicenza di “prestare” il giovane al servizio della Santa Sede, invece di riportarlo a casa ad occuparsi del tribunale ecclesiastico. Sembra che Parolin non abbia mai saputo chi sia stato il suo “sponsor”. Erano i tempi in cui si entrava al servizio della Santa Sede per “cooptazione”, c’era una selezione precisa dei candidati (spesso a loro insaputa), se ne analizzava a fondo anche il comportamento fuori dal contesto ecclesiastico. Ma a un certo punto si comprendeva chi avesse cooptato chi. Nel caso di Parolin, si è detto che siano stati i cardinali Agostino Casaroli (allora segretario di Stato) su segnalazione dell’allora monsignor Achille Silvestrini (oggi cardinale) ad aver scelto Pietro Parolin. Il quale, con la discrezione che lo contraddistingue, fa saperne di non aver mai conosciuto i nomi dei suoi sponsor. Presta servizio in Nigeria per tre anni (dove si occupa del rapporto con i musulmani), poi in Messico, e poi una lunga trafila in Segreteria di Stato, prima di essere inviato nel 2009 come nunzio in Venezuela, a gestire i difficili rapporti con il presidente Chavez. Riservato e gentile, ha gestito in prima persona i dossier del Vietnam e della Cina. Nel primo caso, si sta procedendo avanti abbastanza spediti. Nel secondo caso, la partenza di Parolin aveva creato un vuoto nei rapporti in cui ha avuto influenza anche la difficile situazione cinese. Ora che è tornato a Roma, si occuperà soprattutto di diplomazia. Ha sempre concepito il servizio alla diplomazia come una parte della sua vocazione sacerdotale. Ma del diplomatico ha il piglio e la finezza. E dicono che andrà a vivere nel Palazzo Apostolico, appena Bertone prenderà possesso del suo nuovo appartamento in Palazzo San Carlo. Perché l’appartamento di ufficio gli garantisce una riservatezza e una autorevolezza che non avrebbe a Domus Sanctae Marthae, dove tra l’altro c’è anche il Papa. Ma questo è tutto da vedere.

Gehrard Ludwig Mueller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, è stato il grande assente del conclave del 2013 e uno degli “orfani” di Benedetto XVI, dal quale ha ereditato anche lo storico appartamento in piazza della Città Leonina e del quale cura l’opera omnia in tedesco. Ma con Papa Francesco ha stabilito subito un ottimo rapporto, non mancando di fargli notare le imprecisioni nei discorsi e ospitandolo anche a pranzo in casa sua. Ora Gehrard Ludwig Mueller riceve la berretta rossa di cardinale, e acquisisce ancora maggiore autorevolezza all’interno della Curia romana. Il suo arrivo era stato attaccato da una serie di “leaks” che ne contestavano l’ortodossia e l’amicizia con Gustavo Gutierrez, l’inventore della teologia della liberazione, di cui era stato più volte ospite in Perù. Gutierrez è stato anche da Papa Francesco, di lui è stato ripubblicato in italiano il libro che ha scritto lo stesso Mueller, e il prefetto sta seguendo la linea di Joseph Ratzinger quando era alla guida della Congregazione della Dottrina della Fede. E cioè la linea di non demonizzare la teologia della liberazione, di apprezzarne l’opzione preferenziale per i poveri, di mettere da parte invece l’ideologia marxista, che proprio Gutierrez e Boff portarono in Sud America dopo aver studiato in Europa. Ma Mueller, pensatore finissimo, conosce i rischi che si corrono quando il pensare politico si mischia al pensare spirituale, ha anche aiutato Gutierrez a depurare la sua teologia dagli eccessi marxisti, e soprattutto è un fedele guardiano dell’ortodossia cattolica. Una figura di riferimento, una colonna per Papa Francesco, che può anche permettersi di  svariare ed essere vago. Per Mueller il problema è soprattutto quello della crisi del sacerdozio. Per questo ha chiesto di presentare il volume di Benedetto XVI “Servitori della vostra gioia” sul sacerdozio in tutte le cattedrali d’Italia, magari alla presenza dei seminaristi. Il Papa ha dato la sua benedizione. Sa che senza una consapevolezza pastorale la Chiesa non può andare avanti.

La stessa consapevolezza pastorale di Beniamino Stella, nuova porpora che il Papa ha chiamato alla guida della Congregazione per il Clero. Diplomatico con una esperienza in Sudamerica, da presidente dell’Accademia Ecclesiastica Stella si era impegnato molto per una formazione spirituale dei nuovi candidati a entrare nei ranghi della diplomazia. “Ha trasformato la scuola diplomatica in u seminario”, si malignava, senza comprendere che era anche quella la linea diplomatica data da Benedetto XVI. Perché il diplomatico è prima di tutto servitore della verità, e dunque prima di tutto un sacerdote. Non era un caso che la linea era dettata dal primo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace siglato Benedetto XVI: “Nella verità, la pace”. In Sudamerica, dove aveva servito come nunzio, lo chiamavano “Beniamino corazon”. L’esperienza più importante è stata quella a Cuba, dal 1993 al 1999. Era il periodo dei viaggi di Roger Etchegaray, che ancora nel salotto conserva un presepe regalatogli da Fidel Castro. Era il periodo della preparazione dello storico viaggio di Giovanni Paolo II a Cuba. E poi, la nunziatura in Colombia, uno dei posti più importanti dell’America Latina, con cinquanta diocesi e una Chiesa viva e impegnata nel processo di pace.

Lorenzo Baldisseri, che Papa Francesco ha nominato segretario generale del sinodo, era già cardinale a metà, perché Bergoglio, eletto Papa, gli aveva imposto la sua berretta rossa, retaggio di una antica tradizione secondo la quale il segretario del Conclave veniva premiato con il cardinalato. Toscano, diplomatico che ha girato varie nunziature, è soprattutto un appassionato di musica. Voce bianca di talento, comincia a suonare il pianoforte in adolescenza, entra in conservatorio, e poi si ritrova a fare il diplomatico. Ma diplomazia e musica in fondo vanno d’accordo. Perché altrimenti si parlerebbe di “concerto delle nazioni” per parlare delle relazioni diplomatiche tra gli Stati? Perché sarebbe stata definita “giri di valzer” la diplomazia “ballerina” di alcune nazioni? E perché quando si va nella stessa direzione si dice che ci si mette d’accordo? E “accordo si chiama” il risultato più importante della carriera diplomatica di Lorenzo Baldisseri, il “concordato” (non chiamato così, perché in Brasile evoca una procedura giuridica del contesto della procedura fallimentare) che regolamenta lo status giuridico della Chiesa cattolica, e che fa da modello per tutte le altre religioni. Un lavoro certosino, quello che ha fatto Baldisseri, che nella stesura dell’accordo ha avuto a che fare con diverse sensibilità, mettendo insieme le esigenze di 11 ministeri diversi della pachidermica amministrazione del Brasile. Ora è chiamato a portare avanti una riforma del sinodo dei vescovi, che Papa Francesco sembra voler trasformare in un organo di discussione permanente, una sorta di motore di pensiero della Chiesa. La prima tappa è il sinodo straordinario del sinodo dei vescovi il prossimo ottobre. Relatore generale, il cardinale Petr Erdo, un canonista fine, segretario Bruno Forte, teologo di fama: due persone chiamate a dare un ordine a una discussione che si avvia ad essere particolarmente accesa.

Asia

Diventa cardinale anche Andrew Yeom sou-jeong, arcivescovo di Seoul, in Corea del Sud. L’attenzione per la Corea da parte della Santa Sede è vivissima. Una nazione cristiana grazie a missionari laici provenienti dalla Cina, attivissima sul fronte del rapporto tra le due Coree (c’è solo un missionario cattolico che riesce una volta l’anno a varcare il 32esimo parallelo), la Corea del Sud è una sorta di avamposto della Chiesa cattolica in Asia. Così importante che è stato Pietro Parolin in persona a prendere parte alle celebrazioni per il trentesimo anniversario dell’apertura delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Yeom è un vescovo che conosce la comunicazione, è stato presidente della Peace Broadcasting Corporation, in una tv e radio cattolica sud-coreana fondata nel 1990 e diffusissima nella nazione. Proveniente da una famiglia che ha mantenuto il suo credo religioso per generazioni nonostante le persecuzione, era quasi scontato per Yeom, appartenente alla quinta generazione di credenti, diventare sacerdote, una strada che hanno seguito i suoi due fratelli minori. Laureato nell’Università Cattolica di Corea nel 1970, Yeom ha anche un mastero in Educazione e Psicologia di consulenza. Vari i suoi incarichi, tra i quali quello di rettore del seminario maggiore e cancelliere della Curia Diocesana. Vescovo ausiliare di Seoul e titolare di Thibuica dal 2001, diventa arcivescovo di Seoul nel 2012. Quando si è insediato come arcivescovo ha detto: “Abbiamo bisogno di mantenere la dignità della vita umana in una società che prende la vita alla leggera. La diocesi combatterà per questo”.

Ma la vera sorpresa è il secondo cardinale proveniente dalle Filippine. Si tratta di Orlando Quevedo, vescovo di Cotabato Oblato di Maria Immacolata (è entrato nell’ordine a Washington) e si è laureato in Pedagogia presso l’Università San Tommaso a Manila. Sacerdote dal 1964, è vescovo dal 1998. Figura distinta dell’episcopato filippino, di lui girano le lezioni su come “pensare con la Chiesa”. Tra i problemi dell’episcopato, ha individuato il clericalismo. È un pastore con una forte formazione personale.

Sudamerica

In Sudamerica, scontata la porpora a Orani Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro. Di recente il Papa gli ha anche fatto annunciare il supporto e il sostegno del Vaticano, che invierà 3,6 milioni di euro per coprire parte dei debiti della Giornata Mondiale della Gioventù. Una Gmg che è stata un successo, con 2 milioni di giovani sulla spiaggia di Copacabana. Orani è conosciuto come “il vescovo lavoratore”, ha fatto molto nelle diocesi in cui è stato inviato, accetta gli inviti in tutte le parrocchie, va nelle favelas. A Rio ha promesso di visitare una per una tutte le parrocchie, suscitando grande entusiasmo popolare: nessuno lo aveva mai fatto Ha una specializzazione in comunicazione e presidente della commissione per la comunicazione della Conferenza Episcopale brasiliana..

È stato chiamato a succedere a Jorge Mario Bergoglio Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires. Papa Francesco ha voluto presto riempire la casella rimasta vacante di quella che chiama “la mia diocesi anteriore”. Forse anche per dare un segnale all’episcopato argentino, molto diviso dalle ondate di secolarizzazione. Il cardinal Bergoglio, il suo decisionismo, il suo non voler contrapporsi al mondo che cambia (l’Argentina è stata la case history sulla Dottrina Sociale nel Rapporto annuale dello scorso anno) non viveva una vita tranquilla tra le diocesi argentine. Ora, da cardinale, dovrà portare avanti lo “stato di missione permanente” in cui Bergoglio aveva messo la sua stessa diocesi, e anche le iniziative del Bautismo como obra missionaria, con tende per il battesimo che sorgevano all’interno della società di Buenos Aires. Bergoglio lo ha scelto perché sa che proseguirà in questa linea. Andare nelle periferie: questa la parola d’ordine di Poli a Buenos Aires.

Nella lista delle nuove berrette c’è anche Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago, in Cile. Una porpora attesa da tempo, per un uomo che in Cile è amatissimo. Ezzati, italiano di origine, salesiano, è stato anche arbitro nelle serie minori in Italia. Era il periodo in cui studiava nell’Università Salesiana, dopo essere diventato salesiano proprio in Cilen nel 1959, studiando poi filosofia all’Università Cattolica di Valparaiso. Saacerdote dal 1970, è stato superiore generale dei salesiani in Cile dal 1984 al 1991, e vicepresidente della CONFERRE, l’associazione che raggruppa tutte le comunità di religiosi e religiose in Cile. Dal 1991 al 1996 ha lavorato nella Santa Sede, nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Un incarico che lo portò a lavorare strettamente con Francisco Javier Errazuriz, di cui ha raccolto il testimone come arcivescovo di Santiago. Errazuiz è oggi uno dei più ascoltati consiglieri di Papa Francesco.

A sorpresa, c’è un cardinale proveniente dal Nicaragua. È Leopoldo José Brenes Solòrzano, arcivescovo di Managua dal 2005 e con un passato di studente presso la Pontificia Università Lateranense. Solòrzano è tra coloro che più di tutti hanno difeso Benedetto XVI sulla questione pedofilia, prendendo posizione netta in un momento in cui la Chiesa nicaraguense ancora non l’aveva presa. In questi anni, prima da vescovo di Granada e poi di Managua, si dice abbia portato la Chiesa nicaraguense su un terreno di cordiali rapporti con Roma e ne abbia favorito una transizione moderata attraverso un governo pastorale e un dialogo costante con le istituzioni.

E c’è anche un cardinale proveniente da Haiti. Chibly Langlois, una carriera tutta nell’isola devastata dallo tsunami, è arcivescovo di Les Cayes e presidente della Conferenza Episcopale di Haiti. Dopo lo tsunami, è stato in prima linea nella ricerca di aiuti, arrivati specialmente dai vicini Stati Uniti.

Europa

Capitolo Europa. Benedetto XVI nel 2012 aveva tenuto due concistori, e nel secondo aveva dato solo porpore fuori dall’Europa e ad Arcivescovi residenziali: un modo di equilibrare un primo concistoro considerato “troppo curiale”. Logico che il Papa abbia proceduto a delle scelte “di ufficio”. Vincent Gerard Nichols, arcivescovo di Westiminster, era in lista per una porpora da tempo. Ma è anche entrato tra i membri della Congregazione dei Vescovi, ed è molto preso in considerazione da Papa Francesco. Nichols è stato anche uno dei protagonisti del negoziato che portarono all’erezione dell’ordinariato anglicano nella Chiesa cattolica, e come primate della Chiesa di Inghilterra ha ordinato i primi tre sacerdoti anglicani passati alla Chiesa Cattolica. Ha difeso la Chiesa di Inghilterra dalle accuse dei media, e ha anche sostenuto la “Big Society” del premier inglese David Cameron. A questo riguardo, nicol ha detto: “Ci dà l’esperienza di stare insieme in un posto che cambia il modo di pensare. Tra i suoi primi atti pubblici c’è stata una dichiarazione sugli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Inghilterra. “Ogni volta c’è un singolo caso di abuso nella Chiesa cattolica è uno scandalo”, disse.

Gualtiero Bassetti è il primo arcivescovo di Perugia ad essere cardinale sin dal 1878, quando Vincenzo Pecci fu eletto Papa con il nome di Leone XIII. Vescovo di Perugia-Città della Pieve dal 2009, la sua nomina come cardinale era nell’aria da quando Papa Francesco lo aveva inserito tra i membri della Congregazione dei Vescovi, sostituendo, lui vicepresidente, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo Bagnasco. Da arcivescovo ha dato molta attenzione alla pastorale famigliare. Commentando la visita di Papa Francesco ad Assisi, sull’Osservatore Romano, aveva notato: “Oggi, come in passato, è fondamentale fuggire dalla mondanità, perché il Signore, come ha esortato più volte Papa Francesco, ci “vuole pastori con l’odore delle pecore” e “non pettinatori di pecore”.Inizia da questa consapevolezza l’annuncio del Vangelo in una società che sempre più tende a premiare i diritti individuali a scapito della famiglia”. La sua nomina sembra riportare al “cardinalato ad personam”, ovvero la berretta rossa data dal Papa in virtù della fiducia nel nuovo porporato, e non del posto che questi occupa.

Africa

L’Africa ottiene due nuove berrette rosse, e sono due sorprese. Viene dal Burkina Faso Philippe Nakellentuba Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou. Anche lui, un uomo delle periferie, membro della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ma con una carriera tutta africana, senza studi all’estero. Porterà visibilità e lustro ad una Chiesa in difficoltà. A giugno scorso, la conferenza episcopale del Paese ha sottolineato che “il Burkina Faso ha bisogno di giustizia, riconciliazione e pace. I protagonisti delle tensioni sociali attuali devono evitare ogni violenza e ogni azione che possano peggiore le tensioni e minare la dignità della persona umana e il bene comune, portando la nostra nazione nel caos.”

Ed è una Chiesa in sofferenza anche quella della Costa d’Avorio, che ora avrà tra i membri del collegio cardinalizio Jean Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan dal 2006. Biblista con dottorato all’università urbaniana di Roma, Kutwa guida una Chiesa in una nazione che conta il 35-40 per cento di musulmani, il 25-40 per cento di seguaci delle religioni tradizionale e un 20-30 per cento di cristiani. Un mix di religioni e culture in una nazione cuscinetto tra Ghana e Liberia, con una situazione esplosiva. La guerra civile ha diviso la nazione, i gruppi ribelli controllano il Nord e le forze del governo che mantengono il controllo del Sud. Un accordo per il cessate il fuoco si è raggiunto, ma la pace è fragile. La Chiesa porterà tutto il suo contributo, come sempre.

Nord America

Non c’è nessun nuovo cardinale dagli Stati Uniti. Ma in compenso, in Canada ha avuto la berretta rossa Geralde Cyprien Lacroix, arcivescovo del Quebec, che ha preso il posto del cardinal Marc Ouellet nel combattere la revolution tranquille che ha trasformato il Canada in un PPaese fortemente secolarizzato. La sua biografia è simile a quella di Ouellet, con tanto di esperienza in Sudamerica per l’Istituto Secolare Pio X (cui lui appartiene), dove è stato dal 1990 al 2000. Coniuga l’esperienza delle Chiese latinoamericane con la conoscenza del mondo anglosassone, e in più è dotato di un forte senso pastorale.

Cardinali non votanti

Infine, Papa Francesco ha creato tre cardinali non elettori. Loris Capovilla è il primo della lista, e non poteva essere che così, nell’anno in cui Giovanni XXIII viene canonizzato. Lui di Giovanni XXIII è stato un segretario fedele, prima nel patriarcato di Venezia e poi a Roma, quando Angelo Giuseppe Roncalli fu eletto Papa. A 98 anni, la sua memoria è ancora lucida, e l’amore per Giovanni XXIII è testimoniato dalle innumerevoli opere sul Papa che ha curato, compresi gli scritti dello stesso Roncalli. Iscritto all’albo dei giornalisti dal 1950, perito conciliare dalla morte di Giovanni XXIII fino al 1967, diventa poi vescovo, prima a Chieti e poi a Loreto.

Papa Francesco ha pensato anche a Fernando Sebastian Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona, classe 1929 e in pensione dal 2007.

E a sorpresa ci sarà un cardinale dalle Antille: è Kelvin Edward Felix, arcivescovo emerito di Castries (Santa Lucia), classe 1933, già presidente della Conferenza delle Chiese dei Caraibi, presidente della Conferenza Episcopale delle Antille, e membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia, membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e del Consiglio sinodale per l’America.

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